«Fare un’impresa partendo dai bisogni »: è questo il «talento» specifico delle cooperative in un contesto in cui si tende a privilegiare invece «le opportunità». Un talento che Papa Francesco invita a valorizzare nel messaggio rivolto ai partecipanti alla trentanovesima assemblea nazionale della Confederazione cooperative italiane, in corso dal 4 al 5 maggio a Roma, sul tema «Protagonisti al servizio del Paese». Attraverso un videomessaggio il Pontefice si rivolge alla platea dei mille cooperatori presenti, ricordando l’incontro avuto il 28 febbraio 2015 e «gli incoraggiamenti concreti » proposti in quella circostanza e riassunti in sette punti. Anzitutto «continuare a essere il motore che solleva e sviluppa la parte più debole delle comunità e della società, soprattutto fondando imprese per dare lavoro; realizzare nuove soluzioni di welfare; gestire le cooperative davvero in modo cooperativo, coinvolgendo tutti; adoperarsi per sostenere, incoraggiare e facilitare la vita delle famiglie»: anche perché, spiega Francesco, «con Amoris laetitia ho indicato una prospettiva di gioia e responsabilità, ma le persone e la famiglie non vanno lasciate sole, vanno armonizzati lavoro e famiglia». E ancora: «mettere insieme mezzi buoni per realizzare opere buone; contrastare le false cooperative, perché le cooperative devono promuovere l’economia dell’onestà; partecipare attivamente alla globalizzazione per integrare nel mondo lo sviluppo, la giustizia e la pace». A tal proposito il Pontefice fa notare come nel frattempo «il dramma, anzi la tragedia, dei migranti, il terrorismo senza confini e il rallentamento dell’economia mondiale» abbiano reso quell’agenda in sette punti ancora più attuale. Da qui il richiamo ai valori delle origini di Confcooperative, che rimandano a una maggior collaborazione con parrocchie e diocesi e alla capacità di tendere «la mano a persone in difficoltà », con l’esortazione a mantenere viva «questa ricchezza». Infine il Papa si dice consapevole che durante i lavori assembleari solitamente emergono «sentimenti diversi: aspirazioni, preoccupazioni, incertezze sul futuro, volontà di offrire un contributo utile, desiderio di farsi ascoltare, ambizioni». Perciò invita i partecipanti a lasciarsi guidare dal loro «impegno per il bene comune, il bene dei cooperatori e il bene che le cooperative fanno al Paese», perché «se la cooperativa funziona fa crescere la solidarietà anche fra i soci, rafforza la responsabilità comune, la capacità di riconoscere generosamente quello che gli altri sanno fare e anche di accettarne i limiti ». Insomma, «in una parola nella cooperativa cresce la fraternità». La quale «non è solo un capitale di fiducia, è di più»: la fraternità è infatti secondo Francesco «la risorsa di cui il mondo oggi ha più bisogno». E sebbene le cooperative di solito non siano «la maggioranza dell’economia di un Paese», esse non sono neppure «la parte meno importante », per cui — è la conclusione del Pontefice — come tutte «le altre imprese servono per produrre reddito, ma hanno anche il compito di far funzionare la sussidiarietà, di concretizzare la solidarietà, di liberare la dignità e le capacità delle persone e di produrre fraternità». Il messaggio termina con l’augurio di Francesco ai partecipanti all’incontro, affinché il loro impegno «sia tale da diventare anche un’espressione della misericordia» in questo giubileo straordinario a essa dedicato.
© Osservatore Romano - 5 maggio 2016