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famiglia-1NEWYORK, 16. Un gesto «di grande statura spirituale»: con queste parole l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha definito ie-ri la scelta di Benedetto XVIdi lasciare il Pontificato: un gesto che pone ora la Chiesa nelle condizioni di scegliere un successore chiamato a guidare la missione della Chiesa «in questo momento cruciale della storia umana».
L’arcivescovo Paglia ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite, nell’ambito dei lavori della cinquantunesima sessione della Commissione per lo sviluppo socia-le. L’incontro — organizzato dalla Missione permanente della Santa Sede e dal Pontificio Consiglio per la Famiglia — s’inserisce nell’ambito delle iniziative per il ventesimo an-niversario dell’Anno internazionale della famiglia e nel contesto del trentesimo anniversario della Carta dei diritti della famiglia. Era presen-te, tra gli altri, l’arcivescovo Francis Chullikatt, nunzio apostolico, osser-vatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite. L’arcivescovo Paglia ha sottoli-neato che la famiglia rappresenta il fondamento della società umana. È il luogo dove le generazioni s’incon-trano, amano, educano, si garanti-scono, nel loro succedersi, un soste-gno reciproco. Ed è sulla base di questa consapevolezza che la Santa Sede — riconoscendo che l’attenzio-ne per la famiglia e i suoi diritti è cruciale nella formulazione delle po-litiche governative — t re n t ’anni fa ha promulgato la sua «Carta dei diritti della famiglia», con l’obiettivo di riaffermare l’importanza di questa istituzione e di rafforzare l’unicità del ruolo che la famiglia riveste nel-la società. Il presule ha posto un forte ac-cento sulla famiglia quale «fonda-mentale risorsa» per la società, fon-te di capitale sociale e primogenitu-ra di tutta l’umanità. La stabilità di ogni società «dipende» dalle fami-glie dalle quali essa deriva. Attual-mente tuttavia la famiglia è minac-ciata su più fronti. Cionondimeno essa continua a mostrare un vigore molto più grande di quello delle numerose forze che hanno tentato di eliminarla perché intesa «come un relitto del passato e un ostacolo all’emancipazione dell’individuo e alla creazione di una società più li-b era». «Ma ora posso dirvi e senza esita-zione — ha dichiarato l’a rc i v e s c o v o Paglia — che la famiglia, madre, pa-dre, figli, occupa il primo posto nel cuore dei popoli del mondo, nono-stante i tanti attacchi cui essa è sot-top osta». Il presule si è poi soffermato su quattro aree riguardo alle quali il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha condotto studi sociologici. La prima area concerne la coppia e il matrimonio. «Il fatto di sposarsi — ha affermato — costituisce un valore aggiunto per le persone e per la so-cietà, in quanto il contratto matri-moniale migliora la qualità del rap-porto della coppia e ha importanti conseguenze positive (biologiche, psicologiche, economiche e sociali) per i bambini e gli adulti. La sem-plice convivenza — ha evidenziato l’arcivescovo Paglia — non è uguale al matrimonio perché rende le rela-zioni instabili e crea maggiore incer-tezza nella vita dei bambini. Il di-vorzio stesso (o la scelta della mono parentalità) aumenta il rischio di fallimenti a scuola dei bambini. La stabilità delle relazioni familiari è un bene importante e, laddove man-ca, tutti i membri della famiglia so-no a rischio». In particolare, la sta-bilità del matrimonio è decisiva per la socializzazione dei bambini. Il di-vorzio, come anche la nascita al di fuori del matrimonio, «aumenta il rischio di povertà dei bambini e del-le madri». Le famiglie adottive, le famiglie ricostituite e le famiglie al-largate vivono numerosi problemi per quanto riguarda le relazioni tra i nuovi genitori e i bambini nati dalle loro unioni precedenti. D’altro can-to, il matrimonio tra un uomo e una donna genera benefici che altre for-me di “convivenza” non danno. Semplicemente, queste altre forme «non sono la stessa cosa del matri-monio». La seconda area riguarda le preoccupazioni intergenerazionali. Le famiglie naturali sperimentano solidarietà tra le generazioni con molta più frequenza e maggiore profondità rispetto ad altre forme di vita in comune. I bambini che vivo-no con i propri genitori biologici godono di una salute fisica e psico-logica migliore e sperimentano mag-giore fiducia e speranza nella vita ri-spetto a quelli che vivono in altri contesti. L’analisi di tre diverse strutture familiari, ovvero famiglie intatte con due genitori, famiglie al-largate e famiglie monoparentali, ri-vela una maggiore fragilità degli