Sull’ultimo numero de “Il Regno“, Gianfranco Brunelli, che è il direttore e l’acuto analista politico del quindicinale dei dehoniani di Bologna, rinuncia a voler spremere dall’incontro del 17 ottobre a Todi un disegno politico compiuto, che non c’è.Premette che “il destino dei convenuti a Todi è nelle mani dell’evoluzione del sistema politico. Non il contrario”.
Non evita però di dare una sua interessante valutazione di quanto è accaduto prima e dopo quell’incontro.
Brunelli comincia col riandare alla fase estiva, di effervescenza, delle associazioni cattoliche, “quando diversi incontri avevano lasciato intendere di un consenso, se non di un coinvolgimento, del segretario di stato vaticano card. Bertone in vista di una nuova stagione politica dei cattolici in forma organizzata”.
Ricorda che i media si tuffarono sulla vicenda, gonfiando l’attesa di un nuovo soggetto politico cattolico per il dopo Berlusconi. Mentre a loro volta alcuni dei cattolici “protagonisti” – Brunelli fa il nome del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi – si spingevano “sulla soglia di un impegno politico immediato, dal quale hanno poi cercato di retrocedere”.
E la conferenza episcopale italiana? Il direttore de “Il Regno” nota che “la piega del dibattito e la spinta dei media”, specie del “Corriere della Sera”, avevano “non poco preoccupato” la presidenza della CEI. Decidendo di recarsi a Todi e di parlare per primo, il cardinale Angelo Bagnasco ha voluto appunto “puntualizzare i limiti dell’iniziativa e la linea che i vescovi intendono seguire di fronte al passaggio politico in atto”.
Questa linea mira a che i cattolici contino di più nel paese, non però attraverso un loro partito. Bagnasco non specifica in quale altro modo. Ma questa mancata specificazione, riconosce Brunelli, “è anche il dato di trasparenza della linea del cardinale”.
Il direttore de “Il Regno” così prosegue:
“La Chiesa italiana non intende essere parte tra le parti, né identificarsi con una parte esistente, pur intendendo contribuire a salvare la politica dall’attuale rappresentazione e condizione. Per fare questo, la Chiesa tiene ferma la propria fedeltà e la propria testimonianza all’insieme dei valori morali della propria tradizione, con una particolare sottolineatura di quei principi [...] che sono stati definiti dal magistero, a partire dal 2003, come valori ‘non negoziabili’. Sono le forze politiche che, in base alla loro adesione o distanza rispetto a questi valori, si definiscono più o meno prossime, più o meno distanti dalla Chiesa, e dunque possono essere identificate come più o meno vicine e accoglienti per i cattolici italiani.
“Facendo perno e in certo modo irrigidendo lo schema intransigente dei principi non negoziabili – non a caso definiti da Bagnasco a Todi come principi ‘primi’ e senza i quali appare ‘illusorio pensare a un’etica sociale che vorrebbe promuovere l’uomo’ –, si pongono le premesse per evitare un trascinamento della Chiesa su un piano direttamente politico. Il guadagno è chiaro, ed è in capo all’istituzione ecclesiastica. Il prezzo di questa distinzione, ancorché su base etica, rimane la difficoltà di un esercizio autonomo e pienamente responsabile del laicato in politica”.
Nel concludere, Brunelli rinnova l’apprezzamento della “chiarezza” del cardinale Bagnasco, ma non risparmia giudizi severi su “l’insufficienza della riflessione culturale e politica dei cattolici italiani di fronte alla transizione del nostro sistema democratico”, come s’è visto dal siparietto finale, unico momento pubblico, dell’incontro di Todi:
“Alle parole chiare di Bagnasco ha fatto seguito una disgiunta conclusione in chiave prevalentemente politicistica del segretario della CISL Bonanni e dei leader delle associazioni di categoria, in una forma che oltre a non essere piaciuta alla CEI ha quasi annullato la loro statutaria distanza dai partiti e la loro storica laicità”.
© http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/