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Rassegna stampa etica
votazioniMirko De Carli
Sono ore calde per i ballottaggi. Tutte le forze politiche corrono ai ripari per cercare di raccattare qualche consenso in più alla fucina del primo turno. Promesse, slogan improvvisati e photo opportunity sono all’ordine del giorno. Ma una domanda mi solletica profondamente: ci crederanno veramente alle promesse da fine campagna elettorale o sono le solite ‘parole al vento’?

Voi direte: ma Mirko sei così ingenuo da porti una domanda del genere? Allora vi suggerisco di fermarvi e di guardare indietro all’11 maggio, giorno in cui al Palazzetto delle Carte Geografiche abbiamo dato vita al Popolo della Famiglia: lo abbiamo fatto partendo dal presupposto che in Italia non c’era più nessuno che rappresentasse integralmente e coerentemente i valori e gli ideali espressi dalla piazza del Family Day, riconducibili essenzialmente alla Dottrina Sociale della Chiesa cattolica.

Abbiamo scelto consapevolmente la strada più impervia e più tortuosa per rompere lo schema, sulla via del tramonto, della politica italiana destra vs sinistra, cercando di rileggere la scacchiera partitica alla luce di nuove chiavi di lettura: popolo vs caste e principi non negoziabili vs radicalismo di massa. Non a casa nelle grandi città dove ci siamo candidati al governo dei comuni ci siamo posti come alternativa a candidature che non offrivano alcuna garanzia su questi due punti. Da Milano, a Bologna, a Roma e a Napoli abbiamo visto fior fior di personaggi che facevano a gara a chi era più piacione col popolo del Family Day senza però rinnegare la loro autonomia di pensiero sulle questioni etiche. Celebri le frasi di Marchini, e della Borgonzoni (fresche di settimana): la legge sulle unioni civili non mi piace ma se è legge la rispetto.

Per questo migliaia di italiani hanno dato fiducia al Popolo della Famiglia e hanno premiato il nostro impegno facendoci raggiungere in 87 giorni di campagna elettorale l’1,07 % nazionale. Ci hanno consentito in poco più di due mesi di superare Area Popolare, soggetto politico di governo che esprime ministri, viceministri e gruppi parlamentari.

Ora siamo nella fase più bella ma più dura: dove si va al ballottaggio, grazie al buon risultato raccolto in tante città, siamo chiamati a giocare un ruolo da protagonisti e non da spettatori. Come? L’entusiasmo dell’assemblea nazionale di sabato all’hotel Nazionale conferma una linea che è chiara e coerente con le radici su cui poggia il movimento: richiesta di obiezione di coscienza sulle unioni civili ai candidati sindaci presenti al ballottaggio che chiedono appoggio al PDF, altrimenti scheda nulla.

Questa scelta, non semplice, consente a noi di non arretrare nel nostro impegno come movimento dei principi non negoziabili e agli eventuali candidati sindaco interessati al PDF di esprimersi pubblicamente con un impegno chiaro e preciso senza il classico mercanteggiare di poltrone.

Penso ad esempio a Bologna: sarebbe bastato pochissimo per ottenere un assessorato con 2087 voti da esibire nel circo mediatico della politica. Ma noi siamo quelli che pagano prezzi, non quello che incassano.

E, come al solito, emergono nel dibattito i paladini del male minore: coloro che prima fanno gli integralisti e poi, davanti alla possibilità di abbattere il nemico, si alleerebbero con chiunque. Faccio solo un piccolo esempio: anche i Romani cercarono di ‘civilizzare’ i barbari inserendoli ad esempio nell’esercito ma alla fine la guerra è guerra e sono stati sconfitti. Dico questo perché non possiamo tutto a un tratto diventare leghisti perché il Pd è il nemico (e lo è innegabilmente) disposti però a svendere ciò che abbiamo di più caro più di avere un gagliardetto.

Se la Borgonzoni celebrerà le unioni civili come Merola cosa cambierà per Bologna? Nulla. La vera domanda quindi è questa: perché la Borgonzoni non si mette al tavolo per sottoscrivere l’obiezione di coscienza alle unioni civili proposte dal PDF? Lo chiedo a lei ed alla sua coalizione. Molti vicino a lei appoggiano e condividono la nostra linea, perché allora lei non alza la cornetta?

Se rimarrà sulle posizioni espresse ieri (la legge non ci piace, ma se è legge la applicherò) cosa significherà per i tanti bolognesi che hanno votato PDF ‘votare il male minore’: vorrà dire essere alla stregua di quei sedicenti cattolici che, attraverso il loro tradimento, hanno barattato la poltrona con l’ideale.

La strategia del ‘male minore’ va bene per Alfano e soci non per il PDF: noi siamo per la teoria del ‘bene comune’. A costo di pagare prezzi, ricevere insulti e sputi e cancellazioni di profili Facebook: perché solo se in Italia avremo un movimento in parlamento indefesso sui principi non negoziabili saremo pronti per cominciare a cambiare le leggi dello stato e non difenderci solamente con l’obiezione di coscienza.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 16 giugno 2016

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