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LuciferoTra le insidie del diavolo certamente la maldicenza è una delle più pericolose. Lo ha ripetuto, ancora una volta, Papa Francesco questa mattina, sabato 28 settembre, durante la messa celebrata alla Grotta di Lourdes, nei Giardini Vaticani, in occasione della festa di san Michele, patrono della Gendarmeria. Un'insidia dalla quale è necessario difendere il Vaticano, perché la maldicenza è la lingua del diavolo e in Vaticano è "una lingua vietata".
Essa "divide affinché i fratelli divengano nemici". E' la lingua delle "chiacchiere". Papa Francesco è dunque tornato a parlare di un argomento che gli sta molto a cuore. Ha preso spunto dalla preghiera iniziale con cui l'Arcangelo è stato invocato "contro le insidie del demonio", per sottolineare che si tratta di una richiesta di aiuto affinché difenda "da tutto quello che il diavolo semina di notte, perché lui ama il buio, scappa dalla luce". Una protezione da quella che il Santo Padre ha definito la "fauna del buio", ovvero da coloro "che approfittano delle tenebre per ingannare e insidiare".
  Un pericolo che riguarda anche chi è chiamato a "difendere la sicurezza di questo Stato": non solo "dai ladri e dai delinquenti" o da eventuali nemici esterni, anche perché, ha assicurato con una battuta, "Napoleone non tornerà più, né è facile che venga un esercito a prendersi la città"; ma si tratta di difenderla da altri nemici, altrettanto temibili, perché oggi "la guerra, almeno qui, si fa altrimenti. E' - ha detto - la guerra del buio contro la luce, della notte contro il giorno"; infatti "i figli della notte seminano la zizzania e il loro padrone, il diavolo, lavora con le insidie di questa zizzania", ha aggiunto richiamando la nota parabola evangelica proclamata durante la liturgia della Parola (Matteo 13, 24-30.37b-43a).
Papa Bergoglio ne è convinto: "Non è una favola, è tanto vero come lo è il fatto che voi siete lì e che io sono qui; è la verità della lotta quotidiana, di ogni giorno, la lotta della Chiesa; la lotta della madre Chiesa", ben descritta nell'Apocalisse con l'immagine del dragone che vuole distruggere la donna con il figlio.
Poi ha ringraziato i gendarmi per il loro impegno nel "difenderci in questa guerra fra la notte e il giorno, fra il buio e la luce". Ma è necessario un ulteriore sforzo: "Difendere non solo le porte e le finestre qui del Vaticano, ma difendere dalle insidie del diavolo, come san Michele il vostro patrono. Imitate lui". Tra le altre tentazioni che al diavolo piacciono tanto il Papa ha inserito quella contro l'unità. Anche "di quelli che vivono e lavorano in Vaticano". Perché, "il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale"; una guerra che "non si fa con le armi che noi conosciamo", ma "si fa con la lingua". E se "le armi di questa guerra sono le chiacchiere", il Pontefice ha chiesto di difendersi reciprocamente dalle maldicenze, bandendole dal territorio del piccolo Stato.
"Chiediamo a san Michele di aiutarci in questa guerra: mai parlar male l'uno dell'altro; mai aprire le orecchie alle chiacchiere". Anzi, Papa Francesco ha invitato a fermare chiunque si dedichi al chiacchiericcio, intimando: "Qui non si può; lì c'è porta di Sant'Anna, va' fuori e chiacchiera là". Quindi la conclusione è che "il buon seme", il "parlare bene l'uno dell'altro" sono bene accetti, mentre il contrario, cioè la zizzania, non lo è.
Guidati dal comandante Domenico Giani alla messa hanno partecipato ufficiali e agenti in alta uniforme, vigili del fuoco, la banda musicale e gendarmi in pensione. Hanno concelebrato il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, con il neo-segretario generale, padre Fernando Vérgez Alzaga, alla presenza del prefetto della Casa Pontificia, arcivescovo Georg Gänswein. Tra i sacerdoti concelebranti, l'assistente spirituale del Corpo della Gendarmeria, l'agostiniano padre Gioele Schiavella, che al termine del rito ha rivolto un breve saluto al Pontefice, e l'aiuto assistente spirituale, il salesiano don Sergio Pellini, direttore generale della "Tipografia Vaticana Editrice L'Osservatore Romano". Infine, dopo la benedizione del Papa, è stata pronunciata la preghiera del Gendarme.

(©L'Osservatore Romano 29 settembre 2013)