Siamo curiosi noi esseri umani. Spesso osanniamo, portiamo in alto un leader. Talvolta abbiamo quasi bisogno di essere "comandati" e sopportiamo anche una leadership monotematica, finché quel qualcuno abusa del suo potere e la dittatura diventa evidente, feroce e terroristica. Annichilisce le coscienze e la libertà collettiva ed individuale. Indubbiamente c'è stato un abuso da chi sta al potere. Ma, talvolta, questo qualcuno ce lo abbiamo messo noi, o direttamente, democraticamente parlando, o con il nostro continuo silenzio assenso dimenticando il bene comune e rispondendo al nostro bisogno di essere rassicurati. Le convenienze fanno dimenticare la correzione fraterna. Il male della dittatura sta anzitutto nelle scelte del tiranno ma anche noi potremmo avere delle responsabilità. Non parlando quando avremmo potuto e illudendoci - e questa è la cosa peggiore - che egli non avrebbe "abusato" del suo potere.
Se dunque noi siamo migliori del tiranno, di qualunque tiranno, che senso ha ucciderlo? Vogliamo forse esorcizzare il fatto che anche noi abbiamo un fondo oscuro e che al suo posto saremmo stati tali e quali a lui? Vogliamo dunque con questo gesto celebrare la liturgia manichea per cui lui è il male e va distrutto e noi il bene?
Se veramente il nostro cuore fosse pulito, o meglio bisognoso di bene, un tiranno e un dittatore - a meno che non sia per legittima difesa sul campo - andrebbe processato.
Questo si tirerebbe fuori il meglio di noi. Questo parlerebbe un chiaro linguaggio per il bene comune. Questa sarebbe una parola chiara che direbbe che ciascuno di noi ha bisogno di essere salvato e a non ripiegarsi in quella zona oscura che porta nel cuore e che porta al delirio di onnipotenza e alla malvagità, tipica di ogni dittatore.
Davanti alla celebrazione massmediale di queste ore dell'evento della morte di Gheddafi si è persa una civile occasione di dimostrare realmente di essere migliori di quell'uomo impaurito e ferito; un dittatore si; un uomo che ha abusato e fatto molto del male si; un uomo che ha commesso crimini contro l'umanità, certamente; ma pur sempre un poveraccio, come ciascuno di noi.
Uccidendolo, ci si è comportati in maniera vile e debole come lui ha fatto, probabilmente, per tutta la vita.
Il "cuore dell'uomo è un abisso" che necessita di essere guarito. Saperlo è già un principio di guarigione, personale e collettiva.
Spesso i massmedia distraggono da questa verità e puntano alla vendibilità della sensazione.
Speriamo che il nuovo scenario apra ad una primavera e non ad una nuova dittatura che prende altri nomi, altri volti, altre strade, magari più truffaldine, con l'appannaggio della parola "democrazia".
Paul