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bimbo-gioiaWASHINGTON, 16. La protezione della vita umana e la difesa delle fasce più povere della popolazione. A questo deve puntare ogni politica di bilancio che veramente guardi alla salvaguardia del bene comune. È quanto sostengono i presuli statunitensi intervenuti in questi giorni a margine del dibattito sviluppatosi nel Paese circa la difficoltosa approvazione del principale documento contabile federale. Dibattito che, come noto, ha toccato i temi scottanti della sanità e del finanziamento alle politiche abortiste.
In particolare, si è segnalato un intervento del cardinale Daniel N. DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della Committee on Pro-Life Activities dell'episcopato statunitense, il quale, in una lettera datata 13 aprile, ha esortato il Congresso a votare una risoluzione contenente il divieto di finanziamento federale alla Planned Parenthood Federation of America, la più grande organizzazione attiva nel Paese nella pratica degli aborti. In uno scenario segnato da tagli e sacrifici, dettati dalla crisi economica - sostiene il porporato - "decidere se finanziare la più grande rete abortista del Paese non è una scelta difficile". Anche perché - si rileva - i fondi così risparmiati potrebbero essere meglio "reindirizzati per soddisfare i bisogni di base dei poveri".
Soprattutto, però, i presuli si sono fatti sentire con una lettera in dirizzata alla Camera dei Rappresentanti dal vescovo di Stockton, Stephen Edward. Blaire, presidente della Committee on Domestic Justice and Human Development, e dal vescovo di Albany, Howard James Hubbard, presidente della Committee on International Justice and Peace. Un documento in cui si presentano alcuni criteri morali per affrontare le difficili situazioni di bilancio imposte dalla crisi economica. "Noi scriviamo come pastori e maestri, non come esperti o uomini di parte", chiariscono i vescovi. I quali assicurano anche ai membri del congresso la preghiera e il ringraziamento per il "generoso impegno a servizio della nostra nazione". Come anche riconoscono le "difficili sfide" che i parlamentari sono chiamati a fronteggiare per "soddisfare le esigenze della giustizia e della morale e gli obblighi verso le generazioni future".
I presuli accolgono con favore l'accordo bipartisan che ha impedito la bancarotta federale e i gravi disagi che sarebbero venuti dalla mancanza di un accordo. In particolare, vengono evidenziati tre elementi dell'accordo. In primo luogo l'ampliamento dei fondi per l'Opportunity Scholarship Fund, che è una "questione di giustizia per i bambini poveri". Poi, il ripristino del divieto per gli aborti nel distretto di Columbia. E, infine, il fatto che i tagli alla spesa per i servizi alla fasce più deboli sono stati sensibilmente inferiori a quelli inizialmente proposti. E ci si augura che tale accordo possa favorire una maggiore cooperazione bipartisan nella difesa e nella dignità della vita umana, come pure nell'offrire aiuto e opportunità ai più bisognosi.
Di qui l'indicazione di alcuni "criteri morali" che dovrebbero guidare ogni decisione di bilancio soprattutto nelle situazioni difficili. In primo luogo - viene rilevato - occorre valutare se ogni singola scelta "protegge o minaccia la vita umana e la sua dignità". Altro criterio centrale al quale bisogna guardare è la "priorità delle esigenze di coloro che sono affamati e senza casa, senza lavoro o in povertà". Infine, il bene comune dei lavoratori e delle famiglie "che lottano per vivere con dignità questo momento di difficoltà economica".
I vescovi si dicono consapevoli che la situazione richiede un "sacrificio condiviso da tutti", con il taglio delle spese inutili, comprese quelle militari, e una sistemazione equa dei costi delle assicurazioni sanitarie. Anche se l'accesso a prezzi accessibili ai servizi sanitari resta una "priorità urgente". Per questo, si dicono "pronti a lavorare insieme" per un bilancio che "riduca i deficit futuri, protegga i poveri, costruisca il bene comune e promuova la vita e la dignità umana".

(©L'Osservatore Romano 17 aprile 2011)