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Rassegna stampa etica
(ASCA) - Citta' del Vaticano, 13 ago - La sentenza del Tar del Lazio che esclude gli insegnanti di religione dagli scrutini nelle scuole pubbliche non nasce tanto da ''un atteggiamento laicista'' quanto da una mentalita' ''anticlericale o avversa alla Chiesa cattolica'' perche' ''in realta', tra i promotori di questa iniziativa ci sono diverse denominazioni cristiane non cattoliche e anche alcuni gruppi ebrei'', ovvero ''persone che hanno un'intenzione, comunque, di promuovere la fede, il rapporto con Dio, la spiritualita'''. Lo afferma don Filippo Morlacchi, direttore per il Vicariato di Roma, dell'Ufficio per la pastorale scolastica, in un'intervista alla Radio Vaticana sulla sentenza del Tar del Lazio. A presentare il ricorso al Tribunale amministrativo regionale sono state, tra gli altri, le Chiese e le religioni non cattoliche d'Italia, dai valdesi agli ebrei, dagli avventisti ai buddisti. Le altre religioni e confessioni cristiane, per il sacerdote, ''non vogliono che ci sia questo ruolo della Chiesa cattolica in Italia, e quindi c'e' un atteggiamento forse piu' che contro la spiritualita', contro l'insegnamento della religione cattolica, considerato come una sorta di privilegio''. ''A mio giudizio - aggiunge - non c'e' nessun privilegio: e' semplicemente una forma molto precisa, quello dell'insegnamento della religione cattolica in Italia, che si basa su alcuni principi molto chiari: viene insegnata da un docente che ha un'appartenenza cattolica esplicita e dichiarata ma non si richiede l'appartenenza confessionale degli studenti che ascoltano queste lezioni, proprio perche' ha questo taglio culturale che serve ad inserire il ragazzo nella cultura italiana, dove certamente la Chiesa cattolica e il cattolicesimo costituiscono un elemento decisivo del patrimonio culturale della vita; potrebbe tranquillamente scegliere di ascoltare le lezioni di religione cattolica anche un ebreo o un musulmano!''. ''E di fatto - conclude - questo accade, perche' si tratta di una formula particolare che da un lato lascia la grande liberta', il grande rispetto dell'interlocutore, dall'altra offre la garanzia che l'insegnamento avvenga secondo certi criteri''.

© ASCA 13 agosto 2009