ul-timi due modelli. Nelle famiglie al-largate in seguito a separazioni, i genitori hanno più difficoltà nello sviluppare il proprio ruolo educati-vo e molto spesso sono in disaccor-do tra loro per quanto riguarda i te-mi educativi. I genitori singoli o quelli separati o divorziati — ha sot-tolineato il Presule — sono caratte-rizzati da una maggiore sfiducia di-nanzi ai contesti sociali esterni e svi-luppano una visione privatizzata della famiglia. I figli di genitori di-vorziati «mostrano una maggiore in-cidenza di malattie psicologiche im-portanti e di stati d’ansia. Peggio ancora, gli studi dimostrano che i bambini cresciuti senza padre costi-tuiscono un’altissima percentuale dei senzatetto, degli adolescenti che commettono omicidi, dei suicidi tra adolescenti e dei giovani detenuti». Questi ultimi dati rappresentano «un serio motivo per essere cauti» quando si parla di “famiglie” alter-native. Troppo spesso le decisioni, perfino le decisioni legislative, sembrano essere prese «senza tener con-to delle tragiche conseguenze che potrebbero produrre» ha dichiarato l’arcivescovo. Il terzo ambito di riflessione riguarda la famiglia e il lavoro. È fon-damentale ricordare che la famiglia costituisce una risorsa «incredibil-mente ricca» per il mondo del lavo-ro, molto più di quanto quest’ulti-mo avvantaggi la famiglia. In altri termini, il mondo del lavoro “s f ru t -ta” la risorsa-famiglia e non tiene sufficientemente conto delle esigen-ze della vita familiare. È molto diffi-cile per le famiglie, specialmente se con bambini, armonizzare la vita fa-miliare e quella professionale. Di conseguenza, il mondo del lavoro, riconoscendo l’importanza della fa-miglia per la società umana, dovreb-be organizzarsi in modo da porre le esigenze della famiglia al primo po-sto, ha evidenziato l’arcivescovo Pa-glia. In tale contesto, e specialmente in tempi di grande disoccupazione, le azioni dei Governi, laddove ri-guardano le famiglie, «devono esse-re esaminate con attenzione» ha esortato il presule. Lo stato sociale è caratterizzato da programmi di assi-stenza alle famiglie, volti principal-mente ad affrontare situazioni in cui la famiglia è disintegrata, instabile o priva di risorse interne. In questi ca-si, lo Stato, di fatto, cerca di sosti-tuirsi alla famiglia, o perlomeno a qualche elemento mancante della fa-miglia. Ma sostituendosi alla fami-glia, lo stato sociale produce una sorta di «circolo vizioso» in cui, in-vece di rafforzare le relazioni fami-liari, le indebolisce ancora di più, creando in tal modo un bisogno maggiore di assistenza governativa. Questo maggiore bisogno porta pe-rò alla crisi, poiché suscita aspettati-ve che il Governo non può sperare di soddisfare, anzitutto perché le ri-sorse finanziare non sono mai illimi-tate, ma anche, e soprattutto, «per-ché il Governo stesso non potrà mai funzionare come una famiglia, ma solo come un’agenzia» ha affermato il presule. La quarta e ultima area investe famiglia e capitale sociale. I processi politici ed economici liberi e democratici, ha detto l’a rc i v e s c o -vo, sono possibili solo laddove esi-ste un tessuto sociale forte, dove la sfera pubblica e civile esige e pre-mia i valori umani, promuove il be-ne comune e assicura le circostanza in cui le famiglie possono crearsi e crescere. Ma quando si parla di tes-suto sociale, ha rilevato il presule, è importante ricordare che, con le pa-role di Alexis de Tocqueville, «la democrazia moderna ha bisogno di una famiglia solida e stabile». Ciò significa che la famiglia non solo trae beneficio da un tessuto sociale forte, ma, mentre intesse e rafforza relazioni, è anche creatrice di un ca-pitale sociale primario. Pertanto, ri-correndo ai termini usati da Adam Smith, la famiglia, in quanto creatri-ce del tessuto di cui ha bisogno, può essere considerata una fonte importante della “ricchezza delle nazioni”. «Queste quattro conside-razioni — ha dichiarato l’a rc i v e s c o v o Paglia — ci portano a una conclusio-ne molto chiara e precisa: la fami-glia naturale (matrimonio, padre, madre, figli) è e continua a essere una risorsa vitale per la società». Qualcuno potrebbe osservare, ha detto il presule, che la famiglia è cambiata nel corso dei secoli. Tutta-via va considerato che «il genoma costituzionale» della famiglia non cessa di essere fonte e origine della società. Senza questo «genoma sociale» la società perderebbe la qualità e il potere della famiglia come or-ganismo vivente che, lungi dall’esse-re un fardello per la società, costi-tuisce il «veicolo principale» per l’umanizzazione delle persone e del-la vita sociale.

© Osservatore Romano - 17 febbraio 2013