GIACARTA , 21. Dal Sud America all’Asia. Dal Brasile all’Indonesia. Da Porto Alegre a Bogor. Il World Council of Churches (Wcc) conclude appunto in questi giorni a Bogor, cittadina alle porte della capitale Giacarta, il cammino di riflessione e di studio sulle «mancate promesse » della globalizzazione e sulle spesso amare conseguenze pagate dalle popolazioni, specie le più povere, e dall’ambiente. Un percorso iniziato sei anni fa a Porto Alegre, in occasione della nona assemblea del Wcc, che adesso giunge al suo traguardo, nella consapevolezza che chi ha nelle mani il destino dei popoli — soprattutto politici ed economisti — poco ha fatto finora per fronteggiare le «cause reali» del problema. È questo, in sintesi, il contenuto dell’incontro che da martedì 19 e fino a domani, venerdì 22, vede riuniti oltre cento esperti internazionali, compresi i rappresentanti di organizzazioni religiose, comunità ecclesiali e società civile, per il Global forum su «Povertà, benessere e tutela del creato». Atto conclusivo, come accennato, dello studio sull’economia alternativa, Alternative Globalization Addressing People and Earth (Agape) che, partito nel 2006 dal Brasile, ha fatto poi tappe intermedie in Africa, Europa e Nord America. «L’obiettivo del forum è quello di condurre il progetto Agape alla sua conclusione, atto nel quale proponiamo un forte appello all’azione rivolto alle Chiese e alla famiglia ecumenica per lo sradicamento delle povertà e per la giustizia ecologica », ha spiegato Rogate Mshana, segretario generale associato del Wcc per la testimonianza pubblica, la diaconia e la realizzazione del programma su «Povertà, benessere e tutela del creato». Come noto, infatti, soprattutto negli ultimi decenni, l’intero pianeta ha registrato un processo di globalizzazione fortemente accelerato, del quale solo alcuni hanno di fatto beneficiato, ma che molti hanno concretamente e assai pesantemente subito. Nasce, ovviamente, da qui anche la peggiore crisi economica, dopo quella del 1929; una crisi che si sta evolvendo giorno dopo giorno ma di cui ancora non si scorge la fine. L’attuale crisi è caratterizzata da un processo di globalizzazione che ha ormai lasciato alle spalle gli ideali di quanti avevano sostenuto che il mondo sarebbe divenuto più giusto attraverso una più ampia ripartizione delle ricchezze anche ai Paesi in via di sviluppo. Ormai il nostro globo si sta rivelando sempre più privo di fondamento etico, un posto dove la dignità dell’individuo sembra contare sempre di meno. Proseguendo nel suo intervento, Rogate Mshana ha annunciato che gli argomenti trattati durante questo incontro verranno inclusi nella tematica della decima Assemblea generale del World Council of Churches che si terrà a Busan, Corea del Sud, nel corso dell’autunno del prossimo anno. Questo grande incontro dei rappresentanti delle trecentoquarantanove organizzazioni cristiane che aderiscono al Wcc avrà per tema «Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace». Il primo giorno dei lavori a Bogor è stato segnato dall’intervento di Henry Priyono, esperto d’economia e docente alla Driyarkara School of Philosophy di Giacarta. Esaminando l’attuale situazione che vive la popolazione del grande Paese asiatico, Priyono ha sottolineato che «la globalizzazione ha, tra i vari effetti, anche una dose di ambivalenza tra effetti positivi e fattori negativi, ha creato alcuni nuovi ricchi ma ha anche contribuito a moltiplicare i poveri, ha contributo alla sradicamento di popolazioni ma anche rafforzato la nostalgia per le culture locali». Tuttavia, secondo l’esp erto di Giacarta «bisogna riconoscere che la globalizzazione non è ancora riuscita a mantenere le promesse di maggiore benessere per la maggioranza della popolazione dell’Indonesia ». Proseguendo nella sua esposizione, il docente ha sottolineato che «la nozione corrente dell’economia è concettualmente e praticamente pericolosa per il bene comune, per la gente senza privilegi, per i poveri e per l’umanità in generale. L’economia dovrebbe essere definita come l’organizzazione dei mezzi di sussistenza umana e non come un m e rc a t o » . In un successivo intervento, il reverendo Soritua Nababan, presidente per la regione asiatica del World Council of Churches, ha svolto una riflessione sul significato del processo di Agape definendolo un «viaggio ecumenico» verso la giustizia economica ed ecologica. Per il leader religioso «la nostra preoccupazione oggi è che coloro che sono responsabili della formulazione di politiche di carattere economico, finanziario ed ambientale non hanno ancora affrontato le cause reali della crisi. Il concetto di crescita senza limiti — ha proseguito — rimane ancora il mantra della grande maggioranza dei responsabili politici. In questa situazione noi dobbiamo intraprendere il cammino verso la giustizia e la pace dove sarà possibile realizzare una economia vantaggiosa per tutti e una ecologia adatta all’ambiente naturale». In un altro intervento, tra i tanti in programma per tutta la durata dell’incontro di Bogor, Vernie Yocogan- Diano, che fa parte di un’o rg a - nizzazione femminista americana chiamata Cordillera Women’s Education Action Research Centre, ha illustrato le condizioni di alcuni popoli indigeni del Continente sudamericano, con speciale riguardo alle condizioni di sudditanza sociale e familiare delle donne appartenenti a questi nuclei minoritari. Esaminando il concetto di sviluppo, l’oratrice ha dichiarato che «certamente sembra quasi un’ironia che i popoli indigeni che posseggono una grande ricchezza di risorse versino invece in un grave stato di povertà. Questa situazione — ha sottolineato — è dovuta a un errato concetto di sviluppo che causa una mancanza di bilanciamento nella società e che distrugge la nostra relazione simbiotica con la nostra terra e con la sua grande varietà di risorse naturali». L’organizzazione dell’incontro di Bogor è dovuta alla collaborazione dei membri di varie organizzazioni cristiane dell’Indonesia aderenti al World Council of Churches. Fra queste, la Huria Kristen Batak Protestan, la Communion of Churches in Indonesia, la Urban Community Mission Jakarta, la Indonesian Christian Church.© Osservatore Romano - 22 giugno 2012