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matrimonio-2«Perché i matrimoni ci commuovono sempre? Non ci emozioniamo quando i nostri soci realizzano un accordo commerciale e non versiamo lacrime quando diamo una stretta di mano amichevole. E sicuramente non avvertiamo una simile gioia quando sentiamo parlare di una convivenza» si legge nel documento conclusivo del Colloquio interreligioso internazionale sulla complementarietà dell’uomo e della donna che si è svolto dal 17 al 19 novembre a Roma, sponsorizzato dalla Congregazione per la dottrina della fede in collaborazione con i Pontifici Consigli per la Famiglia, per la Promozione dell’unità dei cristiani e per il Dialogo interreligioso.
Tra i relatori, Wael Farouq, presidente del Centro culturale Tawasul, del Cairo, Rabbi Lord Jonathan Sacks, ex Rabbino capo del Regno Unito e del Commonwealth, Janne Haaland Matláry, ex segretario di Stato della Norvegia, Abdelwahab Maalmi, (Facoltà di Scienze giuridiche e sociali, Università Hassan II ), Ikbal Gharbi, (Università Ezzitouna, Tunisi) e Ignacio Ibarzabal, direttore esecutivo del Grupo Sólido, un’organizzazione con sede in Argentina, che cerca di educare i giovani adulti sulla natura del vero amore. «Il matrimonio è un’altra cosa — si legge nel testo che sarà presentato nel pomeriggio del 19 novembre a conclusione dei lavori — si tratta di un uomo e una donna che entrano insieme in una nuova vita. E, tuttavia, è molto più di tutto questo: stanno per entrare nelle generazioni, e la loro unione proclama la vita: le culture dei loro popoli vivono in loro». Gli amici e i vicini sono molto più essenziali di quanto si possa immaginare per una coppia di novelli sposi, su questo concordano tutti i relatori, perché sono loro che aiuteranno il matrimonio a prosperare. E saranno i primi a trarre beneficio dal loro investimento, perché il mistero nuziale «è una coppa che trabocca». L’unione fra un uomo e una donna genera la vita che aiuta l'umanità e le diverse culture del mondo a rifiorire. Cose ovvie e belle di cui oggi non è sempre facile parlare; le famiglie sono esposte a un esercito di distrazioni, i matrimoni sono sempre più rari. L’amore si riduce a un oggetto di consumo, a un’immagine ritoccata, o a uno slogan da esportare destinato a rimanere sterile. «Perché il matrimonio — si legge nel documento — non è semplicemente il simbolo di un successo, ma la base solida da cui partire per costruire una comunità».

© Osservatore Romano - 20 novembre 2014