Giacomo Galeazzi (Benin)Dalla parte degli ultimi in quella che fu la costa degli schiavi ed oggi è la terra più devastata dalla fame e dall'Aids. Allo Stadio dell'amicizia di Cotonou, Benedetto XVI ribadisce alla Chiesa l'opzione referenziale per i poveri. E lancia un monito al mondo intero: non si può più ignorare "il grido del povero,del debole,dell’emarginato". Tutto intorno è una multicolore festa della fede, con migliaia di bambini, donne in abiti tradizionali e suore nelle diverse "uniformi" delle congregazioni religiose.
"Gesù, giudice ultimo delle nostre vite, ha voluto prendere il volto di quanti hanno fame e sete, degli stranieri, di quanti sono nudi, malati o prigionieri, insomma di tutte le persone che soffrono o sono messe da parte; il comportamento che noi abbiamo nei loro confronti sarà dunque considerato come il comportamento che abbiamo nei confronti di Gesù stesso- afferma dal palco allestito nell'impianto sportivo-.Non vediamo in questo una semplice formula letteraria, una semplice immagine. Per Cristo regnare è servire".
Perciò Gesù ci chiede "di seguirlo su questa via,di servire,di essere attenti al grido del povero,del debole,dell’emarginato". E nel continente nero attraversato da violentissime persecuzioni anticristiane, Joseph Ratzinger evidenzia come il battezzato sappia che "la sua decisione di seguire Cristo può condurlo a grandi sacrifici, talvolta persino a quello della vita", ma "Cristo ha vinto la morte e ci trascina dietro di sé nella sua risurrezione". Gesù "ci introduce in un mondo nuovo,un mondo di libertà e di felicità". Ancora oggi, sottolinea il Pontefice, "tanti legami con il mondo vecchio,tante paure ci tengono prigionieri e ci impediscono di vivere liberi e lieti".
Dunque, esorta il Pontefice, "lasciamo che Cristo ci liberi da questo mondo vecchio". Solo Cristo, infatti, "è vincitore di tutte le nostre paure,di ogni nostra miseria", quindi "ci fa entrare in un mondo nuovo, un mondo in cui la giustizia e la verità non sono una parodia,un mondo di libertà interiore e di pace con noi stessi, con gli altri e con Dio". Ancora oggi come 2000 anni fa, "siamo abituati a vedere i segni della regalità nel successo, nella potenza, nel denaro o nel potere". E così "facciamo fatica ad accettare un simile re, un re che si fa servo dei più piccoli, dei più umili, un re il cui trono è una croce". Oggi il Papa si congeda dal Benin, quarto paese più povero del pianeta scelto per consegnare ai cristiani africani il messaggio finale del sinodo dei vescovi per l'Africa. Alle 9, nello stadio "Le l'amitié" di Cotonou
Benedetto XVI cha celebrato messa assieme ai vescovi di tutte le conferenze episcopali africane e pellegrini da Togo, Nigeria, Niger, Costa d'Avorio e Burkina Faso. Durante il rito il Papa ha consegnato l'esortazione apostolica ai vescovi perché la trasmettano alle loro diocesi. Dopo l'Angelus Benedetto XVI pranzerà in nunziatura con i vescovi del sinodo per l'Africa e il seguito papale e alle 16, nell'aeroporto intitolato al suo amico cardinale Bernardin Gantin, si congeda dal Paese, con un discorso e l'incontro con il presidente della Repubblica Thomas Boni Yayi. L'arrivo all'aeroporto romano di Ciampino è previsto intorno alle 22.
Nello stadio gremito di fedeli Benedetto XVI ha ricordato "le persone che soffrono,i malati, quanti sono colpiti dall’AIDS o da altre malattie e tutti i dimenticati della società". E ha lanciato loro un accorato appello:"Abbiate coraggio!Il Papa vi è vicino con la preghiera e con il ricordo.Abbiate coraggio!" E il Pontefice ha precisato che "Gesù ha voluto identificarsi con i piccoli, con i malati". Ha voluto "condividere la vostra sofferenza e riconoscere in voi dei fratelli e delle sorelle, per liberarli da ogni male, da ogni sofferenza". Quindi "ogni malato, ogni povero merita il nostro rispetto e il nostro amore", perché "attraverso di lui Dio ci indica la via verso il cielo".
