Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa etica
gravidanza-2“Sembrerebbe che la logica finanziaria, tecnicamente ineccepibile, lasciata a sé stessa, spinga le nostre società e di conseguenza gli istituti finanziari verso un’impasse tanto economica quanto sociale”. Lo ha detto oggi pomeriggio Paul Dembinski, direttore dell’Osservatorio della finanza di Ginevra, in occasione del convegno promosso a Roma dalla Fondazione Centesimus Annus–Pro Pontifice sul tema “famiglia e impresa”. Per Dembinski, “la questione è capire se le società invece di continuare a soccombere alla seduzione finanziaria, non debbano piuttosto, in nome del bene comune, realizzare dei meccanismi di finanziamento complementari”. “Lo spettro è ampio, si va dall’incoraggiamento del finanziamento familiare, l’assunzione degli oneri per la richiesta di apertura credito per le micro-imprese fino ad arrivare a misure più sofisticate – ha aggiunto - che ridiano nuovo slancio all’attività del banchiere di prossimità, conoscitore e creditore per eccellenza del tessuto economico locale”. Dembinski ha infine lanciato un invito alle istituzioni finanziarie affinché superino “la logica contabile che rischia di rivelarsi, a medio termine, suicida, perché socialmente insostenibile”. “Prima di tutto ed al centro di tutto viene la famiglia”. Lo ha detto questa mattina Maria Teresa Lopez Lopez, docente di política de familia ed economía de la seguridad social alla Facoltà di economia della “Universidad Complutense de Madrid”, durante i lavori della seconda giornata del convegno della Fondazione Centesimus Annus–Pro Pontifice in corso a Roma sul tema “famiglia e impresa”. “È attraverso la famiglia - ha proseguito la studiosa - che si costruisce il miglior modello di società e di economia, infatti è nella famiglia che si acquisiscono i valori ed i principi etici”. Secondo la Lopez Lopez, “una società per essere forte richiede famiglie forti che siano coscienti dell’importanza del loro compito, remunerato o meno, poiché entrambi sono imprescindibili per il buon funzionamento della società”. “Pertanto – ha precisato – la base per la responsabilità sociale dell’impresa, in tema di ricerca di equilibrio tra famiglia e lavoro, deve essere la stessa della responsabilità personale, congiunta per tutti, sebbene in forma e misura diversa”. La docente ha concluso ricordando che “anche le famiglie devono agire secondo principi etici e prendere decisioni responsabili”.  Per Eugenia Scabini, preside della Facoltà di psicologia dell’università Cattolica di Milano, “è il tema del lavoro di cura nella famiglia che deve essere valorizzato di più anche sotto il profilo quantitativo”. Per Scabini, “noi utilizziamo la parola lavoro di cura in un senso molto riduttivo, invece questo tipo di lavoro fatto all’interno della famiglia è altrettanto importante come quello retribuito e occorrerebbe rendersi conto che anche questo ha un valore economico, quindi il rapporto tra lavoro esterno e interno alla famiglia dovrebbe essere recuperato in maniera più integrale”. Secondo la psicologa “la dottrina sociale della Chiesa ci offre le chiavi per interpretare la relazione famiglia-lavoro secondo i principi di sussidiarietà e solidarietà. Ma perché tali parole non siano vane e stimolino politiche conciliative efficaci occorre che tale relazione sia messa a tema”. “Ciò vuole dire – ha concluso – che la strada da percorrere è quella di un welfare comunitario che si avvalga di una regolazione normativa di governance societaria che preveda un coordinamento a rete tra la famiglia e gli attori esterni tra i quali un ruolo decisivo giocano le imprese”. Per Alfredo Pastor, docente di economia alla Iese business school di Barcellona, “è importante suggerire una diversa prospettiva in cui la generosità non sia considerata come una merce di scambio”. In tal senso, “la chiave consiste nel prendere atto del fatto che uno scopo temporale non può essere quello finale dell’uomo, dato che la nostra natura è orientata verso l’universale”; quindi “non dovrebbe verificarsi alcun conflitto tra benessere materiale e virtù, ciononostante, nel nostro contesto ordinario, entrambi cadono in conflitto, in quanto la principale molla di crescita, la divisione del lavoro, tende a degradare il lavoro, ingrediente essenziale per lo sviluppo dell’uomo”. Secondo l’economista spagnolo “essendo evidente che in una società come la nostra è difficile mantenere una ben precisa direzione se si agisce da soli, diventa necessario che l’impresa cooperi con altri, al fine di creare un ambiente dove viene incoraggiato il non distogliersi da una giusta prospettiva”. Per attuare una simile intenzione si deve considerare “che un’economia di mercato non deve essere necessariamente un’economia capitalista, l’alternativa c’è ed è quella dell’economia civile a cui dovrebbe tendere tutta la società”.

© www.agensir.it - 14 ottobre 2011