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piedinidi ANDREA MANTO
«Un nuovo paradigma per la sanità in Italia. La Chiesa a servizio del cambiamento» è il tema del XIV Convegno nazionale dei direttori degli uffici diocesani di pastorale sanitaria, tenutosi a Roma dal 18 al 20 giugno. Un appuntamento che ha suscitato grande interesse non solo nel mondo ecclesiale, ma anche nel mondo delle professioni sanitarie, del management e delle istituzioni.
L’incontro, promosso e organizzato dall’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha preso le mosse dalla consapevolezza che l’effetto combinato dei fattori demografici, culturali e sociali e la crescente pressione determinata dalla situazione economica e dagli sviluppi tecnico-scientifici, mettono politici e operatori sanitari di fronte alla necessità di ripensare il modello di salute e l’organizzazione dei servizi di cura alla popolazione in Italia. Un ampio processo di rielaborazione e riadattamento dei servizi sanitari e socio-sanitari è già in corso da molti anni in Italia e in gran parte delle nazioni occidentali. Nella letteratura internazionale scientifica, sociologica ed economica si discute da tempo di quella serie di complessi fenomeni che hanno riguardato sia la sanità, che il mondo del lavoro, la famiglia e la scuola e da cui si è generato il cosiddetto post- welfare state. D’altra parte, il cambiamento è una caratteristica di tutte le realtà create che, essendo contingenti, esistono nello spazio e nel tempo e vanno incontro in tempi più o meno lunghi a processi di mutamento. Non sempre e non necessariamente, però, il cambiamento è vantaggioso e utile, né per i singoli, né per il sistema nel suo complesso. Bisogna anzi evitare che nel tentativo di rispondere a bisogni reali e complessi si forniscano risposte inadeguate o peggio controproducenti. In questo scenario in trasformazione, appare perciò opportuno che la Chiesa, con la sua visione antropologica e la sua tradizione vivente di cura e tutela delle persone più fragili, si ponga al servizio del bene comune per discernere e sostenere l’autentica innovazione, cioè quell’innovazione che rispetti e promuova l’uomo e la sua dignità di p ersona. Il Convegno, che ha visto la partecipazione del cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, del ministro della Salute, Renato Balduzzi, e di numerosi e qualificati docenti ed esperti, si è proposto di riflettere sulle modalità con cui il Vangelo possa suscitare prassi efficaci di accompagnamento dei cambiamenti in atto. Nel saluto che ha introdotto i lavori, monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha ricordato che la caratteristica dei cristiani è sempre stata quella di annunciare il valore e la dignità della persona in maniera concreta. Curare i malati, cioè intervenire laddove la malattia minaccia e ferisce l’integrità e la dignità della persona è segno profetico che annuncia l’indelebile valore della persona. Allo stesso modo, insegnare a coloro che sono privi di istruzione significa investire sulla persona, svilupparne le facoltà intellettuali, morali e spirituali e accrescerne la libertà e la responsabilità. Ancora una volta, dunque, valorizzarne la dignità. Così si spiega la speciale attenzione dei cristiani alla scuola e agli ospedali e la loro presenza preminente e precorritrice nel settore della sanità e dell’istruzione. «Possiamo dire — ha affermato monsignor Crociata — che gli ospedali e le scuole sono, in un certo senso, la via peculiare attraverso cui i cristiani annunciano il valore della vita umana e della persona ed esercitano la solidarietà e la sussidiarietà, concorrendo alla costruzione del bene comune ». Crociata ha sottolineato l’importanza e la qualità del Servizio sanitario nazionale in Italia, ma ha anche manifestato alcune rilevanti preoccupazioni dei vescovi, legate alle disuguaglianze tra i servizi offerti nelle diverse regioni e all’eventuale smantellamento di questo sistema di garanzie socio-sanitarie per le persone più fragili. «Ci preoccupa, in modo particolare — ha aggiunto — anche il futuro delle numerose opere sanitarie ecclesiali, che svolgono un servizio totalmente equiparato a quello pubblico, che sono molto apprezzate dai cittadini e che spesso spendono meno delle strutture pubbliche ma che, a differenza di queste ultime, non vengono adeguatamente rimborsate per il loro servizio in molte Regioni e sono comunque pagate in ritardo e costrette a indebitarsi con le banche». Dopo queste considerazioni sono stati formalizzati gli obiettivi dell’iniziativa che non vogliono essere solo quelli di una disamina della realtà e della riflessione su di essa. I lavori avvieranno dei percorsi di elaborazione permanente alla ricerca di vie e modalità che ci permettano di fronteggiare e indirizzare il cambiamento al vero bene dell’uomo e non di subirlo passivamente. In un mondo che muta velocemente, anche la sanità deve cambiare e lo sta già facendo. La formazione e il lavoro dei professionisti sanitari devono evolversi e l’organizzazione dei servizi e dei luoghi di cura dovrà centrarsi maggiormente sulla persona dell’ammalato e dell’operatore, poiché il loro incontro, la loro relazione e la presa in carico sono la chiave del sistema. In altre parole, questioni di fondo e ricerca di modelli concreti di intervento proveranno a convergere e rinforzarsi reciprocamente per iniziare a delineare un nuovo paradigma che consenta di guidare il cambiamento inevitabile verso un’autentica e solida innovazione. Vedremo quale possa essere l’esito del percorso che il Convegno ha innescato e nel tempo varrà la pena di riprendere e illustrare tesi e azioni che da tale iniziativa scaturiranno. Se è vero che il futuro ha cuore e radici che vengono da lontano, ci consola un primo risultato: questo appuntamento è servito a richiamarle all’attenzione di tutti e a rimetterle al centro del dibattito sulla sanità in Italia (e per analogia, potremmo anche dire in tutti i Paesi dell’occidente). Recuperare la centralità delle testimonianze di prossimità, dell’educazione a relazioni e stili di vita buoni e dell’imp egno culturale, che sono frutti autentici dell’evangelizzazione, costituisce un pilastro saldo di un nuovo paradigma per la sanità, a vantaggio di tutti i soggetti coinvolti (in primis ammalati, famiglie, operatori sanitari) e della piena umanizzazione del mondo della salute.

© Osseravtore Romano - 22 giugno 2012