I risultati della lotta all'Aids in Africa fanno ben sperare, ma non bisogna allentare la
guardia perché il virus rappresenta ancora una «minaccia per la vita» di moltissime persone. La cura deve conciliare approccio farmacologico ed educazione. È la convinzione della Chiesa cattolica, che nel grande continente è impegnata con molti suoi organismi per combattere la pandemia.I Gesuiti d'Africa e del Madagascar, in un messaggio del presidente della Conferenza dei Provinciali, padre Michael Lewis, diffuso dalla Radio vaticana, ritengono che un «prudente ottimismo» sia possibile di fronte agli ultimi dati statistici, che indicano una sensibile diminuzione del contagio e una crescita del 20% dell'accesso ai farmaci antiretrovirali tra il 2009 e il 2010 nell'Africa sub-sahariana. L'Ajan, il network dei Gesuiti in Africa contro l'Aids, è impegnato nel perseguire «l'obiettivo zero» fissato per quest'anno dall'Onu e appoggiato dalla Esortazione apostolica del Papa «Africae Munus».Risultati confortanti anche da DREAM, il programma avviato nel 2002 dalla Comunità di Sant'Egidio per la lotta all'Aids in Africa, per curare con un approccio globale e innovativo - donne, uomini e bambini in Mozambico, Malawi, Tanzania, Guinea Conakry, Kenia, Angola, Guinea Bissau, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Camerun. Oltre il 98 per cento di bambini curati dal progetto nasce sano da madri sieropositive, e sano rimane perch‚ le madri sono curate. Oltre il 90 per cento degli adulti curati riprende a vivere bene e a lavorare. Trentatre sono i Centri DREAM attivi in 10 Paesi, 20 i laboratori di biologia molecolare, 160.000 i pazienti assistiti, di cui 27.000 minori di 15 anni e 70.000 in terapia antiretrovirale, 14.700 i bambini nati sani da madri malate, 1300 le gravidanze seguite e oltre 1 milione le persone che stanno beneficiando del Programma. I cattolici impegnati nella lotta all'Aids riaffermano, con il Papa, che gli antiretrovirali non sono sufficienti: devono fare parte di un «approccio integrato alla prevenzione e alle cure che combini soluzioni farmacologiche con preoccupazioni etiche, il cambiamento di certi comportamenti con lo sviluppo integrale, la carità con la giustizia». «Da tempo - ricorda l'Ajan - la Chiesa cattolica offre questo tipo di risposta integrale».© www.lastampa.it - 3 dicembre 2011