La regolarizzazione non garantisce comunque la tranquillità contro le cause di lavoro. Le controversie, infatti, quasi sempre vinte dal lavoratore, sono in netto aumento. Ad esempio, in caso di morte dell'anziano assistito, difficilmente il rapporto di lavoro si conclude senza rivendicazioni: Tfr, conto di ore non pagate, ferie e festività non godute, contributi non versati sono le richieste più frequenti delle badanti. Dall'altra parte, i familiari non vogliono passare per padroncini o sfruttatori e spesso si sentono traditi dopo aver contribuito all'acquisizione del permesso di soggiorno per lo straniero. Solo a Bologna,diceva qualche mese fa una ricerca della Cgil, ogni anno sono tra i 700 e i 900 i casi di contestazione tra famiglie e assistenti domiciliari. E la situazione è difficile da gestire perfino all'interno del sindacato: spesso, infatti, si tratta di contenziosi tra anziani iscritti allo Spi (circa il 40% dei pensionati) e ragazze che si rivolgono all'Ufficio stranieri dello stesso sindacato. «Non possiamo trattare i datori di lavoro come fossero aziende - concorda Pino Gulia, responsabile immigrazione del Patronato Acli - serve maggiore flessibilità normativa, fermo restando i diritti dei lavoratori che non possono certo essere discussi. Tuttavia il rapporto che lega famiglie e badanti o colf è diverso, spesso la pensione dell'anziano è un capitale condiviso con la collaboratrice. Il rischio del ricorso al sommerso è sempre alto, conviene a entrambe le parti: alla lavoratrice, che tanto al momento della pensione avrebbe una rendita da fame e preferisce capitalizzare subito, e alla famiglia che risparmia ».
Il nero è già una realtà diffusa. Secondo una recente indagine del Censis, dal 2004 al 2007 si è registrato «un calo drastico degli immigrati regolarizzati impegnati nei servizi alle famiglie pari a -20,8%, segno di un ritorno al "nero"». Infatti, continua il Censis, «il numero effettivo di badanti che lavorano in Italia è nettamente superiore ai dati ufficiali». Stime prudenziali consentono di fissare in 700-800 mila le persone che lavorano in famiglia e in 10 miliardi di euro il valore annuale della loro attività. In un articolo dello scorso ottobre sulla rivista on line Lavoce.info l'economista Sergio Pasquinelli chiedeva di investire su «detrazioni più incisive, sostegni diretti e assegni di cura». Cifre alla mano, il ragionamento è semplice: «Se la badante non è più competitiva, o se lo è molto meno di prima, possiamo prevedere un aumento del mercato nero, perché più conveniente». «Il punto è che bisogna trovare soluzioni diverse - prosegue Gulia -. una badante che lavora dalla mattina alla sera e dorme nella casa di chi assiste, quante ore fa? Il contratto prevede 54 ore settimanali massime, ma nei fatti le ragazze ne fanno molte di più. Così si accumulano rivendicazioni che magari esplodono nel rapporto non sempre facile con la persona assistita».
La strada da battere è la detassazione dei contributi. Le attuali agevolazioni sono limitate. Deduzioni (legge 311/2004) e detrazioni (Finanziaria 2007) generano uno "sconto" massimo di 480 euro. Mentre i soli oneri contributivi vanno dai 1.500 ai 3mila euro annui. «Di fondo per la non autosufficienza in questa legislatura non se ne è più parlato - sbotta Gulia - e ora il governo ha tagliato i fondi sociali agli enti locali, dai quali si traevano i finanziamenti per i contributi alle famiglie con badanti per parenti malati». Finora vi sono state esperienze significative in Veneto come in Friuli. Altre regioni insistono. La Toscana, in aiuto alle famiglie che accudiscono una persona non autosufficiente con un'assistente familiare ha stanziato nel 2008 un contributo medio di 400 euro a famiglia. Quanto agli enti locali, la provincia di Siena ha previsto contributi per un volume di 800mila euro alle famiglie che assumono in regola colf e badanti. Per ogni ora di lavoro effettuata da un collaboratore verrà dato 1 euro e 30 centesimi. Il progetto prevede anche corsi di formazione professionale per badanti e il riconoscimento alla famiglia di un bonus di 30 euro per ogni stage concesso alla dipendente. Il Comune di Rimini eroga un rimborso alle famiglie che sostengono il costo di un'assistente familiare se il malato è invalido al 74% e il valore Isee (indicatore della situazione economica equivalente) non supera quota 20mila euro.
«A livello territoriale - dice l'esponente del Patronato Acli - occorrono servizi che accompagnino famiglie e badanti, che le tutelino, attraverso sostegni anche economici, programmi di formazione. Un'alternativa al mercato irregolare richiede la messa a sistema di più interventi. Occorre un tavolo serio di programmazione per cambiare la natura del rapporto - conclude Gulia - in alcune realtà si parla di cooperative per condividere i carichi di lavoro e spostare sull'impresa la gestione di ferie sostituzioni per malattia, garantendo alla famiglia la copertura del servizio». Una sfida, quella degli anziani nel futuro, che potrà avere costi altissimi. Siamo davanti a un cambio epocale. Nel 2050 si prevede che i vecchi saranno il doppio dei giovani e con il miglioramento della medicina vivranno più a lungo. Stavolta pensiamoci almeno con una visione d'insieme.
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