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Santa antonio autismoIl linguaggio va purificato perché le parole sono importanti.

Non ha tanto senso il parlare di Giornata Mondiale dell'Autismo né ha molto senso chiamarla ora “Giornata Mondiale di consapevolezza sull’autismo” perché quello che celebriamo sono le Persone, con autismo.

Non celebriamo una Sindrome.

Così come non ha senso dire Bimbo Down, ma piuttosto Bimbo con Sindrome di Down.

Allo stesso modo non è corretto dire Bimba Trisomica, perché è giusto dire Bimba (Persona) con Trisomia 21.

Negli “stichwort” che la moda assume in tempi recenti si utilizza frequentemente, ad esempio, il termine “abilismo” per indicare tutti quegli atteggiamenti che impediscono alla Persona con disabilità di essere riconosciuta Persona.

Ora, a parte che questo termine viene utilizzato da correnti soggettivistiche che depauperano il senso autentico dell’essere Persona per portare avanti “falsi diritti”, cioè desideri personali trasformati in diritti e quindi contrari alla morale della Persona. Parliamo di aborto e di utero in affitto, ad esempio, per intenderci.

Senza contare che la Persona con disabilità è fallibile come ognuno di noi proprio perché la disabilità non elimina le ferite del carattere, non dipana automaticamente l’ignoranza e non inserisce automaticamente in una nicchia di sacralità che la rende più Persona di altre Persone. Perché l’uso del termine abilismo, in queste modalità, assai diffuse in certi ambienti associativi e legali, è per cortocircuito “abilistico” esso stesso.

Anche una Persona che ha una disabilità fisica e non cognitiva può comportarsi in maniera pavida, arrogante, fare scelte etiche errate e difendere “falsi diritti”. Il suo accidente di disabilità non elimina come un colpo di spugna le miserie personali e la confusione antropologica che sostiene il suo pensiero. L’uso del termine “abilismo” non può difendere a-prioristicamente la Persona con disabilità inserendola in una categoria di inerranza. Sarebbe, appunto “abilistico”. Ma così spesso accade per sintetica moda di questi termini in determinati ambienti.

Comprensibile il desiderio di voler porre un accento comunicativo ma non esistono “sacerdoti autistici” (si pensi a Padre Matthew Schneider, ad esempio), ma esiste una Persona, sacerdote, con diagnosi di autismo.

Affibbiare la caratteristica di un accidente a fianco al principio di Persona è molto pericoloso proprio nel linguaggio perché veicola una mens, in questo caso, ghettizzante e garantisce e rinforza il nostro bisogno patinato di “sentirci buoni”. Anche perché rinforza quel principio psico-sociologico che utilizzare il linguaggio del gruppo garantisce il sé.
Insomma, sovente e per comodità, chi usa e stra-usa il termine "abilismo" non veicola il Bene Comune ma amplifica la ghettizzazione e si pone in una cerchia moralistica che lo vuole rendere intoccabile.
Una lobby settaria.

Gli stichwort, i detti e le parole riassuntive trovano senso se realmente riassumono una solida base contenutistica a cui fanno riferimento e nel contempo ci fanno crescere nel principio di Persona.

Gratia supponit naturam et perficit eam, non è mai stato formulato in questi termini da San Tommaso ma riassume precisamente il pensiero di San Tommaso in quella parte della Summa in cui tratta questo argomento.

Ora et labora non lo si troverà in alcun modo negli scritti di San Benedetto ma riassume mirabilmente il contenuto della Regola da lui scritta.

La preghiera dell’Absorbeat non è stata scritta da Francesco ma riassume mirabilmente la devotio profonda di Francesco e dei Frati Minori. Anzi raccoglie tutto l’humus dell’autocoscienza nello Spirito Santo della storia dei Frati Minori.

Il termine abilismo, soprattutto sostenuto dalle correnti di cui si accennava, ottiene proprio l’effetto contrario dei suoi desiderata perché amplifica la ghettizzazione della Persona.

Invece noi cresciamo e ci formiamo nell’Inclusione perché amiamo la Persona, il suo unicum, la sua ineludibile ed irripetibile bellezza.

Non siamo noi che includiamo la Persona ma è il Principio di Persona che include ciascuno e tutti noi perché ci aiuta a fruire bi-univocamente, in maniera comunionale, della reciproca bellezza.

Celebriamo dunque la Persona, ogni Persona, anche le Persone “con” autismo per imparare da loro quanto spesso dimentichiamo tanto siamo ricurvi nel soggettivismo, anche quello quotidiano e prassico. Dissipati e distratti, perennemente in fuga.

Infatti ri-centrare sulla Persona ci ricorda di essere un dono e di avere uno sguardo colmo di stupore, attento a tante cose che noi dimentichiamo nella sfera cognitiva, nella sfera emozionale, in tutte le dimensioni che riguardano il Bene della Persona.

Le Persone con autismo ricordano che, con il loro "accidente", splende una "sostanza ontologica", e che l’accidente non sostituisce questa ineludibile valenza e questo fondante principio.

Questa chiarificazione concettuale e di linguaggio ci aiuta ad entrare, con frutto, nell'Inclusione, come dono di reciprocità ontologica, relazionale e sociale.

Ed è una ricchezza autentica per tutti che si riverbererà poi realmente in Cultura e in esplicitazione nel Diritto. È ricchezza che crea il futuro e non distopie aberranti il principio di Persona.

La dimensione relazionale ed ontologica nel contempo è infatti insita nel Principio di Persona che il cristianesimo ha svelato e consegnato al mondo, anche nella sfera del Diritto, grazie alla riflessione Cristologica e Trinitaria.

È certamente un punto di arrivo ma, come ogni Vocatio al Bene, anche un ineludibile punto di partenza, di rispetto e di coscienza profonda, di sé e del "noi".

Paolo Cilia