ROMA, 12. I cattolici italiani sono «chiamati ad aiutare la società a ragionare sugli esiti di certe politiche familiari: non è annebbiando il concetto di famiglia che rafforziamo i diritti di qualsiasi altra persona o di qualsiasi altro tipo di rapporto». È quanto ha detto l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, presentando mercoledì sera a Roma il documento preparatorio alla quarantasettesima Settimana sociale dei cattolici italiani che si svolgerà a Torino, dal 12 al 15 settembre, sul tema «La famiglia, speranza e futuro per la società italiana». Il presule, in qualità di presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, ha sottolineato come «partendo dal “Vangelo della famiglia” e dall’impegno pastorale di accompagnamento che ne scaturisce, è necessario un maggiore impegno culturale, che sappia argomentare sulle buone ragioni che fanno della famiglia un fondamento solido del bene comune, non un’esperienza di rapporti fluidi o di un vago sentimento di amore». E proprio quello delle “buone ragioni” si preannuncia uno dei termini chiave di quest’edizione, nella quale, è stato auspicato, verrà condotta una «riflessione libera e stimolante». D’altra parte, è chiaro che nelle intenzioni le Settimane sociali sono un’«iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo, capace di affrontare, e se possibile anticipare, gli interrogativi e le sfide talvolta radicali posti dall’attuale evoluzione della società». Questa volta in gioco c’è la famiglia, il cui tema era già presente trasversalmente nei punti dell’“Agenda di speranza” della scorsa Settimana sociale svoltasi a Reggio Calabria nel 2010 e «che in questi anni continua a non veder riconosciuta e sostenuta concretamente la sua funzione sociale primaria e i diritti che pure la carta costituzionale fonda con chiarezza». A questo proposito monsignor Miglio ha notato come si susseguano «iniziative, dal livello europeo a quello locale, che tendono a ridurre o a eliminare il ruolo unico e fondamentale della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna e aperta alla vita, minando la sua specifica identità, promuovendo una cultura e forzando una legislazione che equipari alla famiglia ogni genere di convivenze». Un grido d’allarme di fronte al quale «siamo certi — ha aggiunto il presule riprendendo il tema della Settimana sociale — di guardare nella direzione giusta per venire incontro alle urgenze reali del Paese». Il documento preparatorio, è stato spiegato, parte dal rapporto tra famiglia e persona umana per «cogliere la vocazione profonda di ogni persona all’amore», rimarcando come «una certa cultura che tende a sbiadire il significato della famiglia» abbia «conseguenze a livello antropologico». Poi la sottolineatura della famiglia «bene per tutti», intendendola «prima cellula vitale della società» ma anche «garanzia contro le derive di tipo individualista o collettivista». Essa, ha sottolineato l’arcivescovo, «non è una questione privata ma sociale, è uno dei soggetti primari della società civile».
© Osservatore Romano - 13 luglio 2013