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matrimonio-2WASHINGTON, 4. «Lo Stato non ha il potere di creare qualcosa che la natura stessa ci mostra essere impos-sibile»: è il giudizio espresso dal cardinale arcivescovo di Chicago, Francis Eugene George, in merito alla proposta attualmente in esame all’assemblea legislativa dello Stato dell’Illinois che prevede di estendere alle unioni fra le persone dello stes-so sesso gli stessi diritti che tutelano il matrimonio, inclusi quelli riguar-danti la prole. Si tratta in sostanza della legalizzazione come “matrimoni” di tali unioni e che, in caso di definitiva approvazione della legge, farebbero aggiungere l’Illinois ad al-tri nove Stati, più il District of Columbia, dove le unioni omosessuali godono già di una analoga normativa.
Il cardinale ha firmato, assieme ad altri presuli dell’arcidiocesi, una lettera nella quale si esortano i fede-li a opporsi ai tentativi di ridefinire il matrimonio. Nella lettera si ricor-da che «non è la Chiesa ad aver creato il matrimonio, ma che questo deriva dalla natura» e che «la specie umana si basa su due sessi comple-mentari, maschio e femmina, la cui unione sessuale è detta maritale». E questa unione, è aggiunto, serve an-che «a creare un luogo per amare ed educare i propri figli». Le leggi statali che tentano di introdurre i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso creano, pertanto, si sottolinea, «una finzione giuridica». Il porpo-rato conclude che «Cristo ha eleva-to l’unione maritale alla dignità di sacramento, donando un significato che va oltre a quello della stessa na-tura e lo Stato così come la Chiesa non possono cambiare le basi natu-rali del matrimonio». La proposta legislativa è attualmente in fase di stallo, ma le pressioni politiche per la sua approvazione sono molto for-ti. Il cardinale George ha inoltre sottoscritto — assieme ad altri presu-li cattolici e rappresentanti di varie comunità e organizzazioni religiose — un appello rivolto ai membri dell’assemblea legislativa dell’Illi-nois, chiedendo di tutelare la natura del matrimonio e la libertà di coloro che intendono rispettare i propri convincimenti morali e religiosi in materia, con riferimento soprattutto ai tentativi di obbligare i ministri re-ligiosi a celebrare le unioni fra per-sone dello stesso sesso. «Il matrimo-nio e la libertà religiosa sono ideali che appartengono al nostro Stato e i leader politici dovrebbero fare del tutto per conservarli integri». La questione della legalizzazione dei “matrimoni” tra persone dello stesso sesso è recentemente appro-data al grado di giudizio più elevato nel Paese. La Corte Suprema ha in-fatti deciso di voler procedere — a seguito di alcuni ricorsi — all’esame della legge federale che tutela il ma-trimonio tradizionale tra un uomo e una donna, il Defense of Marriage Act (Doma) promulgata nel 1996. La legge stabilisce inequivocabil-mente che «la parola matrimonio si-gnifica solamente un’unione legale tra un uomo e una donna come ma-rito e moglie, e la parola sposo o sposa si riferisce solamente a una persona del sesso opposto che è ma-rito o moglie». In una nota della Conferenza episcopale viene eviden-ziato che i vescovi «pregheranno» affinché la Corte affermi «che l’isti-tuto del matrimonio, che è antico quanto l’umanità ed è scritto nella nostra vera natura, è l’unione tra un uomo e una donna». Il matrimonio, è aggiunto, è «il fondamento di una società giusta, in quanto protegge i più vulnerabili tra di noi, i bambini; ed è l’unico istituto che unisce i bambini con i loro padri e con le lo-ro madri insieme».

(©L'Osservatore Romano 5 gennaio 2013)