Cardiff, 28. I rappresentanti della Chiesa cattolica, della Comunione anglicana e della comunità ortodossa del Galles hanno redatto nei giorni scorsi un documento comune indirizzato al Governo gallese in risposta al White Paper relativo alle proposte di legislazione sulla donazione di organi e di tessuti. La risposta congiunta si basa su principi sociali, morali ed etici ed è destinata a contribuire con questi importanti elementi al dibattito in corso nel Paese. I principi delineati nel documento cercano di preservare la dignità e l’autonomia di ogni persona creando al contempo un adeguato quadro in cui la donazione di organi umani, dopo la morte, è un atto di solidarietà, di generosità e di amore verso gli altri. «La nostra preoccupazione principale — si legge nel documento congiunto — è che l’etica positiva della donazione degli organi come dono gratuito viene messa in pericolo da un’incauta, seppur ben intenzionata, proposta di passare dalla donazione volontaria al consenso presunto. Il consenso informato è condizione previa di libertà, perché il trapianto abbia la caratteristica di un dono e non sia interpretato come un atto co ercitivo». Pertanto, i leader religiosi invitano il Governo a «rivedere il processo e a istituire un comitato trasversale che possa prendere in considerazione tutte le ricerche e gli studi condotti negli ultimi tre anni». La risposta dei responsabili religiosi affronta in primo luogo le proposte contenute nel White Paper del Governo. Si basa, in sostanza, sulla convinzione che la donazione di organi è un atto positivo profondamente cristiano. Se gli organi possono essere espiantati senza il consenso, non è più donazione. «Non si tratta soltanto di una questione di salute — sottolineano i responsabili religiosi — ma riguarda gravi questioni dei diritti umani quali l’autonomia personale e i rapporti tra Stato e cittadino. Nel contempo, la convinzione che il consenso presunto possa da solo far aumentare il numero degli organi disponibili per il trapianto non è sostenuta da prove a disposizione. Il trapianto di organi gode di un alto livello di sostegno pubblico, ma coinvolge anche la delicata questione del rispetto del corpo umano dopo la morte, del diritto umano delle persone alla riservatezza, del rispetto delle convinzioni personali e di religione». Si tratta di «ambiti che devono essere negoziati e affrontati con cautela e, per quanto possibile, con una normativa consensuale». Prendendo come punto di partenza Cristo che ha guarito i malati e che ha donato se stesso per il bene degli altri, i cristiani hanno accolto con favore i benefici provenienti dal trapianto di organi. Fin dall’inizio vi sono state voci autorevoli che hanno incoraggiato la donazione. Vi sono, ovviamente, differenze all’interno delle comunità cristiane in quanto vi è una diversità nella società più in generale. Differenze di educazione, di esperienze personali e familiari, e diversi livelli di fiducia nelle istituzioni. Vi sono differenze di vedute riguardo alla pratica dei trapianti e all’opportunità o meno di cambiare la legge. «Questo documento, pertanto, non può e non pretende di rappresentare le opinioni di tutti i membri delle nostre rispettive comunità. Tuttavia, proprio per questo motivo — aggiungono — il documento insiste affinché la legge non presuma che gli individui o le loro famiglie acconsentano di donare i propri organi. Mentre è provato che il numero dei donatori cristiani è maggiore, non si può presumere che tutti i cristiani abbiano deciso di donare i propri organi, e ancora meno si può dedurre che tutta la popolazione sia d’accordo con la donazione». La dichiarazione congiunta esprime, inoltre, la preoccupazione che qualsiasi modifica di legge dovrebbe tutelare le comunità emarginate e gli individui, soprattutto quelli che sono socialmente esclusi o che hanno difficoltà a fare sentire la propria voce. «Come cristiani — conclude il documento — siamo consapevoli del modo in cui le minoranze possono essere messe in pericolo dalla maggioranza, se essa non tiene adeguatamente conto delle necessità dei più deboli. L’offerta di organi per la donazione può essere un significativo atto di carità e un riflesso incondizionato dell’amore gratuito di Dio verso di noi».
Osservatore Romano - 29 giugno 2012