Rassegna stampa etica

Cerca

Intorno alla finanza gravano da tempo una serie di pregiudizi di ordine etico, molti dei quali infondati, che finiscono per avere gravi conseguenze (e non soltanto sul piano economico), dato che una demonizzazione ingiusta e generalizzata occulta i problemi autentici che invece bisognerebbe saper affrontare con coraggio e decisione. Per poter agire nella giusta direzione, però, è necessario sgombrare il campo da confusioni e fraintendimenti.

È molto diffusa l'idea, ad esempio, che vi sarebbe qualcosa di intrinsecamente immorale nei guadagni ottenuti attraverso il credito e grazie al complesso delle attività che sono proprie di banchieri, operatori di borsa, gestori di fondi e così via.

Quello del banchiere, usiamo per ora questa espressione un po' generica a includere una seria assai ampia di attività, è invece un importante lavoro imprenditoriale, il quale comporta rischi e opportunità e che può quindi essere accompagnato da profitti come da perdite. Uscire "in attivo" non sempre è frutto del merito (nell'universo degli affari umani vi sono elementi imprevedibili, che sfuggono al controllo del singolo), ma è bene che - sulla base di quella che è la natura umana - questo come ogni altro settore produttivo offra incentivi e disincentivi per motivare chiunque a servire al meglio i consumatori.

E qui si viene ad un altro punto cruciale, perché pochi sembrano consapevoli della funzione giocata dal settore creditizio all'interno della più ampia vita economica.

In poche parole, il ruolo delle banche consiste nel fare affluire risorse dove vi sono idee. All'interno della società, vi sono persone che dispongono di capitali - pensate a chi ha risparmiato qualche soldo in vista della vecchiaia - ma non sanno come mettere a frutto tale ricchezza: essi hanno bisogno di incontrare chi ha idee innovative e voglia di fare, ma non dispone delle risorse necessarie.

L'universo finanziario è lì per favorire questo incontro: gestendo capitali (nell'interesse dei futuri pensionati, ad esempio) e finanziando iniziative (nell'interesse di un imprenditore potenziale, non necessariamente ricco di famiglia). Si tratta di un lavoro che si può fare più o meno bene, in maniera più o meno prudente e responsabile, seguendo criteri corretti oppure no, ma la cui importanza non può essere sottovalutata.

In questo senso, perfino il trader di borsa che compra e vende azioni - e che se è abile realizza profitti consistenti - svolge una funzione utile: non solo perché fa affluire i soldi dove sono più necessari, ma anche perché contribuisce al funzionamento di quel sistema dei prezzi di mercato da cui provengono indicazioni cruciali per quanti si occupano di questioni economiche.

Quando abbiamo un capitalismo caratterizzato da imprese ad azionariato diffuso (i cui titoli sono nelle mani di singoli privati o anche di investitori istituzionali: i fondi comuni, ad esempio) le quali sono gestite da manager super-pagati, è proprio il corso dei titoli di borsa che aiuta a capire se una certa dirigenza sta operando bene, soddisfa i clienti, pone le premesse per una crescita stabile e per nuove assunzioni.

Opporre finanza e industria, come spesso si fa, non ha quindi alcun senso. Non si deve infatti credere che lavoro autentico sia solo quello di chi produce oggetti (automobili, vestiti, abitazioni), e che non sia egualmente importante l'attività di offre quei servizi finanziari senza i quali la stessa produzione industriale talora non sarebbe possibile, o comunque troverebbe seri ostacoli.

Come ogni attività, anche quella finanziaria può essere condotta in modo corretto o disonesto. In ambito immobiliare, ad esempio, c'è chi vende sulla carta abitazioni del tutto diverse da quelle che effettivamente vengono consegnate ai clienti. Si tratta di una truffa, come chiunque può ben comprendere. Cose analoghe succedono pure nell'universo bancario, e per questo motivo sarebbe necessario procedere ad un più ampio processo di liberalizzazione, che ponga fine al mercato "chiuso" che conosciamo ora e permetta l'accesso alla fornitura dei servizi creditizi da parte di soggetti nuovi e meglio in grado di soddisfare le esigenze di tutti noi.

Questo significa soprattutto mettere in discussione il ruolo delle banche centrali, che operano di fatto come controllori "senza controlli", ma che soprattutto dispongono del diritto esclusivo di emettere moneta. Continua su ZENIT