Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa etica

 Seconda giornata di lavoro al vi congresso mondiale su migrazioni e rifugiati, in corso a Roma su iniziativa del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Numerosi gli argomenti affrontati negli interventi susseguitisi in queste prime sessioni:  dalla cattolicità come risposta seria e concreta alla globalizzazione, al fenomeno migratorio come priorità della Chiesa; dall'umanità in movimento come chance di crescita di rapporto e di collaborazione tra i popoli oltreché di evangelizzazione, alla necessità di affrontare la mobilità umana in termini di globalità. Si è inoltre parlato dell'irresponsabilità di chi vorrebbe far credere che per risolvere il problema delle migrazioni bastino politiche restrittive e discriminatorie e dell'integrazione di migranti e rifugiati nel contesto del dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale.
Martedì mattina, 10 novembre, l'attenzione è stata focalizzata su due argomenti in particolare:  la pastorale specifica per giovani e adolescenti migranti e rifugiati; e la cooperazione tra Chiese di origine e di accoglienza nella cura pastorale dei migranti e dei rifugiati.

Padre Gabriele Parolin, superiore dei missionari scalabriniani per l'Europa e l'Africa, e monsignor Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa, hanno affrontato, anche se con ottiche diverse, la questione del rapporto tra Europa e Africa nel quadro del complesso fenomeno migratorio. Padre Parolin ha posto l'accento sulla ricchezza costituita dai giovani figli di immigrati o rifugiati. "Evangelizzarli - ha detto - e lasciarci evangelizzare da loro è una priorità della Chiesa". Monsignor Giordano ha invece sottolineato l'utilità dell'ormai decennale esperienza di comunione e di solidarietà tra Chiese d'Europa e Chiese d'Africa su questioni legate alla mobilità umana, aumentata a dismisura in questi ultimi anni proprio a causa del processo di globalizzazione in atto nel mondo.
Su questo argomento era stato molto preciso Stefano Zamagni nel suo intervento pomeridiano della prima giornata. Dopo aver sostenuto l'irresponsabilità di chi vuol continuare a "far credere alla gente che il problema migratorio potrebbe essere risolto puntando a politiche restrittive e/o discriminatorie dell'un tipo o dell'altro" e come esempio ha citato la decennale esperienza degli Stati Uniti d'America nei confronti del Messico - Zamagni ha ribadito l'urgenza di dover "prendere atto, una volta per tutte, che la spinta più forte alla magnificazione dei flussi dei migratori proviene proprio dalla globalizzazione. La quale mentre ha creato e va creando un mercato globale di capitali e delle merci, non è ancora riuscita a porre le basi per un mercato globale del lavoro". Conseguenza di questo stato di cose è "l'aumento preoccupante e disumano dell'immigrazione illegale, sostenuta tra l'altro dalla nuova industria del crimine organizzato che è il traffico di esseri umani".
C'è solo un modo per affrontare e risolvere la questione:  la via dell'integrazione. Del resto l'immigrazione come tutti i fenomeni di modernizzazione, ha sostenuto l'economista, reca in sé elementi di vantaggiosità sul piano economico e di grande ambivalenza sul piano socio-culturale. "L'immigrazione - ha aggiunto Zamagni - è una necessità per l'economia del Paese ospitante".
Tuttavia essa si rivela anche "una fonte di squilibri per la società dello stesso Paese ospitante" per cui si ingenera un controsenso:  "l'economia li vuole; la società li teme"; dunque i lavoratori immigrati in tanti casi non vengono solo perché lo vogliono ma vengono anche perché li vogliono. "Ecco perché - ha concluso - non si può pensare di risolvere il problema migratorio con misure unidimensionali:  o solo economiche o solo politiche".
Da segnalare la dichiarazione resa martedì mattina dall'arcivescovo Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, a proposito dell'intervento del presidente del Senato italiano Renato Schifani alla sessione inaugurale del Congresso. Un intervento, si legge tra l'altro nella dichiarazione, in sintonia con l'attenzione della Chiesa al fenomeno migratorio. "In effetti, con la sua sola presenza, il migrante pone a tutta la società un interrogativo sul suo modo di essere, di auto-comprendersi e di relazionarsi con impegno al vicendevole rispetto, nella comunione delle diversità".
"In tale contesto, il Papa - prosegue la dichiarazione dell'arcivescovo - nell'udienza di ieri, ha ribadito che "vero sviluppo è solo quello integrale, quello cioè che interessa ogni uomo e tutto l'uomo". Dunque, è urgente che la comunità internazionale, con ogni sforzo, promuova il rispetto della dignità della persona umana, il dovere degli Stati a ricercare il bene comune, con prospettiva al bene universale, e il principio della solidarietà.
Tali presupposti richiedono che siano aiutati i migranti e i membri delle loro famiglie, siano regolarizzati quanti si trovano in situazioni di precarietà e sia incoraggiata la partecipazione di tutti agli spazi di gestione sociale e civile.
Ciò va detto soprattutto in relazione alle aree dove i conflitti, le persecuzioni, le catastrofi naturali e la ricerca di migliori condizioni di vita sradicano le persone, spingendole all'emigrazione, a partire dal bacino del Mediterraneo fino ad alcuni Paesi dell'Africa, a quelli Sud e Centro Americani in rapporto a quelli del Nord America, all'Asia e al Medio Oriente". Ovviamente, conclude l'arcivescovo Vegliò, va ribadita la necessità del rispetto reciproco di diritti e doveri e la salvaguardia della legalità e della sicurezza.

(©L'Osservatore Romano - 11 novembre 2009)