Credo che la cosa più preziosa della bella intervista che il Corriere della Sera ha realizzato a Dario Franceschini, senatore del Pd, in questi giorni non sia la confessione della malattia, il Parkinson, per quanto dolorosa e coraggiosa, ma ciò che viene dopo quella confessione: il modo in cui un uomo costretto a fare i conti con la propria fragilità prova a non consegnare alla malattia l’ultima parola sulla propria vita. Franceschini racconta di avere imparato molto da Vincenzo Mollica, anche lui alle prese con la stessa patologia, e cita quei video nei quali il giornalista racconta la sua esperienza. È una sorta di passaggio di testimone fra due uomini molto diversi, ma accomunati da una stessa domanda: che cosa resta di una persona quando il corpo comincia a sottrarle, giorno dopo giorno, alcune delle possibilità che prima sembravano semplicemente normali?Continua su puntofamiglia.net