Ma veniamo ai fatti. L'episodio del "mammo" americano ha tutti gli ingredienti per superare qualsiasi fantasia: Tracy-Thomas è un transessuale, maschio fuori (si è ridotto il seno e fa uso di testosterone per assumere connotati maschili) e donna dentro (con un perfetto e funzionante apparato riproduttivo femminile). Così, sposata nel 1998 Nancy (alla quale, per via di una grave endometriosi, vent'anni fa è stato rimosso l'utero), i due sono andati alla ricerca degli ancora imprescindibili ingredienti necessari (spermatozoi, ovuli e utero) per avere un figlio loro. I primi sono stati ordinati da un banca del seme; i secondi e il terzo li ha forniti Tracy-Thomas. Detto fatto: su richiesta online giunge la provetta contenente gli anonimi gameti maschili; il marito Tracy-Thomas interrompe il ciclo di testosterone e, dopo soli 4 mesi (ponendo fine a 8 anni di indotta amenorrea), le mestruazioni riprendono e, voilà, il concepimento. La bimba tanto desiderata nascerà in luglio.
La vicenda è già succulenta per i giuristi: la neonata è indiscutibilmente figlia di Tracy-Thomas, ma Tracy-Thomas all'anagrafe comparirà come sua madre o come suo padre? Nella "illuminata" Spagna di Zapatero che parla, in virtù del principio di uguaglianza, di "genitore A" e "genitore B", il problema sarebbe pressocché irrisorio... Se in Italia si può cambiare sesso solo sottoponendosi ad una procedura completa, in altri Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, le cose non stanno così. Ma la domanda cruciale è: cosa fa di un uomo un padre e di una donna una madre? Dopo anni di enfatizzazione sul dato biologico, più di recente viene seguita la teoria del "ruolo": non sarebbero i geni o il vincolo di sangue a creare relazioni parentali, piuttosto l'amore, l'affetto, i comportamenti che vengono assunti nei confronti dei nati. È evidente, però, che nel caso di Tracy-Thomas le cose stanno in modo ancora diverso: non v'è infatti concorrenza di figure (come, ad esempio padre biologico versus padre sociale), ma compresenza dei due caratteri della genitorialità. Se la biologia la rende inequivocabilmente madre della bimba (ovuli, utero e parto docent), il ruolo la farebbe, però, padre. «Nancy sarà la madre, io sarò il genitore maschio», ripete infatti l'incinto protagonista della vicenda.
Se le fialette di testosterone-sì o le fialette di testosterone-no rendono, a piacimento, Tracy-Thomas ora una donna, ora un uomo, altrettanto a piacimento sarà un vieni-dalla-mamma o vieni-dal-babbo? È in nome del progresso e della civiltà che finiremo per fare i figli mettendo, a nostra assoluta discrezionalità, gli ingredienti nella domestica macchina per fare il pane? E, sempre in nome degli stessi moderni ideali, decideremo altresì come porci nei loro confronti a seconda del nostro umore? In un mondo in cui la realizzazione di ogni desiderio e di qualsiasi fantasia deve essere resa possibile sempre e comunque in nome del diritto all'autorealizzazione e all'uguaglianza, sembra che le cose debbano andare così. E che sia "normale". Non a caso proprio nella puntata odierna dello show tv più celebre d'America, quello condotto da Oprah Winfrey, il "mammo" dell'Oregon sarà il super-ospite, dando ampie e particolareggiati ragioni della sua scelta di genitorialità. È il solito meccanismo: se il "monstrum", inteso come ciò che è fuori dal normale, finisce in un salotto televisivo, ecco fatto, diventa normalità, può essere accettato, può ripetersi. Ma se invece, in nome del progresso e della civiltà, smettessimo per una buona volta di ragionare nel breve periodo del "tutto-per-tutti", e facessimo lo sforzo di pensare seriamente alle conseguenze che, un domani, deriveranno dalle nostre scelte di onnipotenza?
Fonte - E' Vita -