Quaranta milioni di vittime nel mondo (ma è praticamente impossibile definire un numero preciso), il 72 per cento delle quali sono donne o bambine, con differenze anche significative legate all’area geografica di riferimento: i dati dell’ultimo Global report on trafficking in persons redatto dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine non lascia margini di dubbio su un fenomeno — quello della tratta di persone — in drammatico aumento. Le ultime cifre certe, raccolte in 142 stati membri dell’Onu, sono del 2016-2017 e confermano come lo sfruttamento sessuale resti la principale finalità della tratta (59 per cento, in gran parte donne), seguito dallo sfruttamento lavorativo (34 per cento, in gran parte uomini), con il primo concentrato in Europa e in America, il secondo in Africa e nel Vicino oriente. Ma non si contano gli individui destinati all’accattonaggio e ad attività criminose, oppure costretti ad adozioni illegali, matrimoni forzati o alla produzione di materiale pornografico. Il 30 per cento delle vittime complessive sono minori. La gravità del fenomeno sta anche nel numero, anch’esso in crescita, dei trafficanti condannati (restano tuttavia vaste aree di impunità in Africa e in Asia), mentre si evidenziano chiari collegamenti tra sfruttamento e zone di conflitto armato.
Ecco perché la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone — che dal 2015 si celebra l’8 febbraio, giorno della memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita (suora canossiana sudanese che, da bambina, fu rapita all’età di 8 anni e più volte venduta come schiava) — non solo ha senso di essere celebrata ma assume un’importanza, in termini di approfondimento e azione, sempre più necessaria. Dal 2015, ogni anno, religiosi, religiose e laici di tutto il mondo si impegnano ad accendere una luce contro la tratta nel proprio paese, per lasciare un segno visibile in memoria delle vittime e delle persone sopravvissute. Per restare all’Italia, sono tante le iniziative in programma: la Comunità Papa Giovanni XXIII (che in venticinque anni di attività di contrasto alla tratta ha liberato cinquemila persone operando attraverso unità di strada in dodici regioni) promuove vari incontri, in collaborazione con le diocesi dei rispettivi territori; «Talitha Kum», la rete mondiale della vita consacrata impegnata contro lo sfruttamento di esseri umani, invita fedeli e non a una massiccia partecipazione agli eventi di «Insieme contro la tratta», in partenariato, fra gli altri, con il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e il Jesuit Refugee Service. In occasione della sesta Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone si svolgerà, sabato 8 febbraio a Roma, alle 18.30 nella basilica di Sant’Antonio al Laterano, una veglia di preghiera presieduta dal cardinale Michael Czerny, sotto-segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Durante l’incontro, animato principalmente da giovani, è prevista la condivisione di due testimonianze. «Talitha Kum» invita inoltre a ritrovarsi il giorno dopo alle 10 davanti a Castel Sant’Angelo per partecipare, dopo una marcia, all’Angelus in piazza San Pietro.
© Osservatore Romano - 7 febbraio 2020