Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa etica

ROMA, 16. Il parere favorevole fornito ieri al Governo italiano dal Consiglio superiore di Sanità (Css) alla registrazione in Italia della cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo, accresce le preoccupazioni già suscitate a suo tempo dall'altro farmaco conosciuto come pillola del giorno dopo. Il farmaco, a base di ulipristal acetato, a differenza della pillola anticoncezionale tradizionale, può essere assunto fino a cinque giorni dopo il rapporto sessuale. Attualmente è già in commercio in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. Il parere tecnico del Css autorizza l'uso del farmaco solo in caso di accertata esclusione di una gravidanza in atto. In teoria, per ottenere il farmaco bisognerebbe avere un test di gravidanza affidabile e precoce. Secondo il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella si tratterebbe di "un paletto importante": il Css sostiene infatti che la pillola è "compatibile con le leggi italiane solo se c'è un test che elimina ogni dubbio di gravidanza in atto, perché in quel caso bisogna invece seguire la legge 194". A giudizio del Css, cioè, la pillola dei cinque giorni dopo sarebbe un farmaco contraccettivo e non abortivo. La questione rimane aperta, ha affermato invece il ginecologo Lucio Romano, copresidente di Scienza e Vita.
Ma se serve a poco o a niente, non si capisce la fretta di mettere in vendita questa pillola, e l'insistenza per la sua commercializzazione. E poi, sarà possibile arrivare in farmacia con un precoce test di gravidanza? E sarà questo sufficiente a escludere che l'annidamento sia avvenuto, o magari stia avvenendo proprio nel lasso di tempo, pur breve, fra l'analisi e l'acquisto? A dispetto degli sforzi di chiarimento, la situazione dei cosiddetti contraccettivi di emergenza sembra essere in parte ancora oscura, e davvero molto controversa.


(©L'Osservatore Romano 17 giugno 2011)