ἐκ τοῦ κόσμου οὐκ εἰσὶν καθὼς ἐγὼ οὐκ εἰμὶ ἐκ τοῦ κόσμου . (Gv. 17,16)Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
E’ un fatto, il discepolo di Gesù non è del mondo ma è di Cristo. Gli appartiene.
Per far lievitare il mondo, verso il bene, verso il bene del mondo, deve appartenere a Cristo.
Per aiutare il mondo a “tornare” al “principio”, deve con tutto se stesso, cercare Cristo, appartenere a Cristo, conservarsi fedele in Cristo.
Essere protetto dal maligno e dalla mentalità del mondo.
Essere protetto dal maligno e dalla mentalità del mondo.
Ecco perché il cattolico, pienamente cristiano, per far crescere il bene comune e i principi che vi stanno alla base, deve poter appartenere sempre più a Cristo.
Non esiste vita civica e vita politica senza vita mistica.
Qualcuno tra di noi avrà la chiamata ad uscire dal mondo con una valenza simbolica più evidente.
Si pensi alla “Vita Consacrata”.
Altri ne saranno immersi più radicalmente con la chiamata alla Famiglia.
Altri ancora con un impegno civico diretto e a piene mani.
Ad ognuno il suo spettro, senza invidie e gelosie e senza assolutismi, ma con la stima reciproca di servire il Bene Comune, riflesso pallido di quel Regno che si deve sempre portare "dentro di sé" e su cui ogni volta occorre entrare con gratitudine, lode, adorazione, umiltà.
E, per tale motivo, la ricerca del Bene Comune, ivi compresa la dimensione politica, rettamente intesa, non divide, anzi. Unisce. Anche su scelte operative apertamente distanti, purché tutte non tradiscano gli Archetipi, i Principi ed i Valori ma ne colgano lo spettro di umana trascendenza sana della persona e dello stato, non trascurando i corpi intermedi.
Archetipi, Principi e Valori che uniscono ogni uomo, sotto ogni latitudine e che ogni uomo può scoprire se pulito dal veleno e dalla coltre della superbia.
Ecco perché la ricerca del Bene Comune, e della Politica, non possono non essere rivestite di umiltà e di rispetto, di stima, persino nella battaglia fatta con fiera fermezza, perché l'umiltà è garanzia di una retta ricerca del Bene Comune, del Bene del proprio Paese, del bene proprio, del bene del tu e del bene del noi.
Il Bene Comune è un bicchiere di acqua fresca offerta da un bimbo.
Si può dire solo grazie e berne con gioia.
Se, tuttavia, non si comprende radicalmente che non si è del mondo ma di Cristo, vano è il nostro essere coniugati, religiosi, operai, politici..
Si pensi alla “Vita Consacrata”.
Altri ne saranno immersi più radicalmente con la chiamata alla Famiglia.
Altri ancora con un impegno civico diretto e a piene mani.
Ad ognuno il suo spettro, senza invidie e gelosie e senza assolutismi, ma con la stima reciproca di servire il Bene Comune, riflesso pallido di quel Regno che si deve sempre portare "dentro di sé" e su cui ogni volta occorre entrare con gratitudine, lode, adorazione, umiltà.
E, per tale motivo, la ricerca del Bene Comune, ivi compresa la dimensione politica, rettamente intesa, non divide, anzi. Unisce. Anche su scelte operative apertamente distanti, purché tutte non tradiscano gli Archetipi, i Principi ed i Valori ma ne colgano lo spettro di umana trascendenza sana della persona e dello stato, non trascurando i corpi intermedi.
Archetipi, Principi e Valori che uniscono ogni uomo, sotto ogni latitudine e che ogni uomo può scoprire se pulito dal veleno e dalla coltre della superbia.
Ecco perché la ricerca del Bene Comune, e della Politica, non possono non essere rivestite di umiltà e di rispetto, di stima, persino nella battaglia fatta con fiera fermezza, perché l'umiltà è garanzia di una retta ricerca del Bene Comune, del Bene del proprio Paese, del bene proprio, del bene del tu e del bene del noi.
Il Bene Comune è un bicchiere di acqua fresca offerta da un bimbo.
Si può dire solo grazie e berne con gioia.
Se, tuttavia, non si comprende radicalmente che non si è del mondo ma di Cristo, vano è il nostro essere coniugati, religiosi, operai, politici..
La retta coscienza, ben formata, non si chiede, anzitutto, come ottenere il miglior compromesso umano possibile.
Nel contempo non ha la pretesa idolatrica di rendere il mondo la “Citta di Dio”, ma sa bene che ci sono compromessi operativi, gradualità, che però non negano i principi, anzi necessitano di essi, sin dall'inizio.
Nel contempo non ha la pretesa idolatrica di rendere il mondo la “Citta di Dio”, ma sa bene che ci sono compromessi operativi, gradualità, che però non negano i principi, anzi necessitano di essi, sin dall'inizio.
Ma la prima regola di una coscienza ben formata è quella di formulare la giusta domanda; soggettivamente e contemporaneamente nel “noi”, come Chiesa. Questa è la domanda che “significa” la coscienza, cioè nutre e forma la coscienza:
“Signore che cosa vuoi che io faccia? Parla, il tuo servo ti ascolta”.
Dove ascoltare unisce in sé il duplice moto. Quello femminile dell’accoglienza e quello maschile dell’agire. Quello della polarizzazione del “tutto di sé”, verso lo sposo (la parte migliore), con quello del compiere, fermamente, con la grazia (vera compagnia dello Sposo), quanto ricevuto “con tutte le forze” (Dt. 6,5).
A giuste domande la coscienza si forma, bene. E si porta frutto. Stabile e duraturo.
Occorre dunque fare continuamente le giuste domande a Dio.
Questa domanda pone le basi per una retta vita politica, ognuno al proprio posto.
Questa domanda pone le basi per una retta vita politica, ognuno al proprio posto.
Il resto è vanità.
Paul Freeman
Paul Freeman