Riceviamo da Mirko De Carli e pubblichiamodi Mirko De Carli
Dall’11 al 17 novembre 2015 si volgerà a Firenze, presso i locali del Cinema Odeon, il Florence Queer Festival: una rassegna cinematografica giunta alla sua tredicesima edizione con a tema l’omosessualità. L’evento rientra nel contesto della maratona dei ’50 giorni di cinema’ e prevede la premiazione del miglior film, miglior documentario e del vincitore del concorso Videoqueer. I promotori ed organizzatori, Bruno Casini e Roberta Vannucci, hanno invitato per l’edizione di quest’anno come ospiti Yoni Leyser che presenta un un docu-fiction ambientato nell’underground di Berlino e Daniele Sartori con una versione inedita di ‘Principe Maurice: tributo’. Ora addentriamoci meglio sulle rappresentazioni che caratterizzano maggiormente la manifestazione e danno corpo e senso ad essa: tra i vari titoli presenti troviamo ‘The man behind woman’, un documentario sull’attore spagnolo Dalagò con al centro il travestivismo, la ‘donna pipistrello’ dove una transessuale italiana sarà protagonista di una video-intervista e ‘Mamis’, documentario sull’omosessualità femminile a Cuba. La ciliegina sulla torta di tutto questo risulta essere la proiezione su grande schermo di ‘Before The last curtain falls’, spettacolo trans e drag che viene riproposto all’interno di una tournée internazionale che ha attraversato ben 25 paesi in tutto il mondo. Capite bene che ci troviamo davanti all’ennesimo festival del gender, paragonabile a quelli di Bologna e di Bari che vi ho raccontato sulle colonne de La Croce nei giorni scorsi. Questa tipologia id iniziative sono figlie di una strategia ben precisa realizzata dall’associazionismo lgbt che tende a produrre rappresentazioni per affermare la propria visione ideologica in tutte le regioni d’Italia, con maggiori riscontri nel centro-nord Italia (a detta dei promotori). Lasciando stare il fatto che tali manifestazioni trovino ampio e legittimo spazio (la Costituzione garantisce libertà di espressione, nel rispetto delle leggi dello Stato, a tutti), il punto dolente e che ci trova contrari è che siano destinati fondi pubblici per finanziare simili eventi. L’associazione che promuove il Florence Queer Festival è Ireos – centro per servizi autogestiti per la comunità Queer di Firenze – e realizza tutto quanto attraverso partner come Arcilesbica Firenze e Music Pool: l’iniziativa vive di contributi erogati dalla Fondazione Sistema Toscana – Mediateca regionale e può vantare il patrocinio del Comune di Firenze. Ma quando parliamo di Fondazione Sistema Toscana di cosa parliamo? La Fondazione nasce nel 2005 per espressa volontà della regione Toscana e di Monte dei Paschi di Siena: è senza fini di lucro e ha lo scopo di promuovere il sistema regionale con strumenti di comunicazione multimediale integrata. Per queste ragioni realizza eventi con al centro il tema della cittadinanza digitale e la promozione territoriale on line, oltre a gestire il patrimonio della mediateca e promuovere la cultura cinematografica ed audiovisiva. Tra i vari progetti troviamo ’50 giorni di festival internazionale a Firenze’, una rassegna di cinema internazionale con oltre 300 ore di programmazione. All’interno dei vari eventi che compongono in festival troviamo il Florence Queer Festival. Un calderone di nomi che da l’idea della necessità di comporre un’area politica di interesse, tipica di una certa sinistra, più che di una vera e propria valorizzazione della cultura cinematografia nella regione. Quindi Fondazione Sistema Toscana finanzia tutto quanto con ben 900.000 € (a fronte di incassi che non superano i 300.000 €): soldi che arrivano dalla Regione Toscana per un importo pari a 720.000 € e da fonti di autofinanziamento della fondazione stessa per 180.000 €, volti a pagare l’affitto del teatro Odeon stimato attorno ai 300.000 €. Parliamo di cifre enormi, entro le quali rientrano anche i finanziamenti al festival del Gender toscano. Oltre a questo il sindaco renziano Nardella conferma l’appoggio del comune di Firenze a tale iniziativa offendo il proprio patrocino. Come sempre si tratta di soldi e potere. Una domanda: e se spostassimo questa milionata d’euro verso le famiglie numerose e chi vuole fare figli? Non sarebbe più utile? Credo proprio di si. Ebbene questi numeri e queste storie ci raccontano bene quanto la politica italiana sia distante dai veri bisogni della gente e come sperperi danaro pubblico per iniziative che col bene comune hanno ben poco. Noi siamo e saremo sentinelle che vigilano sull’uso sensato e ragionevole dei soldi che arrivano allo stato (ad ogni suo livello) dalle tasse dei cittadini: perché il bene comune si costruisce sostenendo ed affermando ciò che di buono e giusto c’è nella società. Non ciò che serve per garantire sacche di voti e consensi elettorali.
Articolo pubblicato in esclusiva su La Croce Quotidiano