Riceviamo da Mirko De Carli e pubblichiamodi Mirko De Carli
Anche in Umbria si replica lo stesso copione che abbiamo visto in Emilia-Romagna ed in Puglia: finanziamenti pubblici erogati dalla regione e dal comune capoluogo per sostenere iniziative volte alla promozione dell’ideologia gender. Nel 2015 l’Omphalos Arcigay ha realizzato il ‘Perugia Pride Village’ presso i giardini del Frontone ottenendo il patrocinio della Regione Umbria e del Comune di Perugia ed una sovvenzione regionale di circa 4.000 €, a cui vanno aggiunti i 3.500 € concessi alla medesima associazione per organizzare il 2nd Omphalos Tournament’ e i 2.500 € per l’organizzazione di un torneo di pallavolo LGBT dal titolo ‘1st Omphalos Tournament Volley. Se sommiamo i finanziamenti stanziati dalla regione presieduta da Catiuscia Marini arriviamo ad oggi a ben oltre 10.000 €: si continuano quindi a finanziare le lobby che rappresentano una piccolissima parte della popolazione. Soldi quindi che vengono tolti alle famiglie umbre che vedono ogni anno ridursi le risorse stanziate a loro favore.
Risulta peraltro che la sede perugina dell’Arcigay paghi un affitto annuale pari a 3.285 € (cifra ridicola) al Comune il quale, con l’atto di giunta n.196 del 14 giugno 2013, ha messo a disposizione per la loro associazione 1.000 € come contributo per le attività svolte sul territorio comunale. Questo non stupisce se nel capoluogo umbro il primo cittadino Boccali risulta essere tra i fondatori dell’Omphalos Arcigay di Perugia ed è stato un atto della sua giunta a consentire l’organizzazione del primo ‘Perugia Pride Village’ attraverso la concessione del patrocinio comunale. Un evento finanziato con i soldi delle tasse dei contribuenti perugini ed umbri che propone ogni anno due giornate di incontri, dibattiti, spettacoli ed iniziative per, dichiarano gli organizzatori, ‘parlare dei diritti dell’amore (?) e dire no a qualsiasi forma di pregiudizio ed intolleranza’. Diritti dell’amore? Mah. Nell’edizione 2015 il Pride Village ha aperto con l’anteprima ‘Mezzanotte Arcobaleno’ per poi proseguire con il primo dei due dibattiti che declinano il tema (senza senso) del ‘diritto all’amore’. Il diritto non è un desiderio: è la conseguenza logica di una civiltà che si da delle regole di convivenza e che si struttura in una serie di relazione interpersonali caratterizzare dall’alternanza diritto-dovere. L’amore è un sentimento, bellissimo ed umanissimo, ma che rientra nella sfera della libertà personale, garantita dalla nostra costituzione nella sua prima parte. Non può esistere quindi un ‘diritto all’amore’, perché altrimenti potremmo svegliarci domattina con qualcuno che rivendica il diritto all’odio: può e deve esserci un diritto alla libertà in tutte le sue forme (di espressione, di parola…) sancito ad ogni livello della democrazia nostrana ed europea. Ma come viene declinato il tema del ‘diritto all’amore’ durante il Pride Village? Tutto parte con il tema del matrimonio omosessuale per poi giungere al dibattito sulle famiglie omogenitoriali e agli spettacoli per i più piccoli organizzati dalle cosiddette Famiglie Arcobaleno. Si è conclusa poi la manifestazione con la proiezione del film Pride e lo spettacolo di Miss Drag Queen Umbria 2015. Capite bene quindi quanto sia strumentale l’appiccicarci lo slogan massmediatico ‘diritto all’amore’ a iniziative che hanno come scopo la propaganda LGBT a favore dell’equiparazione delle unioni same sex con il matrimonio tradizionale e la divulgazione della teoria del gender ai bambini delle scuole umbre. Tutto questo certamente rientra nella sfera del sacrosanto diritto di ‘libertà di manifestazione’ ma non può trovare amministrazioni compiacenti pronte a finanziare e appoggiare, attraverso il rilascio del patrocinio, simili eventi. Questo sta a significare che l’ente pubblico si stacca dal concetto di bene comune che lo dovrebbe caratterizzare in ogni suo atto e si lega a doppio giro con quello di lobby elettorale: l’esempio del sindaco di Perugia lo conferma. Perché mi domando: cosa c’entra con l’interesse della collettività il Pride Village di Perugia? Nulla. Per esempio quegli oltre 10.000 euro stanziati a favore dell’arcigay umbra perché non sono stati destinati a sostegno, ad esempio, di borse di studio per gli alunni che hanno difficoltà economiche (tema caldo nelle regioni con meno risorse come l’Umbria e dove la crisi economica ha colpito in particolare le famiglie con figli)? Questione di priorità: le nostre sono queste e non abbiamo paura di testimoniarle.Articolo pubblicato in esclusiva su La Croce Quotidiano