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240px-Sacred Heart Cathedral2WELLINGTON, 10. «Le modifiche al sistema assistenziale pubblico dovrebbero avere per obiettivo la lotta alla povertà e non rendere ancora più vulnerabile chi è già vulnerabile »: è quanto si sottolinea in un comunicato pubblicato, martedì scorso, sul sito in rete della Conferenza episcopale della Nuova Zelanda a proposito di un disegno legislativo, denominato Social Services Select Committee on the Social Security (Youth Support and Work Focus) Amendment Bill, che prevede, tra l’altro, la distribuzione a tutta la popolazione femminile in età fertile di prodotti contraccettivi anche per un lungo termine. Nel messaggio, i presuli della Nuova Zelanda fanno riferimento all’interpellanza presentata recentemente alle autorità da Julianne Hickey, presidente della Caritas Aotearoa. Nel testo di questo documento si sottolinea che «il breve termine per la consultazione su questo disegno di legge è irragionevole e non realistico» e si chiede una proroga di tempo da parte del Parliament’s Business Committee per potere ricevere e valutare i diversi pareri. Inoltre la presidente della Caritas Aotearoa sottolinea una evidente mancanza di coerenza tra questi futuri provvedimenti e le attuali politiche governative per migliorare la protezione dell’infanzia. «Il disegno di legge, così come è oggi concepito — sottolinea Julianne Hickey — non prende in alcuna considerazione le condizioni di disagio sociale e familiare che potrebbero pesantemente condizionare la libertà di scelta a cui ogni donna ha diritto». Nel comunicato della Conferenza episcopale viene ribadito che «la Chiesa cattolica è molto preoccupata dalla possibilità che con il nuovo regolamento legislativo divenga possibile fornire contraccettivi ad ogni donna che faccia una richiesta, comprese anche le donne sposate e perfino le loro figlie anche se in minore età. Queste misure sono evidentemente contrarie a quanto la Chiesa insegna sul rispetto della dignità umana». Respingendo le obiezioni provenienti da esponenti del Governo che affermano che il disegno di legge attualmente in discussione non prevede alcuna misura coercitiva nei riguardi della contraccezione e lascia alle donne la completa libertà di scelta, nell’appello dei vescovi si pone in evidenza che «le forme di coercizione possono essere anche messe in atto in forme non appariscenti; inoltre, esse già si manifestano nelle norme proposte per scoraggiare le coppie ad avere più figli». Per i presuli «la famiglia costituisce la parte fondamentale della nostra società e per questo essa deve essere aiutata e protetta. Esprimiamo, quindi, la nostra profonda preoccupazione anche per tutte quelle future norme del progetto legislativo che riguardano la riduzione dell’assistenza per i nuovi genitori entrambi impegnati nel settore lavorativo. Nel caso che non possano contare sull’aiuto dei propri familiari, il problema della cura per i loro bambini potrebbe divenire di difficile soluzione ». Il messaggio dei vescovi della Nuova Zelanda si conclude con un appello ai fedeli affinché trovino le forme più opportune per opporsi al disegno legislativo che, se venisse approvato, potrebbe rivelarsi nocivo del rispetto della dignità umana.

© Osservatore Romano - 12 maggio 2012