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Rassegna stampa etica
di Gianluca Biccini
La famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna non è un'istituzione superata, ma è il futuro della stessa società umana. E a chi accusa la Chiesa di conservatorismo la risposta è secca: "Semmai siamo "conservatori dell'avvenire", del futuro della società". Parola di monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che in un'intervista al nostro giornale analizza in particolare le realtà italiana, francese e statunitense, paradigmatiche del dibattito culturale che è in corso sulle tematiche familiari.

Si può essere ottimisti sul futuro della famiglia?

I dati statistici sono unanimi nel rilevare come, almeno in Italia, la famiglia si collochi al primo posto come luogo di sicurezza, di rifugio, di sostegno, e resti in cima ai desideri della stragrande maggioranza dei giovani.

Ma quello che sta succedendo in Francia e negli Stati Uniti non fa pensare che in altri Paesi il vento soffi verso altre direzioni?

Ricordo che a un'inchiesta condotta dalla Conferenza episcopale francese un anno e mezzo fa, il 77 per cento degli intervistati ha risposto che desidera costruire la propria vita di famiglia, rimanendo con la stessa persona per tutta la vita. Così come fa pensare che nelle carceri minorili statunitensi l'85 per cento dei giovani detenuti provenga da famiglie senza padre. Purtroppo c'è un divorzio in atto tra la cultura e la famiglia. La prima ha abbandonato la seconda, dopo averla sfruttata in tutti i modi, al punto che lo stesso linguaggio è diventato una sorta di Babele: si scambiano padre per madre, uomo per donna, e si fa confusione tra matrimonio per tutti, coppie di fatto che vogliono essere de iure, uguaglianza che richiede abolizione delle diversità.

(©L'Osservatore Romano 6 febbraio 2013)