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Rassegna stampa etica

fine vitaMarco Doldi

La buona notizia viene dalla Camera dove ieri è stato votato con ampia maggioranza il primo articolo della nuova legge. Insieme ai due che seguono, questo articolo delinea in maniera chiara le finalità della legge che vuole garantire l’inviolabilità e l’indisponibilità della vita umana, oltre che la tutela della salute, come diritto fondamentale del cittadino e della società, garantendo anche la partecipazione del paziente all’identificazione dei percorsi medici nell’ambito di un’autentica alleanza tra medico e paziente.
L’iter della legge viene seguito con senso di responsabilità da tanti cittadini, nonché associazioni. Queste nei mesi scorsi si sono riunite per sostenere con la loro attiva partecipazione il dibattito pubblico sul fine vita. Si tratta di un gesto molto importante perché non si può tacere che in questi ultimi anni taluni organi d’informazione abbiano stonato, presentando un’informazione parziale e dando più voce al sentire di pochi che non alla sensibilità delle persone comuni. Da aggiungere che di recente sui media cattolici è stato pubblicato un documento di intellettuali a favore della legge.
I cattolici hanno sempre fatto sentire e continuano a far sentire la loro voce. Una voce non mossa da alcun interesse se non dal desiderio di difendere sempre il bene della persona, soprattutto nel momento delicato in cui termina l’esistenza umana. Una voce libera da condizionamenti di parte che trova consenso in un’ampia maggioranza trasversale alla Camera dei deputati. Questa accoglienza è vista dagli oppositori come se si trattasse di un’indebita ingerenza: si vuole forse una Chiesa che parla e nessuno che l’ascolta?
Le associazioni d’ispirazione cristiana ritengono fermamente che il testo di legge sia “una proposta ragionevole, condivisibile, realmente liberale e oggi non più rinviabile, a fronte degli avvenimenti degli ultimi anni sul fine vita e libertà di cura”. Al momento, è urgente e necessario che il Parlamento ponga per legge limiti e vincoli precisi a quei tentativi, talvolta condotti nelle sedi di giudizio, che conducono a derive eutanasiche. Purtroppo, in assenza di una legge adeguata, gravi decisioni giudiziarie hanno reso possibile interrompere a pazienti non più in grado di esprimere il proprio consenso trattamenti vitali come l’alimentazione e l’idratazione. Occorre sostenere lo sforzo del legislatore per arginare in modo efficace quella cultura di morte che finirebbe per schiacciare molti indifesi.

© www.agensir.it - 6 luglio 2011