WASHINGTON, 2. "Una violazione del diritto di coscienza": i vescovi degli Stati Uniti commentano con queste parole la recente decisione dell'amministrazione degli Stati Uniti di autorizzare i piani assicurativi privati a coprire, sotto la definizione di "servizi di cura preventivi", la somministrazione di farmaci abortivi. In pratica, nei piani di assicurazione privata a livello nazionale sarà data la possibilità di offrire gratuitamente alle donne assistite farmaci come la pillola "Ella" (Ulipristal) utilizzata come "metodo contraccettivo di emergenza" che può bloccare l'ovulazione, ma anche agire sull'embrione impedendone l'annidamento nell'utero. Le nuove regole che entreranno in vigore nel 2013, stabilite dal Department of Health and Human Services, di fatto cancellano infatti il cosiddetto "copay", una sorta di ticket, che fino a oggi le donne dovevano pagare per l'acquisto dei farmaci abortivi. Di conseguenza, quindi, tutti i prodotti farmaceutici che tutelano il controllo delle nascite, compresa appunto la controversa "Ella", saranno aggiunti nella lista dei servizi preventivi caratterizzati dalla gratuità. "Queste nuove regole - ha commentato il segretario del Department of Health and Human Services, Kathleen Sebelius - sono basate sulla scienza e sulla letteratura medica esistente e aiuteranno le donne ad avere gratuitamente assicurato ogni trattamento sanitario di cui hanno bisogno". La decisione è stata accolta come una vittoria da organizzazioni come l'American Congress of Obstetrician and Gynecologist e Planned Parenthood.
Nelle linee guida indicate dall'amministrazione è permesso alle compagnie assicurative a gestione religiosa di escludere dalle proprie polizze la copertura per i farmaci abortivi ma, secondo quanto osserva la United States Conference of Catholic Bishops (Usccb) tale "concessione" appare di fatto assai ristretta, in quanto metterebbe comunque in serie difficoltà l'attività delle agenzie e delle strutture sanitarie cattoliche. "Anche se queste nuove regole - si legge in una nota a firma del presidente del Committee on Pro-Life Activities della Usccb, il cardinale arcivescovo di Galveston-Houston, Daniel N. DiNardo - prevedono una deroga "religiosa", tuttavia questa è così limitata da escludere la maggior parte delle agenzie di servizi sociali e delle strutture sanitarie cattoliche" che devono tenere conto dei loro principi di fede e i cui operatori vedrebbero lesi i loro diritti di coscienza". Il porporato, come esempio, ha indicato il fatto che, in base alla suddetta "deroga" le istituzioni cattoliche "sarebbero libere di agire in accordo alla dottrina sulla vita e la procreazione soltanto se i dipendenti o gli assistiti fossero esclusivamente cattolici". Sulla base di questo assunto, si chiede il cardinale Di Nardo, "le autorità federali potrebbero eventualmente fare pressione sulle istituzioni cattoliche affinché venga a cessare la fornitura di servizi sanitari, d'istruzione e caritativi rivolti al grande pubblico?". La riforma sanitaria, continua il porporato, "dovrebbe invece estendere l'accesso alle cure sanitarie per tutti e non minare questo obiettivo".
Il presidente del Committe on Pro-Life Activities ha pertanto esortato il Congresso di Washington ad approvare il disegno di legge (H.R. 1179) sulla tutela del diritto di coscienza degli operatori sanitari, come gesto concreto per impedire provvedimenti che autorizzano a limitare la libertà individuale. La riforma sanitaria approvata nel 2010 dalla presidenza Obama, il Patient Protection and Affordable Care Act (PPACA), di fatto, secondo l'episcopato, non tutela le numerose organizzazioni religiose impegnate nel campo sanitario, per le quali alcune procedure sono incompatibili con i propri precetti morali. Di qui l'appello a votare a favore della Respect for Rights of Conscience Act 2011, (H.R. 1179 appunto), "che aiuterà a far sì che la riforma sanitaria non venga manipolata contro la libertà religiosa e i diritti di coscienza". Le questioni del finanziamento pubblico dell'aborto e della libertà di coscienza, infatti, sono i punti sui quali più forti sono state le obiezioni dei vescovi degli Stati Uniti durante il lungo dibattito per l'approvazione della riforma sanitaria voluta dal presidente Obama.
Il cardinale DiNardo ha puntualizzato ancora che "i cattolici non sono i soli a opporsi in coscienza a disposizioni come quelle in questione. I farmaci che i cittadini statunitensi sarebbero costretti a sovvenzionare con le proprie tasse includono la pillola "Ella", che è stato approvata come "contraccettivo di emergenza" ma che può in pratica agire come il farmaco abortivo Ru-486. La maggioranza pro-life negli Stati Uniti, i cattolici in generale ma anche appartenenti ad altre comunità religiose sarebbero indignati di scoprire che i premi delle assicurazioni devono essere utilizzati anche per coprire la somministrazione di farmaci abortivi". Il porporato ha dunque concluso ribadendo "che ora è più importante che mai che al Congresso si giunga all'approvazione della legge che rispetta il diritto di coscienza, in modo tale che i datori di lavoro e i propri dipendenti abbiano la possibilità di scegliere piani assicurativi che siano conformi con le loro profonde convinzioni morali e religiose". In una lettera del 22 luglio scorso, il porporato, a sostegno dell'H.R. 1179, ha scritto "che forzare una scelta appare come una cosa inaccettabile e come una minaccia per l'accesso universale alle cure sanitarie, così come lo è per la libertà di coscienza".
(©L'Osservatore Romano 3 agosto 2011)