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Rassegna stampa etica
 

Inchiesta di Studi cattolici (n. 583, settembre 2009)

a cura di Nicola Guiso



A proposito della responsabilità sociale dell'impresa



Al paragrafo 40 è detto nell'enciclica che per «le attuali dinamiche economiche internazionali [...] si sta dilatando la consapevolezza circa la necessità di una più ampia "responsabilità sociale" dell'impresa». Considerando l'esperienza positiva fatta in Germania dalla Mitbestimmung (cogestione), e la necessità di rafforzare la coesione sociale anche per rendere le imprese competitive nel sempre più duro mercato mondiale, è giunto forse il momento di valutare come dare attuazione all'art. 46 della nostra Costituzione?


 

Maurizio Sacconi

«Il tema della partecipazione è forse il punto più innovativo del dibattito oggi in essere tra le parti sociali e le parti sociali e il Governo. Credo che i tempi siano ormai maturi per estendere buone pratiche già ampiamente diffuse sul territorio. La nostra cultura di impresa è infatti impregnata della categoria della partecipazione. Pensiamo a che cosa avviene nelle piccole imprese dove la porta del titolare è sempre aperta e c'è un profondo senso di appartenenza e di fidelizzazione all'azienda da parte dei collaboratori. In questo tipo di realtà sarebbe molto semplice formalizzare quanto già avviene nella quotidianità».


Raffaele Bonanni

«Per competere, il nostro Paese deve elevare la qualità complessiva dei prodotti e dei servizi. Per questo bisogna riconoscere ai lavoratori un eguale protagonismo nelle scelte generali e particolari, in uno spirito di co-responsabilizzazione. Ci sono esperienze positive di democrazia economica non solo in Germania, ma anche in America. Noi dobbiamo guardare con rinnovato interesse a questi modelli partecipativi. Non solo puntiamo a individuare le adeguate procedure di decisione sui processi produttivi o sui servizi, ma intendiamo garantire la partecipazione dei lavoratori al capitale di rischio attraverso l'azionariato in forma collettiva. Questo è il grande traguardo a cui lavoriamo, che è poi la realizzazione concreta dell'articolo 46 della Costituzione. Con il modello partecipativo si registrerà un'efficace e solidale convergenza di interessi tra lavoratori e imprenditori nel governo dell'impresa e negli indirizzi di riforma. Ci sarà una maggiore interazione tra dipendenti e datori di lavoro. Il baricentro delle relazioni sindacali, infatti, si sposterà nelle aziende e nei territori per migliorare la qualità dei prodotti e dei servizi. Questo è uno dei punti qualificanti della riforma contrattuale che abbiamo firmato alcuni mesi fa insieme alle imprese».