Quando nel 1990, Carol Wojtyla visitò gli stabilimenti Olivetti, qualcuno gli domandò se sapeva cosa fosse un computer; rispose: Capisco cosa vuol dire la parola, ma non so quale realtà sta dietro alla parola. Dopo aver ascoltato su uno di questi computer, in totale silenzio, la musica di Bach in stereofonia e osservato grafici di varia natura, il Papa chiese al responsabile del suo seguito: Chi deve decidere per installare il sistema?" "Lei, Santità." "Allora si faccia subito.
E così iniziò ufficialmente per il Vaticano l'era di Internet: nel 1995 fu aperto il portale della Santa Sede; nella Pasqua di due anni dopo il messaggio di Giovanni Paolo II fu diffuso per la prima volta in Rete, dall'agosto del 1998 è possibile seguire online le udienze papali del mercoledì e i discorsi domenicali dell'Angelus.
I primi potenti computer installati all'interno delle mura apostoliche furono battezzati Raffaele, Michele e Gabriele e costituirono la testa di ponte dei successivi imponenti investimenti della Chiesa cattolica in questa nuova forma di comunicazione.
Al contempo però, nell'arco di soli 5 anni, il sito del Vaticano è diventato l'obiettivo preferito di hacker e pirati informatici. Nel 2003 Claudio Celli, segretario dell'Amministrazione del patrimonio della Santa Sede, rivela che i server vaticani ricevono ogni mese più di 10.000 virus e che i responsabili sono soprattutto hacker americani.
Nonostante questo, il Papa continua a vedere con interesse questo media e sostiene chiese e parrocchie affinché si dotino di computer e collegamenti a Internet. Sempre Claudio Celli spiega poi come sia giunto a conclusione il sito dei Musei Vaticani - la cui creazione ha richiesto 5 anni, 15.000 ore di lavoro e 500.000 euro - e quello degli Archivi Segreti Vaticani.
L'attività è gestita e coordinata da un apposito Ufficio internet, sotto il controllo diretto della Segreteria di Stato Vaticana. Esistono poi un Centro Elaborazione Dati e Laboratorio Informatico e un Settore Informatico e Tecnologie Applicate. Nel 2005, la rete vaticana comprendeva 130 server (protetti in ridondanza con tecnologia X-Raid), mentre gli account di posta elettronica utilizzati erano 2.000 (dato del 2007).
A quanto risulta dalle fonti a disposizione, i tecnici informatici della Santa Sede hanno preferito fin dall'inizio sistemi operativi Linux e UNIX, e sistemi di protezione firewall e antispam di tipo open source. Sophos NAC è invece la tecnologia adottata per l'antivirus, con la soluzione Sophos PureMessage in ambiente UNIX.
Il numero di frequentazioni del sito del Vaticano, cresciuto clamorosamente negli anni, raggiunge nel 2005 i 130 milioni di accessi quotidiani, diventando il decimo più affollato nel mondo. I 5 milioni di messaggi e-mail giornalieri, filtrati da PureMessage, vengono automaticamente "depurati" da 1,4 milioni di messaggi spam.
Scritto da Luca Domenichini il 27-10-2009 ore 10:36
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L'informatizzazione del Vaticano, alcune curiosità
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