di Giulia Galeotti "Nel mese di agosto del 1964 compie un gesto irreversibile, un'azione senza ritorno, quando invita a vivere con lui, in una piccola casa situata nella cittadina di Trosly nel dipartimento dell'Oise, Philippe Seux e Raphaël Simi, due persone affette da deficienza mentale". Così suor Catherine Aubin, nel corso della sua applauditissima "predica" a Spoleto su Insegnare agli ignoranti del 30 giugno scorso, ha ricordato l'uomo che ha scritto, e che all'età di 82 anni continua quotidianamente a scrivere, una pagina meravigliosa della storia umana. Una pagina che racconta la vicenda travolgente e sconosciuta edificata sulla bellezza della pietra scartata dai costruttori; sui piccoli e i fragili capaci di scompaginare certezze, forza e potere. Il suo nome è Jean Vanier.
A quest'uomo tenero e fortissimo al contempo, fondatore delle comunità dell'Arca, che vedono insieme persone con e senza disabilità mentale viene consegnato il 7 luglio nella "sua" Trosly il premio "Pacem in Terris". Si tratta del riconoscimento assegnato annualmente (ormai dal 1964, all'indomani della storica enciclica di Giovanni XXIII) per onorare chi si sia distinto "nella pace e nella giustizia, non solamente nel proprio Paese ma nel mondo". Nel mondo e per il mondo (tra l'altro, sei riceventi sono stati anche insigniti del Nobel per la pace; Martin Luther King, Madre Teresa, Desmond Tutu, Mairead Corrigan Maguire, Adolfo Pérez Esquivel e Lech Walesa, i loro nomi).
Ascoltando la debolezza e mettendo al centro la fragilità - ma facendolo sempre utilizzando al contempo il cuore e l'intelligenza - Jean Vanier, con la sua pacatezza erculea, ha creato una delle grandi meraviglie del Novecento, e cioè le ormai quasi centoquaranta comunità dell'Arca presenti in trentasette Paesi di ogni continente. Quell'Arca - nome scelto perché evoca, al contempo, l'arca di Noè, l'arca dell'alleanza e Maria, così chiamata dai Padri della Chiesa per aver portato in grembo il Salvatore - che ha silenziosamente avviato la valanga che mira a sbriciolare radicate chiusure. È l'amore che scardina le serrature più arrugginite. che si annidano dentro ogni uomo rendendolo sterile al prossimo. È la tenerezza capace di sconfiggere il rifiuto restituendo un bacio. "Vorrei che la mia vita all'Arca fosse il segno di una via alternativa: al di là della normalità, delle prestazioni individuali, del bisogno di eccellenza, si profila un altro cammino - ha scritto Jean Vanier che, sebbene un po' affaticato nei movimenti, non ha mai smesso di essere attento e vicino a chi bussa alla sua porta - L'essere umano è fatto per vivere umanamente, tutto qui. Veniamo dalla terra e torneremo alla terra. Tempo di forze e successi, tempo anche di debolezze, lutti e malattie".
Con gesti irreversibili, con azioni senza ritorno si costruisce la pace duratura. Solo così si edifica sulla terra quella pace che è scintilla vera e autentica della vita eterna.
(©L'Osservatore Romano 7 luglio 2013)