«Amaro in bocca», «enorme delusione», «grave errore del ministro Bindi». Roberto Bolzonaro, presidente dell'Afi, Associazione famiglie italiane, fatica a trattenere il disappunto. Lo stesso che caratterizza molti ambienti cattolici all'indomani della costituzione del nuovo Osservatorio nazionale sulla famiglia, voluto e nominato dal ministro per le politiche familiari Rosy Bindi. Spiega Bolzonaro: «Lo dico con dispiacere, perché siamo un'associazione apolitica e non vorremmo dover prendere posizione in una fase elettorale come questa. Ma visto che le decisioni sono state assunte adesso, e non un anno fa, quando il "vecchio" Osservatorio è scaduto, siamo costretti a farlo. Innanzitutto è scandaloso che sia stato eliminato il contributo del professor Pierpaolo Donati, della scuola bolognese di Sociologia della famiglia, e degli esperti del Cisf. Si tratta di una vera e propria cacciata ed è facilmente intuibile il perché». Ma c'è dell'altro per Bolzonaro: «L'errore più grave è quello di aver trasformato, a pochi giorni dalle elezioni, un organismo di studio e consulenza in un organo politico. Meglio: partitico. Non voglio entrare nel merito delle singole nomine, ma certo ci preoccupano molte delle personalità scelte per le posizioni assunte sia in ordine al modello familiare di riferimento sia a proposito della questione fiscale che è centrale».
Assai critica anche una nota del Sidef, il Sindacato delle famiglie che parla di «colpo di coda di fine mandato del ministro della Famiglia , che a poche settimane dall'elezione del nuovo governo rinnova e amplifica l'Osservatorio nazionale sulla famiglia, nominando per tre anni esperti di sua fiducia. Nel comitato scientifico la presenza cattolica si è molto assottigliata ed è stata pressoché esclusa la componente della scuola bolognese del professor Pierpaolo Donati e quella dell'Università Cattolica, entrambi centri di grande eccellenza sugli studi di ricerca sulla famiglia che però avevano assunto una posizione critica al progetto dei Dico. Come Sindacato delle famiglie non possiamo che esprimere il nostro disappunto e la nostra preoccupazione in merito alle scelte compiute in tempi sospetti dal ministro: di quale famiglia si occuperà l'Osservatorio? La famiglia prevista dal dettato costituzionale o le unioni di fatto?». La nota dell'associazione familiare presieduta da Caterina Tartaglione conclude sottolineando come «aver messo in piedi un organismo così mastodontico fa pensare a ciò che abbiamo già visto, anche in occasione dell'ultima Conferenza nazionale sulla famiglia: molto confronto dialettico, molta concertazione formale, nessuna decisione operativa che abbia di fatto aiutato in un qualche modo l'esperienza familiare. Molto rumore per nulla. E intanto le famiglie italiane sopportano sempre più faticosamente il peso di una crisi economica generalizzata. Come spesso accade nel nostro Paese le scelte che nascono da una posizione ideologica finiscono per non voler leggere adeguatamente la realtà e i suoi reali bisogni».
Decisamente perplesso sulla scelta complessiva anche Francesco Belletti, direttore del Cisf, il Centro internazionale studi famiglia, istituto culturale di Famiglia Cristiana. «Sul piano generale, oltre all'evidente esclusione della scuola bolognese e di quella dell'Università Cattolica, noto l'eliminazione quasi assoluta dei sociologi, mentre abbondano economisti e giuristi. Potrebbe trattarsi dell'indicazione di una volontà: quella di costituire un organismo che predisponga cambiamenti operativi della legislazione di ordine economico e giuridico, appunto, piuttosto che studiare, indagare l'evoluzione della famiglia, i suoi bisogni, le sue diverse esigenze». In ogni caso anche Belletti è particolarmente critico su un tale pacchetto di nomine a meno di due settimane dal voto. «C'è un'evidente forzatura e il tentativo, mi sembra, di occupare comunque uno spazio, di lasciare un'impostazione personale». C'è dunque il rischio che un futuro governo, eventualmente non in sintonia con l'impostazione della Bindi marginalizzi l'osservatorio? «Certamente. Vorrei sapere che cosa direbbe, e farebbe, la stessa Rosy Bindi se da ministro appena eletto si ritrovasse con un organismo costituito con nomina triennale, "su misura" di un altro governo».
