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Rassegna stampa etica
mamma e papaFRIBURGO, 16. Una società non diventa migliore quando autorizza a selezionare quelli che essa considera i “buoni” e a eliminare gli altri. Una società è autenticamente umana quando, lottando contro la sofferenza e la malattia, si mostra capace di accogliere ogni persona nella sua dignità e di far posto ai più piccoli e ai più vulnerabili fra i bambini.
È quanto afferma la Commissione di bioetica della Conferenza episcopale svizzera in un comunicato a firma del suo presidente, Thierry Collaud. «Chi può scegliere, selezionare ed eliminare embrioni in un laboratorio medico?», si chiede, spiegando che è con inquietudine che l’o rg a n i s m o ecclesiale reagisce alla decisione della Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio degli Stati (uno dei due rami dell’Assemblea federale) di intervenire in materia di autorizzazione della diagnosi preimpianto. Non solo — viene sottolineato — tale commissione ha approvato la linea proposta dal Consiglio federale ma «vorrebbe anche rifiutare i limiti da esso previsti. Simile approccio utilitaristico apre la certezza di un pendio scivoloso: se si è per un ammorbidimento dei limiti, inesorabilmente seguiranno altri allargamenti. La porta è spalancata all’entrata in un’era di pratiche eugenetiche: difatti la diagnostica preimpianto riguarda l’eugenismo, come il Consiglio federale riconosce esplicitamente nel suo messaggio». Ma «noi pensiamo che, contrariamente a ciò che si vuol far credere, non siamo nel registro del progresso ma in quello della distruzione del “vivere insieme”». Forte dei principi umanista ed evangelico, la Chiesa cattolica «rifiuterà sempre di considerare la cernita, la selezione e l’eliminazione di esseri umani come un progresso».

© Osservatore Romano - 16 - 17 settembre 2013