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Sydney, 21. La comunità cattolica in Australia chiede al Governo l'impegno a realizzare una riforma sanitaria giusta, che promuova una corretta concertazione tra tutte le istituzioni di assistenza e cura dei malati, pubbliche e private, per garantire una corretta applicazione pratica delle nuove regole. In particolare, si sollecita l'istituzione di un apposito Consiglio per l'attuazione della riforma sanitaria (Health Reform Implementation Council) che abbia come compito quello di elaborare una bozza per individuare l'assetto migliore del nuovo sistema. Nel Paese, infatti, si stanno compiendo i passi per la creazione di un nuovo modello che, secondo le intenzioni del Governo, dovrebbe garantire servizi più efficienti e una razionalizzazione dei costi. Infatti, dopo mesi di serrate trattative, il premier laburista, Kevin Rudd, ha raggiunto un accordo con tutti gli Stati della Federazione, tranne uno, quello dell'Australia Occidentale, per avviare una profonda riforma, che coinvolgerà in particolar modo gli ospedali pubblici. La riforma prevede in pratica che il Governo diventi il principale finanziatore dei nosocomi pubblici, utilizzando a tale scopo un terzo circa dell'imposta indiretta sui beni e servizi che spetta a ciascuno degli Stati. Secondo l'accordo, il Governo federale finanzierà il 60 per cento dei costi di costruzione, attrezzatura e formazione e servizi in 762 ospedali pubblici, ma gli Stati avranno il controllo sull'utilizzo dei fondi. Alcuni di questi, avevano fatto una lunga opposizione prima di accettare la proposta del Governo, ottenendo in seguito una serie di concessioni. Quest'ultime includono, fra l'altro, l'erogazione agli Stati per i prossimi quattro anni di 500 milioni di dollari australiani per ridurre i tempi di attesa dei pazienti per ricevere le cure; e oltre un miliardo di dollari per la creazione di 1.316 nuovi posti letto per malati gravi. Il premier laburista ha sottolineato che si tratta "di uno storico accordo per fornire servizi sanitari e ospedalieri migliori". Una riforma, ha aggiunto, "necessaria per sostenere la rapida crescita dei costi della sanità nel futuro".
La comunità cattolica, tramite il presidente del Catholic Health Australia (Cha), Martin Laverty, ha tuttavia espresso in merito alcune preoccupazioni, che riguardano l'applicazione pratica dei finanziamenti e il ruolo degli ospedali gestiti dai cattolici. Il presidente del Cha, soprattutto, sollecita le autorità governative a lavorare in stretto contatto con le istituzioni sanitarie pubbliche e private per concretizzare l'obiettivo. "C'è un senso di sollievo nel mondo della sanità - ha sottolineato Laverty - ora che conosciamo l'indirizzo del Governo. Ma resta un grande senso d'incertezza sulle conseguenze pratiche della riforma". L'auspicio è che, con l'istituzione del Consiglio per l'attuazione della riforma, si possano riunire tutte le parti per elaborare un corretto percorso applicativo che superi tutti gli ostacoli. Per il presidente del Cha, dunque, "serve una sorta di consorzio tra operatori sanitari pubblici e privati che renda realizzabile il piano del Governo".
I cattolici in Australia sono presenti in maniera molto attiva nel settore sanitario, nonché in quello sociale ed educativo. La comunità cattolica gestisce una sessantina di ospedali, 407 residenze per anziani e disabili, 164 orfanotrofi e asili, 480 centri di reinserimento sociale e 210 consultori per la famiglia e la difesa della vita. Tra le iniziative già avviate, c'è anche la creazione di apposite strutture di assistenza per le donne, al fine di limitare la piaga degli aborti, che in Australia hanno superato il numero dei 90.000 l'anno. Secondo il presidente del Cha, l'Health Reform Implementation Council, servirà ad affinare il ruolo degli ospedali cattolici nel Paese. "Mentre accogliamo con favore la volontà di garantire il ruolo degli ospedali privati nella fornitura dei servizi per la rete di assistenza sanitaria nazionale - ha puntualizzato Laverty - un notevole lavoro dovrà essere fatto in materia di pianificazione del servizio e di gestione dei contratti per rendere quest'opzione praticabile". Il responsabile esecutivo del Cha, Francis Sullivan, ha evidenziato che "l'identità cattolica nell'assistenza sanitaria è un particolare cocktail di etica e responsabilità". La Cha punta il dito anche sull'iter legislativo, rilevando che ora la proposta di riforma del Governo dovrà passare al vaglio del Parlamento, con tutte le incognite per l'approvazione.

(©L'Osservatore Romano - 22 aprile 2010)