© http://vaticaninsider.lastampa.it - 20 novembre 2011
"Gesù, giudice ultimo delle nostre vite, ha voluto prendere il volto di quanti hanno fame e sete, degli stranieri, di quanti sono nudi, malati o prigionieri, insomma di tutte le persone che soffrono o sono messe da parte; il comportamento che noi abbiamo nei loro confronti sarà dunque considerato come il comportamento che abbiamo nei confronti di Gesù stesso- afferma dal palco allestito nell'impianto sportivo-.Non vediamo in questo una semplice formula letteraria, una semplice immagine. Per Cristo regnare è servire".
Perciò Gesù ci chiede "di seguirlo su questa via,di servire,di essere attenti al grido del povero,del debole,dell’emarginato". E nel continente nero attraversato da violentissime persecuzioni anticristiane, Joseph Ratzinger evidenzia come il battezzato sappia che "la sua decisione di seguire Cristo può condurlo a grandi sacrifici, talvolta persino a quello della vita", ma "Cristo ha vinto la morte e ci trascina dietro di sé nella sua risurrezione". Gesù "ci introduce in un mondo nuovo,un mondo di libertà e di felicità". Ancora oggi, sottolinea il Pontefice, "tanti legami con il mondo vecchio,tante paure ci tengono prigionieri e ci impediscono di vivere liberi e lieti".
Dunque, esorta il Pontefice, "lasciamo che Cristo ci liberi da questo mondo vecchio". Solo Cristo, infatti, "è vincitore di tutte le nostre paure,di ogni nostra miseria", quindi "ci fa entrare in un mondo nuovo, un mondo in cui la giustizia e la verità non sono una parodia,un mondo di libertà interiore e di pace con noi stessi, con gli altri e con Dio". Ancora oggi come 2000 anni fa, "siamo abituati a vedere i segni della regalità nel successo, nella potenza, nel denaro o nel potere". E così "facciamo fatica ad accettare un simile re, un re che si fa servo dei più piccoli, dei più umili, un re il cui trono è una croce". Oggi il Papa si congeda dal Benin, quarto paese più povero del pianeta scelto per consegnare ai cristiani africani il messaggio finale del sinodo dei vescovi per l'Africa. Alle 9, nello stadio "Le l'amitié" di Cotonou
Benedetto XVI cha celebrato messa assieme ai vescovi di tutte le conferenze episcopali africane e pellegrini da Togo, Nigeria, Niger, Costa d'Avorio e Burkina Faso. Durante il rito il Papa ha consegnato l'esortazione apostolica ai vescovi perché la trasmettano alle loro diocesi. Dopo l'Angelus Benedetto XVI pranzerà in nunziatura con i vescovi del sinodo per l'Africa e il seguito papale e alle 16, nell'aeroporto intitolato al suo amico cardinale Bernardin Gantin, si congeda dal Paese, con un discorso e l'incontro con il presidente della Repubblica Thomas Boni Yayi. L'arrivo all'aeroporto romano di Ciampino è previsto intorno alle 22.
Nello stadio gremito di fedeli Benedetto XVI ha ricordato "le persone che soffrono,i malati, quanti sono colpiti dall’AIDS o da altre malattie e tutti i dimenticati della società". E ha lanciato loro un accorato appello:"Abbiate coraggio!Il Papa vi è vicino con la preghiera e con il ricordo.Abbiate coraggio!" E il Pontefice ha precisato che "Gesù ha voluto identificarsi con i piccoli, con i malati". Ha voluto "condividere la vostra sofferenza e riconoscere in voi dei fratelli e delle sorelle, per liberarli da ogni male, da ogni sofferenza". Quindi "ogni malato, ogni povero merita il nostro rispetto e il nostro amore", perché "attraverso di lui Dio ci indica la via verso il cielo".
© http://vaticaninsider.lastampa.it - 20 novembre 2011