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autismo-preghieraSabato 22 novembre «il Papa incontrerà per la prima volta in forma ufficiale il delicato e complesso mondo dell’autismo». Accanto a Francesco ci saranno tante persone che vivono questa esperienza, insieme ai loro familiari, alle associazioni che cercano di garantire cure e diritti e anche protagonisti della comunità scientifica internazionale impegnati in prima linea nella ricerca.
Questo atteso incontro, previsto per mezzogiorno nell’aula Paolo VI , sarà il momento culminante della ventinovesima conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari sul tema «La persona con disturbi dello spettro autistico: animare la speranza». I lavori inizieranno la mattina di giovedì 20, nell’aula del Sinodo. Presentando l’iniziativa — martedì 18, nella Sala stampa della Santa Sede — l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del dicastero, ha subito riaffermato l’impegno prioritario della Chiesa accanto a tutte le persone che soffrono. E l’autismo con tutte le sue gravi implicazioni, «tra ignoranza e diffuso rifiuto sociale», interpella più che mai. Per questo la conferenza affronterà la questione con un progetto di lavoro dal ritmo serrato, per dare la parola a «esperti, scienziati, ricercatori e specialisti di tutto il mondo, invitati — ha detto l’arcivescovo — per un confronto interdisciplinare e per studiare i disturbi dello spettro autistico dal punto di vista medico, psicologico, familiare, sociale, pastorale e religioso». E così, ha specificato monsignor Zymowski, «la conferenza si articolerà secondo alcune direttrici principali: l’epidemiologia e la politica sanitaria, nazionale e internazionale; la ricerca, la prevenzione e gli apporti terapeutici; la diagnosi precoce e l’identificazione dei disturbi; i trattamenti farmacologici e comportamentali; gli aspetti socioculturali, educativi, e gli approcci teologici e pastorali». Promuovendo l’iniziativa, ha spiegato ancora l’arcivescovo presidente, «si intende manifestare la sollecitudine della Chiesa sia alla comunità scientifica sia alle famiglie, al mondo della scuola e alle associazioni che si prendono cura delle persone affette da questa diffusa sindrome». Riguardo, poi, all’udienza del Papa, ha spiegato che la giornata di sabato 22 novembre si aprirà, alle ore 10, con un incontro di preghiera e di testimonianza nell’aula Paolo VI . «Proprio per il notevole apporto offerto dalla musica per questa specifica patologia — ha precisato monsignor Zymowski — si è ritenuto opportuno che l’incontro con il Papa assuma anche i contorni di una festa, rendendo così più agevole il coinvolgimento e la partecipazione delle persone presenti, quale segno anche dell’attenzione, della vicinanza e della solidarietà della comunità ecclesiale». Inoltre, ha aggiunto, «una testimonianza preziosa sarà offerta anche dall’esposizione delle opere di Leland Lee, un pittore autistico di Taiwan, che è riuscito ad affermarsi in ambito internazionale». Nella conferenza stampa, per illustrare nei dettagli motivazioni e svolgimento della conferenza internazionale, hanno preso la parola anche monsignor Jean-Marie Mate Musivi Mupendawatu e il camilliano Augusto Chendi, rispettivamente segretario e sotto-segretario del dicastero; Maria Luisa Scattoni, dell’Istituto superiore di sanità italiano, coordinatrice del progetto per il riconoscimento precoce dell’autismo; e Stefano Vicari, responsabile dell’unità operativa di neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Prima dell’inizio dei lavori, giovedì 20 novembre alle ore 7.30, il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia, celebrerà la messa nella basilica Vaticana. Quindi sarà l’arcivescovo Zymowski a tenere il discorso di apertura, presentando proprio «la sollecitudine di Papa Francesco per i malati e i sofferenti». Con il suo intervento prenderà il via la lunga esposizione di contributi pratici, scientifici ma anche pastorali maturati sul campo in diverse parti del mondo. Nella tre giorni di lavoro, non mancheranno tavole rotonde e discussioni aperte proprio per favorire al meglio lo scambio di informazioni. Con un unico obiettivo: stare dalla parte della persona che soffre, e di quanti ne condividono la quotidianità, «per generare speranza» e trovare vie d’uscita in una realtà complessa come l’autismo. Ma anche, ha affermato padre Chendi, per «contribuire a rompere l’isolamento e, in molti casi, anche lo stigma che gravano sulle persone affette da autismo e sulle loro famiglie». Questa conferenza, è infine il pensiero di monsignor Mupendawatu, si presenta in definitiva come «occasione per riflettere insieme, condividere conoscenze e rafforzare politiche e piani di azione che puntino su azioni di prevenzione e assistenza», coinvolgendo tutte le parti in causa. Senza mai dimenticare che al centro c’è sempre e comunque la persona, in tutta la sua dignità che non viene intaccata dalla malattia.

© Osservatore Romano - 19 novembre 2014