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embrione-umorismoLa riflessione di Mons. Giuseppe Betori al Convegno Nazionale "Centri di Aiuto alla Vita"

“Per i cristiani resta sempre aperto, nell’ambito della difesa della vita umana, un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica. Per questo domando al Signore di benedire l’azione del Movimento per la vita per evitare l’aborto anche in caso di gravidanze difficili, operando nel contempo sul piano dell’educazione, della cultura e del dibattito politico. È necessario testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare”. Con queste parole mons. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, ha aperto, ieri pomeriggio, i lavori del convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita, in corso a Firenze, sul tema “Nessuna vita ci è straniera”. Giuliano Amato, presidente dell'Istituto dell’Enciclopedia italiana G. Treccani, impossibilitato a partecipare, ha inviato un messaggio: “Il tema da voi trattato è tra quelli che molti cercano di accantonare e che tuttavia ritornano sulla scena perché sono ineludibili. La vita inizia con il concepimento e il bambino concepito è già una creatura che inizia il suo cammino nel mondo. Sono convinto, e non da oggi, che una delle implicazioni di ciò sia il riconoscimento della sua capacità giuridica, che è capacità di essere titolare di diritti tutelabili e tutelati dall'ordinamento già dal concepimento”.

Amare la vita. “Il tema della vita, e della vita nascente, merita sempre una particolarissima e speciale attenzione da parte di ciascun uomo, non fosse altro perché ciascuno ‘vive’, fa, cioè, esperienza di qualcosa che chiamiamo ‘vita’ e che determina, invincibilmente, tutto di noi. La Chiesa si occupa della vita perché è essa stessa ‘viva’ e perché si occupa dell’uomo, di tutto l’uomo!”, ha sottolineato il teologo dell’Università Cattolica, don Salvatore Vitiello, per il quale “la condizione per non sentire come ‘straniera’ alcuna vita, sia non sentire come straniera la propria vita”. Secondo il teologo, “la cultura della morte, o se si preferisce la crisi della cultura della vita, è in realtà una crisi della coscienza di se stessi, delle ragioni profonde per cui ha senso l’esistere. È una crisi delle domande costitutive dell’io, che la cultura edonista dominante ha ridotto fino quasi a farle scomparire dalla memoria e dalla naturale familiarità dell’uomo”. Promuovere una nuova cultura della vita, coincide, allora, “con il rispondere, sistematicamente, strategicamente, indefessamente, e appassionatamente a quella che il Santo Padre ha definito ‘l’emergenza educativa’ e che la Conferenza episcopale italiana ha indicato come orizzonte di riferimento per il prossimo decennio, attraverso la lettera ‘Educare alla vita buona del Vangelo’”, ha sottolineato don Vitiello. Il teologo ha poi individuato due necessità: innanzitutto, “una seria proposta di revisione della 194, anche alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia europea, la quale ha stabilito che è vietato brevettare medicinali ricavati da cellule staminali, con procedimenti che comportino la distruzione degli embrioni umani”; in secondo luogo, “la difesa teologica dell'obiezione di coscienza, per il personale sanitario”. Inoltre, don Vitiello ha suggerito come “necessario che, nei seminari e nelle strutture dove i giovani si preparano al sacerdozio, siano inclusi studi bioetici seri, documentati, scientificamente aggiornati ed in sintonia piena con le indicazioni del magistero”.

Confini da superare. Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita ha spiegato che il tema del convegno “Nessuna vita ci è straniera”, si riferisce “non solo alle tante mamme immigrate accolte e curate dai Cav, ma soprattutto al principale degli esclusi che è il concepito”. “Quando il figlio – ha affermato Casini - è abortito esso è totalmente escluso non da una particolare Nazione ma dall’intera comunità degli uomini, perché respinto dalle frontiere dei viventi, dalla mente, dalla cultura, dal pensiero e dal diritto”. Ma l'esperienza dei Cav, secondo il presidente del Mpv, “prova che i confini possono essere superati e che l'integrazione nella società dei figli dell’uomo diventano fattore di gioia, di fiducia, di sviluppo familiare, sociale, persino economico”. Anche questo spiega la portata dell’opera svolta dai Cav dal 1975, anno in cui proprio a Firenze, venne fondato il primo Centro, e che ha portato a salvare 130mila bambini dall’aborto e ad incontrare ed aiutare oltre 500mila donne.

Vicinanza a mons. Betori e a don Brogi. Alla conclusione della seduta inaugurale è giunta la notizia dell’aggressione a mons. Betori ed al suo segretario, don Paolo Brogi, ai quali il Movimento per la vita ha espresso tutta la propria solidarietà ed assicurata la più totale vicinanza. “Ci auguriamo - ha commentato Carlo Casini - che l’episodio sia attribuibile al semplice e sia pur drammatico gesto di uno squilibrato, e non abbia alcun legame con la partecipazione al nostro convegno. Questa ipotesi aggiungerebbe alla preoccupazione per la salute di don Paolo anche quella che possano riaprirsi scenari di scontri ideologici che nel passato ci hanno più volte visto vittime ma che speriamo di aver superato per sempre”.

© www.agensir.it - 5 novembre 2011