In merito alla decisione della Corte di Cassazione sul caso del risarcimento alla bambina nata con sindrome di Down, nell'attesa del testo esplicativo, facciamo alcune previe considerazioni.1 - La corte di Cassazione è vittima della contraddizione che esiste in ogni diritto. Non esiste una espressione di "diritto" senza un previo apparato etico.
Pertanto chi giudica questo impianto etico a monte?
2 - La Corte di Cassazione fa uno sbilanciamento di "diritti" tra coloro che sono già nati e coloro che devono nascere che, evidentemente, hanno meno diritti. Pertanto nel dovere della Cassazione di proteggere i diritti si depaupera totalmente o quasi il diritto alla vita. Non solo ma si subordina il diritto alla vita con il diritto alla vita sana. Non tenendo conto pertanto dell'evoluzione nell'autocoscienza umana del valore dell'handicap nel tessuto sociale. Evoluzione resa chiara anche nelle varie dichiarazioni ONU.
3 - Non tenendo il dovuto conto del valore dell'handicap nel tessuto sociale la Cassazione pone una "discrimina"tra il nato sano e il nato non sano. Il che non solo depaupera il valore della persona, fonte di ogni diritto naturale e di ogni legislazione positiva, ma pone le basi per un diritto "eugenetico", questo si malato. Nascere sani è è un diritto ma è subordinato al diritto di nascere e all'esserci. Se viene ribaltata questa gerarchia di priorità e di diritti si creano della società di "disvalore" che uccidono il diritto stesso fondato sulla persona e portano alla tirannia dei nati sani.
4 - La Cassazione avventurandosi in discrimine di diritti pone le basi future per una ricerca "spasmodica" del nascere sani. Questo porta e porterà a discriminare il valore dell'handicap e la sua ineludibile valenza sociale.
Non bisoga portare avanti criteri di "risarcimento" ma di responsabilità di sussidio e solidarietà dello stato verso ogni situazione "non sana". E per stato intendiamo non solo le istituzioni, ma ogni citadino. Questo si che farebbe fiorire il diritto. Anzi farebbe girare l'economia e la maturità autentica del nostro essere uomini.
Pertanto ogni decisione presa creando disvalore sull'handicap porta, paradossalmente, al suicidio dell'economia e del benessere proprio perché non permette alla società civile, allo stato ed alle istituzioni, di far fiorire il meglio di sé nella creatività che nasce dalla solidarietà e dalla sussidiarietà.
Solidarietà e sussidiarietà che hanno i fondamenti in quel valore non negoziabile che è il diritto alla vita e all'esserci di ogni persona umana.
Staff CC