Dal profilo di Renzo Puccetti su Facebook
Alla fine, almeno così mi è parso, la questione riguarda 3 aspetti
1) Un enorme spreco di risorse e una enorme sofferenza degli imputati generata da una mole incredibile di rinvio a giudizio e carcerazione preventiva deciso da magistrati (GIP/GUP) che assecondano le richieste dei pubblici ministeri nel 90% dei casi, con tassi finali di assoluzione del 40%. Una inefficienza che se si trasferisse nel mondo della sanità, noi medici verrebbero a prenderci a casa coi forconi.
2) Un ordine professionale, che esercita uno dei tre poteri dello Stato, quello giudiziario, pressoché totalmente assoggettato ad una associazione privata (questo è l'Associazione Nazionale Magistrati) nella gestione delle carriere secondo logiche correntizie, come svelato dallo scandalo Palamara.
Questo non è, come dicono, ininfluente per il funzionamento della giustizia e per gli interessi dei cittadini. Come si può sostenere che l'assenza del criterio meritocratico e l'adozione del criterio di appartenenza per la selezione del personale, risulti ininfluente nella qualità del servizio reso? La raccomandazione (qui rinominata auto-promozione) inficia la qualità in tutti i campi tranne che nella magistratura?
3) La violazione del principio di giustizia che consiste nel dare a ciascuno ciò che gli è dovuto. Se non si dà al giudice e al pubblico ministero alcuna sanzione quando commettono errori professionali che affliggono le vite, che cambiano le scelte elettorali dei cittadini incarcerando i loro eletti, quando rendono vano il lavoro delle forze dell'ordine rimettendo in libertà pluripregiudicati colti in flagrante che il giorno dopo tornano a delinquere, quando ritardano enormemente i provvedimenti, allora abbiamo un sistema volto a garantire l'impunità e l'irresponsabilità. È il privilegio, uno dei connotati che definiscono una casta.
Anche i politici lo sono, ma devono sottostare ad un giudizio da parte dei cittadini che ha scadenze regolate dalla legge, avere un organo potentissimo che non deve rendere conto a nessuno se non a se stesso, configura un sistema di intollerabile ingiustizia e di pericolo per le libertà.
Per questo, con i miseri mezzi in mio possesso, ho cercato di difendere una riforma che non è partitica (la sostengono rappresentanti di destra, di centro e di sinistra) che non è certo una panacea, ma che costituisce un miglioramento nella difesa del bene comune.
E adesso, ciascuno faccia il suo decidendo se vuole cambiare o che tutto resti così com'è ora.