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mani-mondoROMA, 30. «Per gli operatori Caritas il Natale non è un evento da rievocare una volta l’anno, a dicembre. Essi lo vivono sempre, tutti i giorni, quando portano conforto ai più deboli e sollievo a coloro che si trovano nei luoghi a rischio di catastrofi e nelle molte difficoltà esistenziali». Lo sottolinea, in una lettera, il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa e presidente di Caritas Internationalis, richiamando tutti gli uomini e le donne di buona volontà a incarnare, per quanto possibile, una cultura della gratuità, nella quale cioè i rapporti umani esprimono una relazione «essere-essere» piuttosto che una relazione «dare-avere» e di tornaconto individuale o corporativo. Un appello impegnativo, specialmente oggi, in un contesto sociale segnato da negatività di varia natura, da povertà antiche e nuove, e da una cultura generalmente caratterizzata dal materialismo e dall’individualismo. Certo, la realizzazione di questo cammino verso la cultura evangelica della solidarietà e della condivisione non è semplice, poiché numerosi sono gli ostacoli, culturali e strutturali, che impediscono «di andare verso gli altri, specie verso i più poveri ». Ma c’è chi già da tempo, alla luce del magistero e della dottrina sociale, offre nel mondo la «diaconia della carità», cioè attua nel quotidiano l’esercizio concreto della carità, dell’accoglienza dell’altro specialmente se emarginato e in difficoltà. A tal proposito Rodríguez Maradiaga elenca i numerosi interventi portati avanti da Caritas Internationalis nel corso del 2011 in tutto il mondo: in Giappone, colpito a marzo da un violentissimo sisma, nel Corno d’Africa, piegato e piagato dalla siccità, in Bangladesh, distrutto dalle inondazioni. Per le vittime di tali catastrofi, sottolinea il cardinale, la Caritas «ha fornito aiuti alimentari e approvvigionamento idrico, ha curato i bambini malnutriti e mantenuto in vita il bestiame ». In questo senso, «le donazioni da parte di sostenitori generosi fanno la differenza tra la vita e la morte per decine di migliaia di persone ». Ma tutto ciò non basta: l’app ello della Caritas alla comunità internazionale è non solo a «nutrire gli affamati », ma anche a «chiedersi perché essi corrono il rischio di morire di fame anno dopo anno». È necessario, quindi, «investire sui piccoli agricoltori per combattere la fame nel mondo e modificare le strutture globali che tengono le popolazioni intrappolate nella povertà». Considerate anche le conseguenze dei cambiamenti climatici e della crisi economica finanziaria sui Paesi in via di sviluppo e sulle popolazioni più povere, la Caritas Internationalis ribadisce: «Se non poniamo l’uomo al di sopra e prima del profitto, il nostro mondo non guarirà. Abbiamo bisogno di uomini e donne di fede per cercare di porre l’e s s e re umano, la famiglia e la comunità al centro di tutti gli sforzi per ricostruirne l’identità». L’auspicio è che il Natale sia un messaggio di unità, perché «tutti insieme possiamo porre fine alla povertà e portare avanti l’armonia, la riconciliazione e la pace che si fonda sul rispetto inviolabile della dignità della persona umana». Secondo l’arcivescovo di Tegucigalpa, se da un lato le organizzazioni caritative sono necessarie, d’a l t ro lato non si può dimenticare che le dimensioni della vita cristiana sono «l’annuncio della parola, ossia la catechesi; la celebrazione, ossia i sacramenti; la diaconia, ossia l’e s e rc i - zio concreto della carità. Se una di queste tre dimensioni manca, la vita del cristiano non è completa. Occorre allora fare in modo — sottolinea il presidente di Caritas Internationalis — che i cristiani tutti vivano la dimensione diaconale della loro vita cristiana. Ciò significa che dobbiamo dare delle motivazioni e delle occasioni di operatività; significa anche aiutare le comunità cristiane a conoscere e riconoscere le situazioni di povertà esistenti». Intanto, in questi giorni, Caritas Internationalis è in prima linea nel portare aiuto alla popolazione della Corea del Nord, da tempo afflitta da una grave crisi alimentare: secondo una stima del Programma alimentare dell’Onu, il 6 per cento delle famiglie ha cibo sufficiente a soddisfare il loro fabbisogno giornaliero, mentre i due terzi della popolazione non mangia abbastanza né regolarmente. Il popolo sopravvive a stento in un Paese in cui un chilo di riso costa quanto viene pagato un salario mensile. In aiuto dei poveri, la Caritas coreana ha installato nella capitale un laboratorio in cui realizzare semi di patate senza virus, fornire gratuitamente farmaci, vaccini e attrezzature mediche di vario tipo. Inoltre, in occasione del Natale, è stata promossa una raccolta fondi che ha permesso di inviare cento tonnellate di farina a un ospedale e a un asilo nido. In futuro la Caritas continuerà a stare accanto ai nordcoreani: «La carità non conosce frontiere», ha ribadito l’a rc i v e s c o v o Osvaldo Padilla, nunzio apostolico in Corea e in Mongolia. I compiti principali che vengono svolti dalla Caritas Internationalis sono riconducibili a tre grandi filoni. Il primo compito è quello del coordinamento. Quando una Caritas nazionale ha bisogno di aiuti esterni per condurre una operazione di emergenza, o di sviluppo, o di assistenza sociale, la segnala al Segretario generale dell’organismo che a sua volta lo trasmette ad altre Caritas, o anche ad altri organismi, che si suppone siano in grado di rispondere positivamente alla richiesta. Il secondo compito consiste nel rappresentare i membri nazionali presso gli organismi intergovernativi legati all’Onu (come per esempio l’U n i c e f, la Fao, l’Unesco), presso i quali la Caritas gode dello statuto consultivo. Il terzo compito è quello dell’animazione; ciò vuol dire che la Caritas Internationalis, attraverso i suoi organi internazionali e regionali, cerca di stimolare i membri nazionali a riflettere, a documentarsi, a trovare orientamenti di fondo che possano aiutare a meglio svolgere le attività di soccorso. Le tematiche su cui si fa animazione sono molto diversificate: tra queste, ad esempio, la carità anche nei suoi aspetti teologici, i vari volti della povertà, i diritti umani, la pace, il nuovo ordine economico internazionale. Si cerca insomma di mettere assieme riflessioni, analisi e documentazioni che aiutino ad avere orientamenti comuni, nell’unico obiettivo della promozione umana integrale.