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bambino-elemosinaROMA, 14. Non c’è solo l’indice della disoccupazione o il dato sulla chiusura delle imprese. A fotografare in modo impressionante le conseguenze sulla popolazione della crisi economica ci sono anche i numeri che riguardano la sanità. Aumenta infatti in Italia anche la “povertà sanitaria”, cioè quella quota di cittadini che denuncia serie difficoltà nell’acquisto di medicinali, anche quelli con prescrizione medica. E che, sempre più spesso, vi rinuncia. Negli ultimi sette anni tale percentuale è cresciuta a livelli vertiginosi, arrivando a toccare il 97 per cento. E, dunque, se prima la crisi colpiva le famiglie costringendole a fare a meno di alimenti, di vestiario e di generi di consumo, oggi è in difficoltà anche la capacità di procurarsi le medicine. È quanto emerge dal dossier realizzato dalla Fondazione Banco Farmaceutico in collaborazione con Caritas italiana. Il rapporto, le cui linee essenziali erano già state anticipate lo scorso agosto in occasione del Meeting di Rimini, è stato presentato questa mattina, alla presenza del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dal direttore della Caritas italiana, don Francesco Soddu, e dai presidenti della Fondazione Banco Farmaceutico, Paolo Gradnik, e di quello delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, Gianni Bottalico. I dati emersi dal dossier — come è spiegato in comunicato — sono il frutto del lavoro svolto da sette anni, dal 2006 al 2013, dalla Fondazione Banco Farmaceutico che su tutto il territorio nazionale raccoglie — grazie alla Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco e alle donazioni aziendali — e distribuisce medicinali agli enti convenzionati che ne fanno richiesta. Tra questi le Caritas diocesane, il centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio solo per citarne alcuni, tutte realtà che intercettano il disagio sociale in “d i re t -ta”. Le categorie che fanno richiesta di medicinali sono ampie: dalle famiglie numerose agli anziani con pensione minima, fino agli immigrati, anche irregolari. I risultati sono stati poi incrociati con i dati della Caritas italiana provenienti da un campione di 336 centri di ascolto attivi in 45 diocesi. In termini percentuali l’aumento delle richieste di farmaci è stato pari al 57,1 per cento in tre anni, anche se in termini assoluti non è tra le richieste prioritarie. Molto probabilmente, tale forma di richiesta è assorbita da altre voci del sistema di classificazione. In effetti tre sole voci — richiesta generica di beni primari, richiesta generica di sussidi economici e assistenza sanitaria — coprono il 70,4 per cento delle richieste complessive. Per Paolo Gradnik, «assistiamo a un crescente bisogno di farmaci da parte delle più importanti strutture di assistenza caritative. In alcuni casi si tratta di vera emergenza, a causa dell’aumento della crisi economica che colpisce soprattutto le famiglie. È quanto mai urgente che la commissione Sanità del Senato approvi in via definitiva la proposta di legge che consentirebbe la donazione di farmaci da parte delle aziende farmaceutiche. È ora che la politica dia segnali concreti sul fronte della povertà sanitaria». Preoccupazione condivisa anche da don Soddu, per il quale si tratta di «dati drammatici, ma purtroppo in linea con quelli della povertà nel suo complesso. Per invertire la rotta serve un lavoro comune fatto di alleanze e appare sempre più necessario uno sforzo congiunto, che sappia incrementare la capacità di intercettare le varie situazioni di povertà del territorio». Con riferimento alla divisione geografica, nelle regioni settentrionali la povertà sanitaria è cresciuta del 71,91 per cento, passando da una richiesta dagli enti assistenziali di 255.783 confezioni di medicinali alle attuali 439.719. Contemporaneamente, si è registrato un incremento dei farmaci donati: dalle 192.490 confezioni del 2006 alle 255.338 del 2013. Nel centro Italia, la richiesta di farmaci è passata dalle 32.718 confezioni del 2006 alle 188.560 del 2013. Al sud si è passati da 91.890 a 122.600 confezioni richieste dagli enti.

© Osservatore Romano - 15 gennaio 2014