"Il problema non è Eluana, come non lo è nessuno che vive nelle condizioni di Eluana. Il problema siamo noi, a cui occhi la loro vita non ha più valore e il loro essere ancora al mondo ci è insopportabile". E' il commento di mons. Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, al caso Englaro. Dopo il responso della Cassazione, che Cozzoli - in una nota "on line" su http://www.agensir.it/ - definisce "una sentenza di morte, che introduce per via giurisprudenziale nel nostro paese". In primo luogo, il teologo contesta che nel dibattito sulla vicenda di Eluana si parli di "accanimento terapeutico": "Eluana è viva. E se è viva è persona, non meno di ogni altra che gode di ottima salute. E' per questo che privarla dell'acqua e del cibo è sopprimerla". C'è poi l'appello al principio di autodeterminazione. "E' responsabile l'autodeterminazione a morire con dignità umana e cristiana; ma non a morire perché il vivere non risponde a determinati standard e qualità", precisa il teologo, soffermandosi sul "valore assoluto della vita umana", che "non può mai legittimare alcuna scelta soppressiva". Senza contare, conclude Cozzoli, "la ricaduta educativa di una tale sentenza, che fa scuola, crea mentalità, incide sugli immaginari collettivi, favorendo una cultura eutanasica e spianando la strada all'eutanasia per tutte le persone in labili e degenerative condizioni di vita".
© SIR
IL PROBLEMA SIAMO NOI
- Details
- Hits: 1864