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Rassegna stampa etica
card-parolinPubblichiamo la trascrizione integrale dell’intervista al segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, realizzata dal Centro televisivo vaticano in occasione del viaggio del Pontefice a Strasburgo in programma martedì 25, per visitare il Parlamento europeo e il Consiglio d’Europa.

di ALESSANDRO DI BUSSOLO

Papa Francesco visita il Parlamento europeo 26 anni dopo Giovanni Paolo II , che aveva indicato come campi di missione per l’Europa unita la custodia del creato, la solidarietà verso migranti e rifugiati e la ricostituzione di una vi- sione integrale dell’uomo. Sono temi an- cora attuali? Direi che sono temi di grandissima attualità; forse potremmo aggiungere di drammatica attualità. E ancora di più parlerei di emergenze, di autenti- che emergenze. Come ha sottolineato del resto più volte lo stesso Papa Francesco, questi temi della custodia del creato — declinato più laicamen- te, della difesa dell’ambiente — e del- la solidarietà nei confronti della gen- te che cerca nuove opportunità fuori dal proprio Paese, ricorrono spesso nei suoi discorsi. Soprattutto questo della solidarietà, che non è soltanto uno dei valori dell’Europa unita, ma che è l’obiettivo stesso dell’esistenza dell’Europa, e certamente una delle sue dimensioni fondamentali. E la giusta prospettiva anche per affronta- re e per trattare questi temi è quella di una visione integrale dell’uomo, che è il terzo aspetto della visione e della proposta di Giovanni Paolo II . Un uomo considerato in tutte le sue dimensioni, quindi compresa anche la dimensione spirituale e la dimen- sione trascendente, che è attrezzato proprio per questa integralità di ap- proccio a dare una risposta adeguata e costruttiva alle sfide che si trova ad a f f ro n t a re . I sondaggi dicono che oggi solo il tren- ta per cento degli europei ha una visio- ne positiva dell’Unione, anche per effet- to della crisi economica. L’idea di unità europea ha perso il suo smalto. Come può l’Europa riscoprire il senso della propria identità? L’Europa molte volte è percepita dalla gente come una realtà molto lontana, una realtà molto distante, una realtà burocratica che non si in- teressa degli effettivi problemi che vive ogni giorno la gente. E d’altra parte si articola questa crisi anche nella perdita di speranza, una perdi- ta di fiducia che l’Europa possa dare risposta ai tanti problemi che il con- tinente si trova a vivere. Sappiamo per esempio che a differenza di qualche decina di anni fa è caduto proprio anche questo ottimismo ver- so il futuro e verso la capacità di da- re risposte. Probabilmente non è più un dato comunemente accettato quello che è stato all’origine dell’Eu- ropa, i valori che sono stati all’origi- ne dell’Europa. Non è più un pre- supposto comune che permetta ap- punto di affrontare insieme anche i problemi, le difficoltà e le sfide. Per questo io credo che è molto impor- tante svolgere un’opera di formazio- ne e di educazione soprattutto nei confronti dei giovani, per cercare di mostrare concretamente la validità del progetto europeo. Perché il pro- getto europeo, se vissuto secondo lo spirito e i valori dei padri fondatori, che gli hanno dato vita, può essere ancora in grado, oggi, di rispondere alle sfide dell’Europa attuale e di da- re risposte concrete alla gente. Cre- do che questa sia una dimensione fondamentale, accanto anche a que- sta spiritualità che io identificherei con questa visione integrale dell’uo- mo non ridotto a una sola dimensio- ne ma preso nell’interezza dei suoi aspetti e delle sue dimensioni. «L’Europa è stanca. Dobbiamo aiutar- la a ringiovanire» ha detto Papa Francesco il 15 giugno alla comunità di Sant’Egidio, ricordano poi che ci sono 75 milioni di giovani europei che non lavorano e non studiano. Coniugare la sicurezza e la solidarietà può essere la strada giusta? Credo di sì. Questa è la strada che si deve percorrere. Oggi pur- troppo il grande problema dell’E u ro - pa è la disoccupazione, la mancanza di lavoro da parte soprattutto di tan- ti giovani. Per cui aumenta l’esclu- sione sociale. Invece una solidarietà e un’attenzione particolare a questa categoria di persone, come a tante altre categorie di persone — p ensia- mo ai migranti, pensiamo alle madri che si trovano sole a dover educare i figli, pensiamo agli anziani, pensia- mo ai disabili — potrà essere un cammino sicuro per ridare vigore al progetto dell’Europa. Perché l’E u ro - pa è nata proprio per assicurare la pace e per assicurare un’attenzione particolare nei confronti delle cate- gorie più svantaggiate. Le dodici stelle della bandiera europea richiamano quelle della corona della Vergine Maria. Queste sono le radici dell’Europa, purtroppo messe tanto in discussione. Crede che si stia davvero pensando di rivalutarle? Ritengo di sì. Se guardiamo il trattato di Lisbona, lì nel primo arti- colo, mi pare, sono richiamati una serie di valori che sono fondamental- mente valori cristiani, che hanno le loro radici nella storia e nell’app orto che il nostro cristianesimo ha dato al continente, a partire dalla dignità della persona umana, il tema della libertà, il tema della democrazia, il tema dell’uguaglianza, il tema dello stato di diritto, il tema del rispetto dei diritti umani. Ecco, sono tutti valori che nascono dall’humus del cristianesimo e quindi se si cerca di viverli e di realizzarli io credo che si sta dando vigore alle stesse radici cristiane dell’Europa. Senza dimenti- care il contributo specifico che i cri- stiani devono dare anche alla costru- zione europea. Noi cristiani, e noi cattolici in particolare, dobbiamo es- sere convinti della bontà e della vali- dità di questo progetto, e portare il nostro contributo in due sensi. Da una parte dare un cuore all’E u ro p a , dare un’anima all’Europa. Quello di cui ci si lamenta spesso è proprio questa mancanza di anima. Questo è un contributo specifico che possia- mo dare noi. E dall’altra parte mi ri- chiamerei a un concetto molto caro a Papa Benedetto che è quello di al- largare gli spazi della ragione — tra fede e ragione non c’è opposizione — come spazi di incontro e collabo- razione con tutti, per la costruzione di quest’Europa che tutti desideria- mo e che tutti sogniamo. Il Papa visiterà due istituzioni diverse: una prettamente politica, come il Par- lamento europeo, e un’o rg a n i z z a z i o n e intergovernativa che riunisce rappresen- tanti di 47 Stati come il Consiglio d’Europa. Anche i due discorsi avranno accenti diversi... Sono organismi che hanno diffe- renti aspetti, hanno differenti dimen- sioni. Il Papa certamente terrà conto delle caratteristiche di ognuno di questi due organismi, ma nello stes- so tempo anche sottolineerà quello che è comune e lo sforzo che en- trambi devono mettere soprattutto per quanto riguarda la pace e la di- fesa dei diritti umani nella costruzio- ne dell’E u ro p a .

© Osservatore Romano - 22 novembre 2014