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L’editoriale dell’edizione cartacea del National Catholic Register del 6 giugno 2010 parla della pubblicizzazione in tv dell’aborto. Il 24 maggio scorso la rete inglese Channel 4 ha mandato in onda uno spot pubblicitario per conto di Marie Stopes International: “Se sei in ritardo col ciclo, potresti essere incinta. Se è così e non sai cosa fare, Marie Stopes International può aiutarti”.

L’editoriale del NCR ricorda che in America l’aborto è la prima causa di morte, superiore ai morti per incidenti stradali, alcol, droga, Aids, omicidi e suicidi messi insieme. Il senatore Edward Kennedy ha lottato per oltre un decennio perché il governo federale regolamentasse la pubblicità del tabacco. Nel giugno del 2009, il presidente Obama firmò il Family Prevention and Tobacco Control Act, dicendo che la legge vuole “costringere le compagnie ad essere più chiare e riconoscere pubblicamente gli effetti dannosi e mortali dei prodotti che vendono”.

Ogni morte per eccesso di fumo è una tragedia – osserva l’editoriale di NCR – ma non è la prima causa di morte  in America. L’aborto lo è e soprattutto esso è un fatto “dannoso e mortale. Negli Stati Uniti non si fa pubblicità al tabacco in televisione, e nemmeno all’aborto. Ma, dopo quanto successo a Channel 4 in Inghilterra, le cose potrebbero cambiare.

Tornando a quell’annuncio pubblicitario – si chiede l’editoriale – come può la Marie Stopes International. che è  l’equivalente inglese  deella Planned Parenthood, “aiutare” le donne in gravidanza? L’anno scorso essa ha ricevuto più di 30 milioni di sterline dal Servizio sanitario nazionale per praticare 65 mila aborti, pari ad un terzo degli aborti complessivi in Gran Bretagna. L’anno scorso Marie Stopes International ha praticato 920 mila aborti in 43 paesi,  il 56% in più che nel 2008.

Perché fare pubblicità in televisione? Secondo il amministratore delegato di Marie Stopes Dana Honing, per “spingere la gente a parlare dell’aborto in modo più franco e onesto”.  Sarebbe come se – continua l’editoriale – la Philip Morris facesse pubblicità alle Marlboro per “incoraggiare la gente a parlare del tabacco in modo più franco e onesto”. Ma c’è di più. La pubblicità è stata possibile perché Marie Stopes International è una organizzazione non profit: per le realtà profit la pubblicità dell’aborto è illegale.

Il 20 maggio – continua l’editoriale – il portavoce di vescovi cattolici inglesi ha detto che  “l’aborto non è un bene di consumo”. Permettere la pubblicità delle prestazioni abortive significa permettere la promozione dello sfruttamento e non è nell’interesse della salute fisica e psicologica della donna”.

La pubblicità dell’alcol dice “Quando bevi, bevi responsabilmente”. Si dovrebbe quindi dire: “quando abortisci, per favore fallo responsabilmente!”? anche il Papa, a questo punto, dovrebbe dire: “Quando conosci la verità, per favore proclamala responsabilmente”.

© http://www.vanthuanobservatory.org/?lang=it - 7 giugno 2010