LONDRA, 21. Il rischio è quello che il matrimonio diventi un’istituzione «non più centrale» nella vita della società: a sottolinearlo è la Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles a pochi giorni dalla discussione in Parlamento della proposta di legge del Governo sulle unioni tra persone dello stesso sesso, che prevede la possibilità di celebrare tali unioni anche nei luoghi di culto (tranne quelli della comunità anglicana per i quali è stabilito un espresso divieto). Il Marriage (Same sex couples) Bill, il cui testo è stato pubblicato il 25 gennaio, è infatti in questi giorni oggetto di esame per l’approvazione in seconda lettura alla Camera dei Comuni. L’intenzione è quella di legalizzare i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso entro il 2015. In una nota — a firma del presidente dei vescovi, l’arcivescovo di Westminster Vincent Gerard Nichols, e del vice presidente, l’a rc i v e s c o v o di Southwark Peter David Gregory Smith — si lancia un nuovo appello a bloccare la legge. «Molte persone dentro e fuori le comunità religiose — si legge — credono profondamente che lo Stato non dovrebbe cercare di cambiare il significato fondamentale del matrimonio». Nel testo viene ribadito che il matrimonio tradizionale, tra un uomo e una donna, è il fondamento della famiglia e offre le migliori condizioni per crescere i bambini. Nel Regno Unito è da tempo attiva in difesa del matrimonio tradizionale la Coalition for Marriage, formata da organizzazioni religiose e laiche e che ha già raccolto numerose firme per bloccare la proposta governativa. Se la legge venisse approvata, era stato osservato in un precedente intervento dell’episcopato, verrebbe introdotto un cambiamento radicale che «la popolazione britannica, nel suo complesso, non ha cercato». Nell’appello del presidente e del vice presidente della Conferenza episcopale si fa inoltre riferimento alla necessità di tutelare la libertà di parola e la libertà religiosa e, pertanto, si invitano i parlamentari a emendare la legge in modo tale che «queste libertà fondamentali vengano chiaramente garantite». Il tema della libertà religiosa è stato al centro di una lettera pubblicata nel gennaio scorso dal quotidiano «The Daily Telegraph», siglata da 1.067 fra preti e vescovi cattolici. Nel testo si ricorda che i cattolici «partecipano pienamente alla vita del Paese», ma se la proposta di legge dovesse essere approvata, si puntualizza, «avrà molte conseguenze legali, limitando severamente la capacità di insegnare la verità sul matrimonio nelle scuole, negli istituti caritativi e nei luoghi di culto». Per i rappresentanti del clero «non ha senso infatti sostenere che i cattolici e altri possono ancora impartire i loro insegnamenti sul matrimonio nelle scuole e in altre realtà se, allo stesso tempo, sono costretti a praticare il contrario». Il Governo ha assicurato che nessuna comunità religiosa sarà costretta a far celebrare le unioni tra persone dello stesso sesso (anche se come accennato espresso divieto è stato stabilito solo per la comunità anglicana). Tuttavia, il timore è che con l’approvazione della legge, le comunità religiose che opporranno il loro rifiuto potrebbero diventare bersaglio di ricorsi nelle aule dei tribunali. Il vescovo di Portsmouth, monsignor Philip Anthony Egan, ha commentato che coloro che si oppongono alla legge «potranno essere accusati di bigottismo o di omofobia»; mentre un sacerdote, Andrew Pinsent, ha aggiunto «che vi è preoccupazione per quello che sta accadendo, a causa di leggi che violano l’obiezione di coscienza».
© Osservatore Romano - 22 maggio 2013