di MAURIZIO FONTANA Devi parlare a un ragazzo che è in crisi, che è crollato? Prima di farlo prendigli la mano, toccalo, guardalo negli occhi. Lezione di comunicazione e di dialogo in Vaticano. Riuniti attorno a un tavolo, dodici giovani youtuber — vere e proprie star della rete, seguiti su internet da centinaia di migliaia, alcuni da milioni, di follower — danno vita a circa un’ora di botta e risposta con Papa Francesco. Loro emozionatissimi, lui perfettamente a suo agio scherzando e discutendo con i campioni della generazione digitale.
E alla fine li ringrazia perché, dice, «mi avete regalato un po’ di gioventù». Nel mezzo, prima dell’immancabile selfie di gruppo, hanno parlato di unità fra i popoli, di dialogo, di integrazione, di pace e di guerra, di educazione e di responsabilità condivise, di identità e di ascolto. Temi ricorrenti nel pomeriggio speciale vissuto dal Pontefice domenica 29 maggio. Un pomeriggio molto intenso che ha visto Francesco a confronto non solo con le star della rete, ma anche con stelle di Hollywood come Richard Gere, George Clooney e Salma Hayek, e poi con campioni nello sport e con circa quattrocento rappresentanti della più grande rete educativa mondiale. L’occasione, infatti, è stata la conclusione del sesto congresso mondiale di Scholas Occurrentes, tenutosi proprio in Vaticano a partire da venerdì 27. Come ha detto scherzando José María del Corral (direttore della rete insieme a Enrique Palmeyro), la fondazione nacque in Argentina su impulso dell’arcivescovo Bergoglio e «non pensavamo che il nostro ispiratore non sarebbe tornato da Roma»; perciò ora «siamo venuti noi da lui per continuare a sognare insieme». L’incontro di domenica pomeriggio è servito quindi per presentare al Papa i risultati del congresso e per lanciare in tutto il mondo i nuovi progetti e le iniziative elaborate — spiegano gli organizzatori — «per dar forza nel mondo a un rinnovato patto educativo che mira alla costruzione di un nuovo umanesimo per abbattere la disuguaglianza e offrire a tutti i bambini la possibilità di sperare». Nata da un piccolo gruppo a Buenos Aires, dal 2013 a oggi Scholas ha costruito una rete di oltre 400.000 scuole e istituzioni educative attive in 82 Paesi per promuovere l’integrazione sociale e la cultura dell’incontro per la pace. E a Roma hanno continuato a dare corpo al loro entusiasmo che si nutre di ideali, ma si traduce sempre in azioni concrete. Come il fatto che più di quaranta università di tutto il mondo faranno partire da subito una Cattedra Scholas, con ricercatori e professori che offriranno la loro consulenza per almeno tre progetti sociali all’anno. O come la piattaforma social AskPopeFrancis.ScholasOccurrentes, attraverso la quale i giovani di tutto il mondo potranno scrivere a Papa Francesco rivolgendogli domande, esprimendo dubbi o curiosità. O ancora come la partita della pace che, dopo quella organizzata a Roma, vedrà campioni del calcio del presente e del passato giocare — questa volta in Argentina — per lanciare, attraverso lo sport, un messaggio di integrazione e di pace. Sono solo alcuni dei progetti presentati al Pontefice durante l’incontro tenutosi in un’Aula nuova del Sinodo gremita. Il Papa era giunto poco prima delle ore 16, mentre i congressisti, guidati dalla presentatrice Lorena Bianchetti, tiravano le fila del lavoro svolto nei giorni precedenti. Dopo aver salutato in brevi incontri privati alcuni ospiti di Scholas — George Clooney con la moglie Amal, la maestra palestinese Hanan Al Hroub, vincitrice della seconda edizione del Global Teacher Prize, Esteban Bullrich, ministro argentino dell’Educazione, Luis Alberto Moreno, presidente della Inter-American Development Bank, ed Enrique García Rodríguez, presidente esecutivo di CAF Banco de Desarrollo de América Latina — accompagnato da monsignor Lucio Adrian Ruiz, segretario della Segreteria per la comunicazione, Francesco ha dato il via al serrato dialogo con i giovani blogger provenienti da ogni parte del mondo: dagli Emirati Arabi agli Stati Uniti, da Israele al Sudan, dall’Italia all’Argentina, dal Messico all’Australia. Greta, ventenne blogger italiana, confessa che sta vivendo un periodo di difficoltà, che sente forte la responsabilità di avere grande influenza su tantissimi ragazzi, e chiede a Francesco un consiglio: «Come trasmettere positività ai giovani che si perdono?». Il Papa spiega che è bene recuperare il linguaggio dei gesti, che a volte uno sguardo, un abbraccio, vale molto più di mille parole. Prima i gesti, poi le parole, a ricordare la centralità del contatto umano, personale. Sottolineando ai ragazzi la “grande resp onsabilità” datagli dalla loro attività in internet, il Pontefice ha spiegato che anche in rete è molto importante riconoscere a ognuno la propria identità e aiutare ciascuno a sentirsi parte di un gruppo, di una comunità. “Identità”, “appartenenza”, “integrazione” sono stati termini ricorrenti