di Peter Kodwo Appiah TurksonLa Pacem in terris è il legato di Papa Giovanni XXIII a un'umanità anelante la pace. Il titolo ricorda l'inno cantato dagli angeli alla nascita di Gesù: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama" (Luca, 2, 14). E proprio come il canto angelico limita l'esperienza della pace in terra agli uomini attraverso il genitivo restrittivo "che egli ama", così Papa Giovanni invoca la "pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi", subordinandola al "pieno rispetto dell'ordine stabilito da Dio". Ed è l'esposizione di questo ordine stabilito da Dio a tenere occupato Giovanni XXIII nell'enciclica. Infatti, sebbene la crisi missilistica a Cuba e la minaccia di un conflitto nucleare siano l'occasione più immediata per la sua promulgazione, l'enciclica non consiglia direttamente il disarmo nucleare o l'abolizione della guerra. L'argomentazione della Pacem in terris non conduce alla pace partendo dalla guerra, bensì dalla dignità umana e dalle relazioni.
Le relazioni non sono qualcosa in cui ci troviamo per caso, e la dignità non è qualcosa che possiamo avere o non avere. Relazioni e dignità sono ciò che siamo in quanto umani, niente e nessun'altro in cielo o in terra è così costituito. Per questo "sono il fondamento della legittimità morale di ogni autorità" locale, nazionale o internazionale. La dignità e i diritti delle persone precedono la società, ed essa deve riconoscerli, rispettarli, proteggerli e promuoverli come tali.
L'enciclica, all'epoca della guerra fredda, ha anche il carattere di un vademecum per la costruzione della pace. È un manuale della dottrina sociale della Chiesa sull'impegno in politica, basato sui requisiti fondamentali della coesistenza umana: il rispetto dei diritti che scaturiscono dalla dignità di ogni persona, e la vocazione di vivere in relazione per il benessere di tutti e, in ultimo, per il bene comune. Un'educazione completa e degna del nome di cattolica comprenderà tre dinamiche intrecciate: completezza, contestualizzazione e collaborazione.
Tutti i Pontefici dell'epoca moderna hanno, variamente, incoraggiato i cattolici ad assumere il proprio ruolo in politica, ad abbracciare la vocazione alla politica come una delle forme più alte di carità. Benedetto XVI ha ripetutamente auspicato la formazione di cattolici "capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico". Anche Papa Francesco ha invitato i fedeli a interessarsi alla politica e a parteciparvi in modo creativo.
Inoltre, Papa Francesco è andato incontro in modo nuovo agli elementi secolaristi della cultura che si sta globalizzando. È in questa tumultuosa pubblica piazza - l'unico mercato del mondo reso sempre più globale da internet - che i cattolici devono essere inviati in missione come politici ben preparati, dipendenti pubblici, opinionisti, e come partecipanti ai grandi dibattiti del nostro tempo.
(©L'Osservatore Romano 3 ottobre 2013)