Dal canto suo l'Università Cattolica, tirata in ballo da molti in questi giorni, non entra nelle polemiche. Parlano per l'istituzione scientifica, però, le pubblicazioni realizzate negli anni scorsi da alcuni suoi studiosi di chiara fama per conto dell'Osservatorio nazionale sulla famiglia, tra i quali l'ultimo, nel 2006, conteneva una raccolta di "buone pratiche" e servizi innovativi messi in atto da Comuni e altre amministrazioni locali.
Anche Mario Sberna, presidente dell'Associazione famiglie numerose e ammesso nell'Osservatorio all'interno del Comitato di coordinamento (con Graziano Delrio e Remo Siza) nota nella struttura una marcata attenzione agli aspetti economici, ma non dà segni di preoccuparsene. «Nell'assemblea dell'Osservatorio trovano posto cattolici come Andrea Olivero, presidente delle Acli, Giacobbe, Barbaro e Soave del Forum, le famiglie numerose con me e con Graziano Del Rio, sindaco di Reggio Emilia e padre di 9 figli, solo per citarne alcuni. Sarà loro e nostro compito sostenere studi e approfondimenti riguardo ai Valori, più che ai valori». Quanto ai Valori, appunto, Sberna fa notare che «l'Osservatorio, nel primo documento approvato venerdì scorso dall'assemblea, dichiara esplicitamente di occuparsi della famiglia come intesa nella Costituzione. Questo è un punto fermo inamovibile: c'è solo una famiglia da osservare ed è quella descritta all'articolo 29». Certamente non critico, ma deciso a porre alcuni paletti precisi è pure il giurista Alberto Gambino. «Sono molto lieto della mia nomina all'Osservatorio. Mi impegnerò a lavorare perché ogni nostro atto si radichi nella prospettiva antropologica della famiglia, che, come riconosce la nostra Carta costituzionale, è società naturale, formata da uomo e donna dunque, fondata sul matrimonio», tiene a sottolineare il docente di diritto privato all'Università Europea di Roma.
Il caso
Il «caso» del nuovo Osservatorio nazionale sulla famiglia è scoppiato la scorsa settimana, quando si è riunito per la prima volta l’organismo che ha 3 sedi ed è composto da un’assemblea di 46 membri (presieduta dal ministro, alla vicepresidenza il consigliere giuridico di Rosy Bindi Renato Balduzzi, già presidente del Meic, tra gli estensori del progetto di legge sui Dico e come membri di diritto il sindaco di Bologna pro-tempore Sergio Cofferati e il presidente della Regione Puglia attualmente Nichi Vendola), un comitato di coordinamento e un comitato scientifico con 5 docenti scelti dalla Bindi (Claudio De Vincenti, Paola di Nicola, Paolo Bosi, Daniela Del Boca, Giampiero Dalla Zuanna) e altri 5 dalla Conferenza unificata (Francesco Gallo, Paolo Onofri, Vanna Iori, Alberto Maria Gambino, Luca Fiorito). Escluse la cosiddetta "scuola di Bologna" che fa capo a Pierpaolo Donati e quasi del tutto quella che fa riferimento all’Università Cattolica. Due centri di eccellenza della ricerca sulla famiglia che – è il sospetto di molti – avrebbero così pagato l’opposizione al progetto dei Dico elaborato dal ministro Bindi. Da parte sua il ministro ha risposto che «l’insediamento dell’Osservatorio era un atto dovuto. Abbiamo valorizzato e rispettato il pluralismo culturale, con la presenza di cattolici e laici. Abbiamo scelto il rinnovamento, per fare spazio ad una nuova generazione di studiosi, ma abbiamo anche assicurato la continuità con la nomina di Paola Di Nicola, che da sempre collabora con Donati».