nel lungo incontro privato, durante il quale, tra l’altro, si è toccato anche il delicato tema dello scontro tra popoli: l’israeliano Ofir, alludendo all’interminabile striscia di violenza e di odio che ha segnato e segna la sua terra, ha chiesto a Francesco: «Come possiamo essere uno? Come possiamo trovare unità?». Dopo un attimo di riflessione, il Papa ha dato prima un consiglio pratico, suggerendo che in ogni situazione di contrasto bisogna sempre evitare di rispondere alle provocazioni, e semmai cercare di capire che cosa mi sta chiedendo l’altro attraverso la sua provocazione. Poi, in termini più ampi, ha chiarito che spesso si pensa che unità significhi uniformità mentre invece è «relazione di differenze»: la voglia di uniformare tutto, infatti, porta al rischio delle dittature in politica, delle caste nella società e delle sette nelle religioni. E a proposito del rapporto fra le religioni, il Pontefice ha aggiunto che invece di voler affermare a tutti i costi le proprie verità, è bene sempre rimandare alla paternità di Dio e alla fraternità fra gli uomini. Al termine dell’incontro c’è stata anche l’occasione per un simpatico scambio di battute “calcistiche” con il blogger brasiliano: il ragazzo ha chiesto un parere sulla celebre mano de Dios di Maradona e Francesco ha svicolato chiedendo a sua volta un parere sul confronto tra il campione argentino e il brasiliano Pelé. Prima di raggiungere l’Aula del Sinodo, Francesco si è fermato a salutare altre personalità legate ai progetti di Scholas: l’attrice messicana Salma Hayek, accompagnata dal marito François-Henri Pinault, e il presidente della Fifa Gianni Infantino che ha regalato al Pontefice la medaglia della finale di Champions League giocata la sera precedente e la maglia del Real Madrid, squadra vincitrice del trofeo dopo aver battuto ai rigori l’Atletico Madrid. Alle 17.30 il Papa ha raggiunto i congressisti, fra i quali erano presenti anche l’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, e il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia accademia delle scienze e delle scienze sociali, che ha ospitato una sessione del congresso presso la Casina Pio IV. Affiancato dai direttori del Corral e Palmeyro, il Pontefice ha ascoltato tutte le nuove iniziative di Scholas. Due, in particolare, i momenti più toccanti: innanzitutto la testimonianza di Arianna, messicana emigrata a Chicago e vittima per tre anni di gravi atti di bullismo. Il racconto della giovane ha commosso tutti e ha dato lo spunto per lanciare un campagna contro questa piaga sociale: tra l’altro, l’hashtag #todossomosunicos è stato affidato da Francesco agli youtuber presenti affinché lo diffondano e ne facciano occasione di confronto e di dibattito. Molto coinvolgente anche la lettura di una preghiera scritta da esponenti delle varie religioni per accompagnare l’iniziativa lanciata da Scholas nelle università. La preghiera a «Dio misericordioso» chiede «chiarezza e saggezza» per contribuire allo «spirito del nuovo umanesimo voluto da Papa Francesco » e invoca sostegno per «lavorare insieme e diffondere amore e pace su tutta la terra». Per sottolineare come l’impegno di Scholas trovi vie privilegiate nelle arti e nello sport, l’orchestra Scholas Arts ha eseguito un brano musicale e ha donato al Papa un violino. È stata quindi annunciata la nuova partita della pace che si giocherà il 10 luglio in Argentina. Per tale occasione, pensata per il bicentenario dell’indipendenza del Paese, Francesco ha benedetto un piccolo ulivo che quel giorno sarà piantato come segno di pace. A tale proposito, Alfredo Abriani, in rappresentanza del Governo argentino, ha assicurato, a nome del presidente Mauricio Macri, che sarà varata una legge dello Stato per favorire il lavoro di Scholas Occurentes. E il simbolo dell’ulivo campeggia nelle medaglie che Scholas ha voluto assegnare agli attori Gere, Clooney e Hayek, come riconoscimento per il loro impegno in favore dell’integrazione e dei diritti umani. Richard Gere ha in seguito avuto l’occasione per un breve colloquio con il Papa al termine dell’i n c o n t ro . Tra i presenti in sala, a dare appoggio alle iniziative di Scholas, oltre al ministro argentino dell’Educazione, Esteban Bullrich, c’erano rappresentanti dei Governi di Spagna, Portogallo, Honduras, Paraguay, Repubblica Dominicana, Cile, Perú e Messico. Dopo aver ascoltato un’altra serie di testimonianze — fra le quali quelle di due surfisti impegnati ad aiutare i giovani in Liberia grazie al coinvolgimento nello sport — e l’esecuzione estemporanea ed emozionata dell’inno di Scholas, il Papa ha salutato i convegnisti accogliendo la promessa finale di José María del Corral: «Fino a che l’ultimo bambino del mondo non potrà avere l’occasione di vivere esperienze come queste, noi continueremo».
© Osservatore Romano - 31-31 maggio 2016
Udienza ai partecipanti al seminario di 'Scholas Occurrentes' (domenica 29 maggio 2016)